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Johnny Stecchino, negli USA il finale è diverso: la censura che colpì il film cult di Roberto Benigni

Dietro le risate e gli equivoci costruiti da Roberto Benigni si nasconde una satira feroce sulla mafia, sulla corruzione e sulle contraddizioni della società. Una pellicola che negli Stati Uniti arrivò privata di una scena simbolica, giudicata troppo controversa.

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Diretto e interpretato da Roberto Benigni, con sceneggiatura firmata insieme a Vincenzo Cerami, Johnny Stecchino racconta la storia di Dante Ceccarini, un ingenuo autista di scuolabus di Cesena che conduce una vita semplice e lontana anni luce dagli ambienti criminali. La sua esistenza cambia quando incontra Maria, una donna misteriosa interpretata da Nicoletta Braschi, che sembra innamorarsi improvvisamente di lui.

Il motivo di questa attrazione, però, è tutt’altro che romantico: Dante è identico a Johnny Stecchino, un pericoloso boss mafioso diventato collaboratore di giustizia e nascosto per sfuggire alla vendetta dei suoi ex complici. Maria, moglie di Johnny, vuole sfruttare quella straordinaria somiglianza per creare un inganno: far credere ai mafiosi che Dante sia il vero bersaglio da eliminare.

Da quel momento il protagonista si ritrova coinvolto in una serie di equivoci surreali. Vestito elegantemente, con un neo disegnato sul volto e uno stuzzicadenti tra i denti, Dante viene trasformato nel sosia perfetto del criminale, senza rendersi conto del pericolo che sta correndo. Il film ebbe un enorme successo grazie soprattutto alla capacità di Benigni di utilizzare il linguaggio della commedia per raccontare temi difficili. La mafia non viene rappresentata soltanto come un’organizzazione criminale, ma come un universo deformato dove le regole sono capovolte e dove anche le persone comuni rischiano di diventare vittime di un sistema assurdo.

Roberto Benigni e Nicoletta Braschi in Johnny Stecchino - Fonte: Mario e Vittorio Cecchi Gori

Tra le scene più ricordate ci sono il celebre furto delle banane, l’incontro con gli esponenti corrotti delle istituzioni e soprattutto la gag legata alla cocaina, diventata anche il motivo di una clamorosa censura internazionale. Quando Johnny Stecchino arrivò negli Stati Uniti, il pubblico americano non vide la stessa versione distribuita in Italia. La pellicola subì infatti numerosi tagli e arrivò nelle sale e successivamente in VHS con circa venti minuti in meno rispetto all’originale.

La modifica più significativa riguardò il finale, precisamente la scena in cui Dante incontra Lillo, interpretato da Alessandro De Santis, e gli consegna della cocaina convinto che sia una medicina miracolosa contro il diabete. Nel film italiano la sequenza nasce da un equivoco paradossale: Dante, completamente ingenuo, non comprende la vera natura della sostanza. Aveva infatti assistito casualmente a un uomo che utilizzava quella polvere e aveva ricevuto una spiegazione assurda: si trattava, secondo quella versione, di un trattamento medico da assumere a intervalli precisi.

La comicità della scena deriva proprio dal contrasto tra ciò che lo spettatore sa e ciò che il protagonista ignora. Dante non vuole fare del male a nessuno: nella sua innocenza crede sinceramente di aiutare l’amico. Il risultato, però, è una situazione surreale in cui Lillo, dopo aver assunto la sostanza, corre per strada completamente alterato, creando un momento di caos tragicomico. Negli Stati Uniti questa rappresentazione venne giudicata problematica. La sequenza mostrava infatti l’assunzione di droga in modo molto esplicito e soprattutto attraverso un registro comico, elemento ritenuto rischioso perché avrebbe potuto essere interpretato come una banalizzazione dell’uso di stupefacenti.

Una scena di Johnny Stecchino - Fonte: Mario e Vittorio Cecchi Gori

La decisione di eliminarla fece discutere anche Roberto Benigni, che non considerava quella scena un elogio della droga, ma esattamente il contrario. Secondo il regista-attore, il senso della sequenza era mostrare una società malata, dove persino personaggi rispettabili e figure di potere possono nascondere comportamenti assurdi e contraddittori. La cocaina, infatti, nel film non è un elemento isolato: rappresenta una metafora del degrado morale che attraversa quel mondo dominato dall’apparenza. La battuta sul “farmaco per il diabete” diventa così una critica alla capacità delle persone di giustificare anche le azioni più sbagliate quando provengono da ambienti considerati intoccabili.

Oltre alla censura americana, Johnny Stecchino è ricordato anche per la straordinaria costruzione dei suoi personaggi e per i luoghi scelti per raccontare questa favola grottesca. Le riprese si svolsero tra Emilia-Romagna e Sicilia: da Cesena, città del protagonista, fino a Palermo e ad alcune località della provincia siciliana. La pellicola rappresentò anche un momento importante nella carriera di Benigni, che pochi anni dopo avrebbe raggiunto la consacrazione internazionale con La vita è bella, conquistando tre premi Oscar nel 1999.

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