FILM

Kill Bill: quando Tarantino ha cambiato tutto

Quentin Tarantino ha preso uno dei generi più antichi del cinema e lo ha trasformato in qualcosa di completamente diverso, cambiando per sempre il modo in cui guardiamo i revenge movie.

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Kill Bill è un film che ti prende in giro. Perché sembra il classico revenge movie dove la società fallisce e allora il protagonista si fa giustizia da solo diventando un eroe. Una fantasia molto politica, spesso anche parecchio reazionaria. Pensate a Taken.

Ma Tarantino fa qualcosa di diverso. Prima di tutto perché il mondo di Kill Bill non è realistico. È surreale, fumettistico. Sangue ovunque, samurai, western, combattimenti impossibili. E questa cornice cambia tutto, perché la violenza non viene trattata come qualcosa di reale, ma quasi come spettacolo catartico. Nel primo volume facciamo il tifo per Beatrix. È stata tradita, massacrata, privata della figlia. Tutto ti porta a pensare: “ok, se lo meritano”. Ma poi arriva il Volume 2. E arriva il monologo di Bill su Superman.

Bill dice che Superman nasce Superman, mentre Clark Kent è solo il costume. E applicando questo discorso a Beatrix capiamo una cosa inquietante: lei non è davvero Beatrix Kiddo. La sua vera natura è Black Mamba. E allora cambia tutto. La violenza non è più il mezzo per guarire dal trauma o riprendersi la figlia. La violenza è ciò che la fa sentire viva. Ed è lì che Tarantino smette di venderti la vendetta come giustizia privata. Ti mette davanti a uno specchio e ti dice:

“La verità è che non state tifando per la giustizia. Vi state divertendo a vedere gente tagliata a metà.” È catarsi. È spettacolo. È cinema che usa la violenza per parlare del nostro rapporto con la violenza.

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