John Travolta, per i 72 anni dell'attore ecco 5 film da vedere oggi in streaming
John Travolta compie 72 anni: celebriamo la sua carriera con i cinque film leggendari che lo hanno reso un'icona di Hollywood, da Carrie a Pulp Fiction.
Settantadue anni e un sorriso che ha attraversato mezzo secolo di cinema. John Travolta spegne oggi le candeline portandosi dietro un bagaglio artistico che pochi attori possono vantare: da sex symbol generazionale a icona reinventata del cinema postmoderno, da ballerino provetto a gangster tarantiniano. La sua carriera è un viaggio nelle viscere di Hollywood, tra alti vertiginosi e cadute che avrebbero distrutto chiunque altro. Per celebrare questo compleanno ecco cinque grandi film disponibili in streaming che raccontano le diverse anime di un interprete poliedrico, capace di passare dall'horror psicologico alla commedia sofisticata, dall'action iperbolico al dramma sociale.
Carrie, lo sguardo di Satana (1976)
Carrie, lo sguardo di Satana rappresenta il primo vero trampolino di lancio per Travolta. Nel 1976 Brian De Palma trasforma il romanzo di Stephen King in un concentrato di tensione psicologica e orrore gotico, dove la giovane Sissy Spacek regala una performance straziante nei panni della protagonista tormentata. Travolta interpreta Billy Nolan, il bullo arrogante che orchestra lo scherzo crudele destinato a scatenare la furia telecinematica di Carrie. Non è il protagonista, ma la sua presenza magnetica già emerge prepotentemente.
Il film diventa un fenomeno commerciale sorprendente, confermando De Palma come maestro del thriller psicologico e lanciando Spacek verso la candidatura all'Oscar. La sequenza del ballo di fine anno rimane una delle più iconiche del cinema horror, un crescendo di angoscia che esplode in violenza soprannaturale. Travolta dimostra di saper essere detestabile con naturalezza, ma anche di possedere quel carisma indefinibile che trasforma anche un personaggio negativo in qualcosa di ipnotico. La critica applaude, il pubblico accorre in massa, e Hollywood capisce di avere tra le mani un talento da coltivare.
La febbre del sabato sera (1977)
Bastano pochi mesi perché arrivi la consacrazione definitiva. La febbre del sabato sera del 1977 è un manifesto generazionale, un ritratto impietoso della gioventù americana post-Vietnam, un inno alla danza come forma di riscatto e fuga dalla mediocrità quotidiana. John Badham, artigiano solido e sottovalutato, dirige con sensibilità questo dramma urbano dove Travolta interpreta Tony Manero, commesso in un negozio di vernici che la sera si trasforma nel re indiscusso della pista da ballo.
Le canzoni dei Bee Gees diventano colonna sonora di un'epoca, ma sotto la superficie scintillante del dancefloor si nasconde un vuoto esistenziale devastante. Tony vive in una famiglia disfunzionale, lavora in un ambiente asfissiante, cerca disperatamente un senso in relazioni superficiali e gesti di machismo tossico. Quando balla, però, trascende tutto questo: diventa grazia, potenza, pura espressione artistica. Travolta studia coreografie per mesi, si immerge nella cultura delle discoteche newyorkesi, e il risultato è una performance che gli vale la prima nomination all'Oscar come miglior attore protagonista.
Il film incassa cifre astronomiche, trasforma Travolta in un fenomeno pop globale e fissa nella memoria collettiva l'immagine dell'attore in abito bianco, braccio alzato, sotto le luci stroboscopiche. Ma chi rivede oggi il film scopre anche quanto sia crudo, malinconico, disperato. Non è solo intrattenimento discotecaro: è un ritratto sociologico preciso di una generazione senza ideali né futuro, che cerca salvezza nei ritmi ossessivi della disco music.
Pulp Fiction (1994)
Dopo questo exploit Travolta diventa una star planetaria, ma la seconda metà degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta non sono generosi. Film mediocri, scelte sbagliate, un declino che sembra inarrestabile. Poi arriva Quentin Tarantino. Pulp Fiction nel 1994 non è solo la resurrezione artistica di Travolta: è la reinvenzione del cinema crime, la celebrazione postmoderna del B-movie, il trionfo della sceneggiatura come letteratura cinematografica.
