Juliette Binoche e il peso del ritorno: "Queen at Sea" esplora i silenzi di una famiglia in frantumi

Juliette Binoche e Tom Courtenay incantano nel rigoroso 'Queen at Sea'. Un dramma familiare di silenzi e addii sulla costa inglese, diretto con maestria da Lance Hammer.

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C’è un’eleganza rarefatta, quasi spettrale, nel nuovo film di Lance Hammer, "Queen at Sea", presentato al Festival di Berlino. A sedici anni di distanza dal suo acclamato esordio Ballast, il regista torna dietro la macchina da presa per dirigere un dramma da camera che trova la sua forza non nelle parole, ma nei respiri affannosi e negli sguardi carichi di non detto dei suoi protagonisti.

La prova attoriale: Binoche e Courtenay a confronto

Al centro della vicenda troviamo Juliette Binoche nei panni di Joanna, una donna che fa ritorno nella casa d'infanzia sulla costa inglese per prendersi cura della madre anziana (interpretata da una magnetica Barbara Jefford, nel suo ultimo ruolo prima della scomparsa). Ad attenderla non c'è solo il declino fisico del genitore, ma anche la figura ingombrante del patrigno (un magistrale Tom Courtenay) e la presenza silenziosa della figlia adolescente di Joanna.

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Il film non si affida a grandi colpi di scena. La narrazione procede per sottrazione, concentrandosi sulla routine domestica che diventa, giorno dopo giorno, una prigione emotiva. La casa stessa, battuta dal vento e dal rumore del mare, si trasforma in un personaggio che riflette l'isolamento dei protagonisti.

Juliette Binoche conferma ancora una volta di essere l'attrice ideale per dare volto al dolore trattenuto. La sua Joanna è una donna che cerca di mantenere il controllo mentre il suo mondo interiore sta crollando. Ma è nel confronto con Tom Courtenay che il film tocca le sue corde più profonde: il rapporto tra i due è teso, segnato da vecchi risentimenti e da una distanza che nemmeno la tragedia imminente sembra colmare.

Lance Hammer sceglie una regia austera. La fotografia cattura la luce fredda della costa, sottolineando la solitudine di una "regina" (Joanna) che si ritrova in un regno di ghiaccio emotivo. Nonostante la lentezza del ritmo possa risultare ostica per una parte di pubblico, è proprio questa dilatazione temporale a permettere allo spettatore di percepire il peso reale del lutto e della memoria.

Queen at Sea è un’opera rigorosa e malinconica. Non offre risposte facili o catarsi liberatorie, ma preferisce restare fedele alla complessità dei legami familiari, dove l'amore e l'astio spesso finiscono per confondersi nel rumore delle onde.

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