James Cameron contro Netflix: "L'acquisto di Warner Bros è un disastro annunciato"
James Cameron lancia un duro monito al senatore Mike Lee contro l'acquisizione di Warner Bros da parte di Netflix
James Cameron non è mai stato un uomo da mezze misure. Se deve affondare qualcosa, che sia un transatlantico o una fusione miliardaria, lo fa senza pensarci due volte. Stavolta, nel mirino del visionario regista è finita l'operazione più chiacchierata della stagione, ovvero l'acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Netflix.
In una lettera inviata al senatore Mike Lee, presidente della sottocommissione antitrust, il regista di Avatar ha lanciato un siluro verbale che sta facendo tremare i corridoi di Los Gatos. Definire l'accordo "disastroso" è, per gli standard di Cameron, quasi un complimento. La sua tesi è che se Ted Sarandos mette le mani sullo scettro di Warner, il cinema inteso come esperienza collettiva e pilastro culturale si trasformerà in una nave che cola a picco.La lettera di Cameron
Cameron ha bollato come "grottescamente insufficiente" la presunta volontà di Netflix di ridurre la finestra di esclusiva nelle sale a soli 17 giorni. Tutto più che comprensibile, alla fine. Si parla d’altronde di un autore che ha costruito la propria carriera sulla magnificenza del grande schermo, e dunque l'idea di trasformare una major storica come la Warner in un semplice fornitore di contenuti per divani e telecomandi è chiaramente un sacrilegio.
"17 giorni sono una finestra simbolica, una parodia della distribuzione", ha tuonato Cameron. Nonostante Sarandos abbia tentato una manovra evasiva dell'ultimo minuto, promettendo ufficialmente una finestra di 45 giorni (standard ormai accettato nel post-pandemia), il regista non si fida. Per Cameron, le promesse di uno streamer nel 2026 non valgono abbastanza. Una volta approvato l'accordo, il modello di business di Netflix (che vive di abbonamenti, non di botteghino) finirà inevitabilmente per cannibalizzare la distribuzione tradizionale.
Sarandos risponde: "James? Pensava solo ai suoi occhiali Meta"
La replica di Ted Sarandos non si è fatta attendere. Il co-CEO di Netflix ha risposto piccato, sostenendo che Cameron stia travisando la realtà. Sarandos ha addirittura rivelato i dettagli di un incontro privato avvenuto a dicembre, dipingendo un James Cameron molto meno "passionario del grande schermo" e molto più proiettato verso il futuro domestico.
"Era più entusiasta di parlarmi degli occhiali per la visione di film a casa che sta sviluppando con Meta che delle finestre per le sale", ha punzecchiato Sarandos. Una stoccata che, pur sottilmente, mina l'autorità morale del regista e lo dipinge come un genio tecnologico un po' ipocrita che predica bene (in Senato) ma razzola nel home entertainment (nei salotti privati).
Cameron sa bene di non essere l'unico a tremare all'idea di una Warner a marchio Netflix, ma sa anche di essere uno dei pochi a potersi permettere di dirlo. "Molti non parleranno perché Netflix sarà il loro prossimo datore di lavoro", ha scritto con la consueta lucidità tagliente.
In tutto questo, la Paramount di David Ellison rimane alla finestra, sperando in un rilancio dell'ultima ora che Cameron benedirebbe volentieri. E il destino di uno degli studi più iconici della storia del cinema è ora appeso a un filo. L’industria è a un bivio, dovrà scegliere se diventare una piattaforma digitale o restare un tempio di luce e buio. Ed è la battaglia che deciderà il cinema dei prossimi cinquant'anni. Ma James Cameron, fedele al suo stile, ha già deciso da che parte stare: quella di chi non smette di pompare acqua fuori dalla stiva mentre l'orchestra continua a suonare.
Foto copertina: Copyright by Twentieth Century Fox and other relevant production studios and distributors