James Bond, l'ex direttore del casting boccia tre dei favoriti per il ruolo di 007
Niente licenza di uccidere per le star del momento: ecco perché la storica firma del casting di James Bond ha bocciato i favoriti del pubblico
Il gioco del fancasting online è ormai diventato lo sport preferito di una cinefilia pigra, abituata a confondere l’algoritmo di Instagram con il talento cinematografico. Non appena un attore supera il milione di follower o sfoggia il fascino da bad boy in una serie di tendenza, la macchina dei sogni digitali lo catapulta dritto nella rosa dei candidati per il dopo-Daniel Craig.
Ma a rimettere i piedi per terra a una Hollywood orfana di idee ci ha pensato Debbie McWilliams, storica papessa del casting della saga di James Bond dal 1981 al 2021.I tre Big messi da parte?
Intervistata da The Independent, McWilliams ha liquidato con amabile spietatezza i tre nomi più caldi del gossip transatlantico: Jacob Elordi, Callum Turner e Harris Dickinson. Per lei sono semplicemente troppo famosi, troppo "visti". In una parola: trasparenti.
La tesi della McWilliams solleva una questione cruciale sulla natura stessa del divismo di oggi e sulla sopravvivenza del mito di 007 nel 2026. Una spia, per definizione, deve muoversi nell'ombra. Se il pubblico conosce i traumi d'infanzia dell'attore, i suoi brand di riferimento, dove va a fare la spesa o con chi ha cenato il sabato sera, la sospensione dell’incredulità crolla prima ancora dei titoli di testa.
"È assolutamente essenziale che Bond rimanga un enigma totale. Non voglio vedere nessuno di loro nei panni di 007 perché ormai sappiamo fin troppo sul loro conto. Non abbiamo bisogno di sapere dove fanno acquisti o chi siano i loro genitori". Alla fine quindi il punto focale è tutto qui: per credere che un uomo abbia la licenza di uccidere, quell'uomo deve conservare un'aura di autentico pericolo, non l'estetica patinata di un servizio di moda.La McWilliams difende anche l'ortodossia letteraria del personaggio e ribadisce che Bond debba rimanere un uomo bianco, fedele alla penna di Fleming. Nessuno spazio al politicamente corretto industriale: "Non hanno trasformato Harry Potter in Alice Potter, né ne hanno cambiato l'etnia. È stato scritto così e così deve rimanere".
Secondo la McWilliams, quindi, affidare Bond a un volto inedito, capace di emergere con il suo carisma, è l'unico modo per salvare la saga dalla banalizzazione.