Joss Whedon, Neil Gaiman e David Ayer parlano della "prepotenza dei fan" nell'era social
Durante il Comic-Con Joss Whedon e altri creativi hanno discusso delle ingerenze e delle prepotenze social dei fan
La scelta dell'attrice non è stata motivata da insulti collegati a Guerre Stellari, ma per il polverone suscitato dall'aver espresso la sua opinione su un tema ben più importante della saga di Star Wars: aveva espresso vicinanza nei confronti delle vittime di violenza delle armi, al centro di un tributo durante i recenti Teen Choice Awards (maggiori dettagli in questo articolo).
La co-protagonista di Ghostbusters, Leslie Jones, appena qualche mese fa aveva deciso di prendere una pausa da Twitter dopo essere stata vittima di cyberbulli che, evidentemente, per riempire le loro (presumibilmente) vuote esistenze, non avevano niente di meglio da fare se non insultare l'attrice.Fra le star che hanno deciso di abbandonare le piattaforme social c'è anche Joss Whedon che, dalla primavera del 2015, ha chiuso i battenti dei suoi profili social e, nonostante siano moltissimi a chiedere il suo ritorno, durante l'ultimo Comic-Con di San Diego ha fatto capire, senza mezzi termini, che non lo farà perché il concetto di fondo è: non sono io, siete voi.
Parlando dell'interazione con i fan ha detto:Potrebbe essere divertente. Qualcosa di adorabile. Ma potrebbe anche essere "Vai a impiccarti, ecco il cappio! Quando posso ammazzarti?". Ecco questo mi piace già meno. È meno interessante diciamo. E alla fine diventa tutto un rumore bianco, tanto che non puoi più avere un dialogo e così decidi di dare un taglio al tutto.
Il regista/sceneggiatore spiega però di aver abbandonato i social non tanto per gli insulti ricevuti per via di Age of Ultron, quanto perché stanco di dover vivere in un questo nuovo contesto in cui i fan si sentono legittimati a contestare tutto quello che vogliono con la convinzione di essere i "proprietari e depositari" delle varie icone pop che arrivano sul grande schermo con cadenza sempre più regolare. Perché la questione sollevata è: chi ha diritto di avere voce in capitolo nello sviluppo di un'opera? Quelli che poi lo vedranno al cinema o quelli che pagano per realizzarlo?
Mi piacerebbe sempre avere un dialogo con il pubblico, ma, allo stesso tempo, non puoi avere a che fare con un comitato [...] Ora che tutti possono raggiungerti direttamente con i social, c'è questo modo di fare diffuso del "ne so più di te" insieme al "dovremmo avere il diritto di dettare legge". È un modo di fare cattivo e non è che abbia ricevuto minacce di morte, ma più che altro "educate esortazioni ad ammazzarmi" o "cortesi domande sul perché io non fossi morto". E solo per via di quel momento romantico fra Vedova Nera e Hulk.
Più morbido, ma non meno critico, il parere di Neil Gaiman:
È un fattore. E non è un fattore negativo in sé. È un fattore. È quello che permette a Star Trek di vivere ancora. È ciò che ha permesso la rinascita di Doctor Who. I fan sono sempre creatori. I fan fanno delle richieste e fanno sì che accadano le cose. Per lo più è una cosa bella. Ma poi si finisce anche in posti strani popolati da persone che siccome hanno visto quello show in tv, hanno acquistato quel libro pensano che tu debba loro qualcosa di enorme. Osservare il livello di follia che ogni tanto scaturisce da ciò è difficile.
David Ayer, regista di Suicide Squad, afferma:
È quello che è. È l'arena dei gladiatori romani. Pollice su o pollice giù. È il pubblico che vota e spero che il mio film non muoia nella sabbia. Ma il senso di possesso e partecipazione è quello che rende il genere così potente. Poi chiaro, la mia speranza è che si possa osare un po' e "sfidare" il pubblico.