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Killer Elite è basato su fatti reali? La verità dietro il film con Jason Statham che non ti aspetti

Killer Elite con Jason Statham è basato su fatti reali? La controversia sul libro di Ranulph Fiennes, le accuse delle famiglie SAS e la verità sulla guerra in Oman.

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Quando nel 2011 arriva nelle sale Killer Elite, il pubblico si trova davanti a un thriller d'azione classico: Jason Statham nei panni del killer professionista Danny Bryce, Robert De Niro come suo mentore Hunter, sparatorie, inseguimenti e quella dose di adrenalina che ci si aspetta da un film del genere. Ma c'è qualcosa di diverso, una promessa che aleggia nei materiali promozionali e che rende tutto più intrigante: questa storia, almeno in parte, sarebbe vera.

Il film di Gary McKendry, al suo esordio nel lungometraggio, si basa infatti su The Feather Men, romanzo pubblicato nel 1991 da Sir Ranulph Fiennes, esploratore polare, avventuriero e ex membro dello Special Air Service britannico. Fiennes non è uno scrittore qualunque: è un uomo che ha attraversato i deserti più aridi e le distese ghiacciate più letali del pianeta. Quando afferma che il suo libro racconta eventi realmente accaduti, la sua parola porta un certo peso. O almeno così sembrerebbe.

La trama del film si dipana tra il Regno Unito e l'Oman del 1980. Danny Bryce ha deciso di appendere le armi al chiodo e ritirarsi in Australia, dove gestisce una fattoria insieme ad Anne Frazier, la sua vecchia compagna di scuola interpretata da Yvonne Strahovski. La vita tranquilla dura poco: Hunter viene rapito da uno sceicco tribale dell'Oman. Per liberarlo, Danny deve accettare una missione quasi impossibile, vendicare la morte dei figli del sovrano, uccisi per mano di membri dello SAS, il corpo speciale dell'esercito britannico. Si tratta di assassinii mirati, operazioni chirurgiche contro bersagli protetti e pericolosi.

Il contesto storico in cui si muove la narrazione è reale e documentato. All'inizio degli anni Settanta, la provincia del Dhofar, nel sud dell'Oman, diventa teatro di una guerra civile. Il sultano Qaboos bin Said, salito al potere dopo aver deposto il padre con un colpo di stato sostenuto dagli inglesi, si trova a fronteggiare una ribellione alimentata da guerriglieri marxisti appoggiati dalla vicina Repubblica Democratica Popolare dello Yemen e, indirettamente, dall'Unione Sovietica. È in questo scenario che entra in gioco lo SAS, chiamato a condurre operazioni controinsurrezionali e azioni mirate per soffocare la rivolta.

Le operazioni britanniche nella guerra del Dhofar sono poco conosciute al grande pubblico, almeno rispetto ad altri conflitti dello stesso periodo come il Vietnam. Eppure furono decisive: gli uomini dello SAS combatterono in condizioni estreme, tra montagne impervie e un deserto spietato, spesso fianco a fianco con le truppe omanite. Le operazioni ebbero successo, la ribellione fu sedata nel 1976, ma non senza costi umani e controversie sui metodi impiegati. È su questo sfondo che Fiennes innesta la sua storia di vendetta orchestrata e killer assoldati.

Il problema sorge quando The Feather Men viene pubblicato. Fiennes presenta il libro come una ricostruzione di eventi reali: secondo la sua versione, quattro ex membri dello SAS sarebbero morti in circostanze misteriose tra il 1977 e il 1990, vittime di una campagna di vendetta orchestrata da un misterioso gruppo di killer assoldati proprio per punire chi aveva ucciso i figli di un potente sceicco durante le operazioni in Oman. L'autore sostiene di aver raccolto testimonianze, documenti e prove a supporto della sua tesi. Afferma persino di aver inviato il manoscritto alle famiglie dei caduti, ottenendone l'approvazione prima della pubblicazione.

La reazione, però, è tutt'altro che benevola. Le famiglie dei quattro uomini nominati nel libro, morti in quello che ufficialmente risultano essere incidenti durante esercitazioni o altre circostanze non sospette, insorgono con forza. Maggie Denaro, vedova di uno dei soldati, dichiara al Daily Mail: "È ora che cresca. Ha fatto i soldi con il libro. Quando è uscito, dicendo che Mike era stato assassinato, noi sapevamo che non era vero, ma è impossibile evitare che i nostri figli si arrabbino quando altre persone ci credono". Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: per lei e per le altre famiglie, Fiennes ha trasformato tragedie private in materiale di finzione, speculando su morti vere per vendere copie.

Anche l'associazione degli ex membri dello SAS prende posizione, rinnegando pubblicamente sia l'autore che il libro. Il tenente colonnello Ian Smith, portavoce dell'organizzazione, è lapidario: "Sono solo menzogne, il frutto di una fertile immaginazione. La parte più sconvolgente è che si è inventato una storia partendo da una tragedia". L'accusa è pesante: Fiennes avrebbe costruito un castello di carta attorno a eventi drammatici ma del tutto ordinari, senza fondamento nelle teorie cospirative da lui avanzate.

Quando Hollywood decide di trasporre il romanzo in Killer Elite, la controversia non viene risolta, ma in qualche modo messa da parte. Il film, scritto e diretto da Gary McKendry, sceglie la strada dell'intrattenimento puro. Jason Statham, volto ormai iconico dell'action movie contemporaneo, porta sullo schermo il suo consueto mix di fisicità, carisma e presenza scenica. Robert De Niro, leggenda vivente del cinema, aggiunge peso e autorevolezza al personaggio di Hunter. Accanto a loro, un cast solido: Dominic Purcell, noto per Prison Break, Aden Young, Adewale Akinnuoye-Agbaje e Ben Mendelsohn completano il quadro.

Resta il fascino ambiguo di una storia che nessuno riesce a dimostrare del tutto falsa né del tutto vera, e che continua a dividere. Da una parte chi vede in The Feather Men un coraggioso tentativo di portare alla luce verità scomode, dall'altra chi lo considera un esempio di come anche le tragedie possano essere riconfezionate e vendute come intrattenimento. Killer Elite, alla fine, è lo specchio di questa ambiguità: un film che gioca con la promessa della verità, ma che alla fine sceglie lo spettacolo.

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