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Je so' pazzo: Pino Daniele ha davvero dedicato una canzone al padre? La verità sull'abbandono da piccolo

Tutto quello che devi sapere sul nuovo film su Pino Daniele e il conflitto che vediamo con il padre Domenico.

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Nel biopic Je so' pazzo, la giovinezza di Pino Daniele viene dipinta con toni drammatici fin da subito. Tra i vicoli popolari e i mercati di fortuna, vediamo il padre cercare di accaparrarsi qualche "dollars" offrendo svaghi ai soldati americani, prima di scivolare nel vizio delle carte e lasciare il giovane "Pinotto" a due figure femminili. Un intreccio che nel film trasforma il capolavoro Uè man! in una sorta di resa dei conti con questa figura paterna assente. Ma il piccolo Pino è stato davvero abbandonato dal padre al punto da dedicargli, dopo molti anni, quella canzone? La verità è più complessa di quello che potrebbe sembrare.

La famiglia Daniele viveva in condizioni di estrema povertà nel centro storico di Napoli, e il padre Domenico, non potendo provvedere al sostentamento di tutti e sei i figli, dovette prendere una decisione drastica ma comune per la Napoli dell'epoca: affidare il primogenito Pino alla cura delle zie materna e paterna. Le zie Lia e Bianca, affiancate in alcuni momenti dal sostegno di una facoltosa padrona di casa, offrirono al giovane Pino una stanza, un ambiente sereno e soprattutto la possibilità di studiare. Il contributo di queste due donne fu determinante non solo nell'offrirgli stabilità, ma nel garantirgli una solida formazione che lo portò a diplomarsi come ragioniere presso l'istituto "A. Diaz", consentendogli al contempo di coltivare il suo primo amore per la chitarra.

Domenico Daniele, il padre dell'artista, era un lavoratore portuale, uno scaricatore di porto impegnato in una fatica quotidiana per sbarcare il lunario in un dopoguerra complesso. Nella memoria popolare e in alcune ricostruzioni sulla vita dell'artista si è talvolta ipotizzato che il padre avesse il vizio del gioco d'azzardo o delle carte — una debolezza ampiamente diffusa nei quartieri popolari napoletani come illusoria via di fuga dalla miseria.

“Nonno Gennaro era malato di azzardo. Sperperava soldi, trattava male sua moglie e anche i suoi figli. Eppure papà non lo ha mai abbandonato e anche quando si è ammalato ha voluto fargli sentire il calore di una famiglia intorno. Diceva che lui l’odio lo aveva conosciuto davvero e non voleva averlo intorno a sé, in nessuna forma”. - Alessandro Daniele, figlio di Pino Daniele nel libro Pino Daniele – Tutto quello che mi ha dato emozione viene alla luce

La canzone Uè man!, traccia contenuta nell'album omonimo del 1979, nel film è cantata in una scena in cui Pino vuole fronteggiare il padre dopo una discussione avvenuta in camerino. In realtà, la canzone non è affatto rivolta a Domenico Daniele, né parla di una dinamica genitoriale; si tratta invece di una vivace istantanea sociale ambientata nei vicoli di Napoli.

Il testo di Uè man! è una narrazione teatrale in cui il protagonista è uno "scugnizzo" o un ragazzo di strada impegnato a trattare con un soldato americano in transito in città. Attraverso un inglese maccheronico e improvvisato, per esempio come il verso"Uè man, I wouldn't cheat you... give man money for my wine", il brano descrive l'arte di arrangiarsi di un popolano che tenta di vendere sigarette o svaghi pur di guadagnare qualche dollaro.

Diretto da Nicola Prosatore e con Massimiliano Caiazzo nei panni di Pino Daniele, il biopic Je so' pazzo sceglie di concentrarsi proprio sugli anni della formazione e dell'ascesa dell'artista partenopeo, scavando nelle sue fragilità affettive e nei conflitti con le proprie origini. La pellicola, che vede tra i suoi interpreti anche Mariasole Pollio nel ruolo della prima moglie Dorina Giangrande e Giovanni Ludeno nei panni del padre, sceglie una cifra narrativa intima, quasi uno "sguardo dal buco della serratura" sulla giovinezza di Pinotto.

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