James Bond, l'ex direttore del casting boccia tre dei favoriti per il ruolo di 007
Niente licenza di uccidere per le star del momento: ecco perché la storica firma del casting di James Bond ha bocciato i favoriti del pubblico
Il gioco del fancasting online è ormai diventato lo sport preferito di una cinefilia pigra, abituata a confondere l’algoritmo di Instagram con il talento cinematografico. Non appena un attore supera il milione di follower o sfoggia il fascino da bad boy in una serie di tendenza, la macchina dei sogni digitali lo catapulta dritto nella rosa dei candidati per il dopo-Daniel Craig.
I tre Big messi da parte?
Intervistata da The Independent, McWilliams ha liquidato con amabile spietatezza i tre nomi più caldi del gossip transatlantico: Jacob Elordi, Callum Turner e Harris Dickinson. Per lei sono semplicemente troppo famosi, troppo "visti". In una parola: trasparenti.
La tesi della McWilliams solleva una questione cruciale sulla natura stessa del divismo di oggi e sulla sopravvivenza del mito di 007 nel 2026. Una spia, per definizione, deve muoversi nell'ombra. Se il pubblico conosce i traumi d'infanzia dell'attore, i suoi brand di riferimento, dove va a fare la spesa o con chi ha cenato il sabato sera, la sospensione dell’incredulità crolla prima ancora dei titoli di testa.
La McWilliams difende anche l'ortodossia letteraria del personaggio e ribadisce che Bond debba rimanere un uomo bianco, fedele alla penna di Fleming. Nessuno spazio al politicamente corretto industriale: "Non hanno trasformato Harry Potter in Alice Potter, né ne hanno cambiato l'etnia. È stato scritto così e così deve rimanere".
Secondo la McWilliams, quindi, affidare Bond a un volto inedito, capace di emergere con il suo carisma, è l'unico modo per salvare la saga dalla banalizzazione.