Travolta interpreta Vincent Vega, sicario chiacchierone e filosofo da quattro soldi, che discute di hamburger europei e massaggi ai piedi con la stessa intensità con cui spara colpi di pistola. Accanto a Samuel L. Jackson forma una coppia indimenticabile, capace di trasformare dialoghi apparentemente insignificanti in momenti di puro godimento narrativo. La scena del twist con Uma Thurman, il sovradosaggio di eroina, la conversazione in auto: ogni sequenza è entrata nell'Olimpo del cinema contemporaneo.
Tarantino recupera il Travolta degli anni d'oro ma lo filtra attraverso la sensibilità ironica e cinefila dei Novanta. L'attore risponde con una prova brillante, naturale, perfettamente calibrata tra commedia e violenza. Palma d'Oro a Cannes, Oscar per la sceneggiatura, successo commerciale mondiale: Pulp Fiction ridefinisce le regole del gioco e riporta Travolta nell'elite hollywoodiana. La sua nomination all'Oscar come miglior attore protagonista certifica il ritorno, ma soprattutto il film diventa manifesto generazionale per milioni di spettatori che improvvisamente riscoprono il fascino del cinema di genere raccontato con intelligenza e stile.
Get Shorty (1995)
Sull'onda di questo successo arriva Get Shorty nel 1995, adattamento del romanzo di Elmore Leonard diretto da Barry Sonnenfeld. Qui Travolta interpreta Chili Palmer, criminale con ambizioni da produttore cinematografico che si infiltra nel mondo di Hollywood. Il film è una commedia sofisticata, una parodia dell'industria del cinema vista attraverso gli occhi di un gangster più intelligente dei magnati che incontra.
Il cast è stellare: Gene Hackman, Danny DeVito, Rene Russo, Dennis Farina, un giovane James Gandolfini prima dei Soprano. Ma è Travolta a dominare la scena con quel suo fascino guascone, quella capacità di essere minaccioso e simpatico contemporaneamente, quella presenza scenica che trasforma anche i dialoghi più banali in momenti memorabili. La sua performance gli vale il Golden Globe, confermando che la rinascita post-Pulp Fiction non è stata un caso.
Sonnenfeld dirige con mano leggera, trovando il tono perfetto tra crime movie e commedia hollywoodiana, senza mai scivolare nella superficialità. Get Shorty è spiritoso, intelligente, perfettamente ritmato: il tipo di film che l'industria americana sforna raramente, dove l'intrattenimento non esclude la sottigliezza e dove ogni attore trova lo spazio per brillare senza sopraffare gli altri.
Face/Off - Due facce di un assassino (1997)
E poi arriva Face/Off - Due facce di un assassino del 1997, dove John Woo porta a Hollywood il suo cinema action coreografato come balletto ultraviolento. Travolta interpreta Sean Archer, agente FBI che deve scambiare letteralmente il volto con il terrorista Castor Troy, interpretato da Nicolas Cage, per sventare un attacco. Il concetto è folle, al limite del ridicolo, ma nelle mani di Woo diventa pretesto per un thriller mozzafiato che ridefinisce gli standard del cinema d'azione.
La forza del film sta nel doppio registro che entrambi gli attori devono sostenere: Travolta inizia come eroe tormentato e poi deve interpretare il villain psicopatico (quando assume il volto di Cage), mentre Cage fa il percorso inverso. È un esercizio di stile recitativo complesso, risolto con intelligenza e intensità da entrambi. Le sequenze d'azione sono coreografate con precisione maniacale: sparatorie al rallentatore, inseguimenti adrenalinici, esplosioni pirotecniche. Woo importa la sua estetica hongkonghese nel sistema hollywoodiano senza perdere identità, creando un action movie che è anche riflessione sull'identità e sulla natura del bene e del male.
Face/Off incassa oltre 240 milioni di dollari nel mondo e consolida Travolta come star action credibile, capace di reggere blockbuster muscolari senza perdere quella complessità drammatica che lo distingue dai semplici divi d'azione. Il film è eccessivo, barocco, a tratti sopra le righe, ma proprio questa sfrontatezza visionaria lo rende indimenticabile.