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Killers of the Flower Moon, la storia vera è ancora più terribile: cosa accadde davvero agli Osage

Killers of the Flower Moon racconta una storia vera: scopriamo cosa accadde davvero agli Osage e perché le vittime potrebbero essere state molte di più.

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Ci sono film per i quali la scritta “ispirato a una storia vera” serve soprattutto ad aggiungere un pizzico di fascino, ma nel caso di Killers of the Flower Moon, conoscere ciò che accadde realmente rende la storia raccontata da Martin Scorsese persino più inquietante. Il film del 2023 con Leonardo DiCaprio, Lily Gladstone e Robert De Niro è tratto dal libro di David Grann Killers of the Flower Moon: The Osage Murders and the Birth of the FBI, pubblicato nel 2017 e arrivato in Italia con il titolo Gli assassini della terra rossa.

Al centro della storia c'è quello che sarebbe passato alla storia come Reign of Terror, il Regno del Terrore: una serie di omicidi, morti sospette e sparizioni che colpirono la Nazione Osage in Oklahoma soprattutto durante gli anni Venti. E tutto cominciò con il petrolio. Gli Osage erano stati progressivamente costretti ad abbandonare i territori nei quali avevano vissuto in precedenza e, nel XIX secolo, acquistarono delle terre nell'attuale Oklahoma. Una scelta che anni dopo avrebbe avuto conseguenze imprevedibili: sotto quei terreni si trovavano enormi giacimenti di petrolio.

La Nazione Osage mantenne i diritti sulle risorse minerarie del sottosuolo e i profitti derivanti dalle concessioni petrolifere venivano distribuiti tra i membri registrati attraverso quote conosciute come headrights. Con il boom del petrolio, quelle quote iniziarono a valere cifre enormi. All'inizio degli anni Venti gli Osage erano diventati una delle popolazioni più ricche al mondo in rapporto al numero di abitanti. Nel solo 1923, secondo le ricostruzioni storiche, le concessioni petrolifere generarono per la Nazione Osage oltre 30 milioni di dollari dell'epoca.

Killers of the Flower Moon, fonte: Apple

Ma proprio quella ricchezza attirò rapidamente persone intenzionate a impossessarsene. Il sistema degli headrights aveva una caratteristica fondamentale: le quote non potevano essere semplicemente comprate da un estraneo, ma potevano essere ereditate. E questo contribuì a creare uno scenario nel quale matrimoni, tutele legali e infine omicidi diventarono strumenti per mettere le mani sui diritti petroliferi degli Osage. La discriminazione era inoltre incorporata nello stesso sistema legale.

Molti Osage venivano considerati dal governo incapaci di amministrare autonomamente il proprio patrimonio e affidati a tutori, spesso bianchi, che potevano esercitare un enorme controllo sulle loro finanze. Fu in questo contesto che cominciarono le morti. Nel maggio del 1921 venne ritrovato il corpo di Anna Brown, una donna Osage uccisa con un colpo alla testa e abbandonata in un burrone. Inizialmente il caso non portò a nessuna soluzione.

Due mesi più tardi morì in circostanze sospette sua madre, Lizzie Q. Poi toccò ad altri. Nel febbraio 1923 Henry Roan, cugino di Anna, venne trovato morto all'interno di un'automobile. Era stato colpito alla testa. Il mese successivo una bomba distrusse la casa di Rita Smith, sorella di Anna, e di suo marito Bill. Rita e una domestica morirono immediatamente; Bill sopravvisse alcuni giorni prima di morire per le ferite. Al centro di questa catena di morti c'era Mollie Burkhart, interpretata nel film da Lily Gladstone.

Killers of the Flower Moon, fonte: Apple

Mollie aveva perso progressivamente gran parte della propria famiglia e, nel frattempo, aveva iniziato ad ammalarsi misteriosamente. Anche lei sarebbe stata probabilmente destinata a morire: secondo quanto ricostruito dagli investigatori, qualcuno stava cercando di avvelenarla. Il dettaglio più agghiacciante è che l'uomo con cui Mollie condivideva la propria vita era coinvolto nel complotto. Suo marito Ernest Burkhart, interpretato da Leonardo DiCaprio, era il nipote di William K. Hale, il potente allevatore interpretato da Robert De Niro e conosciuto nella zona come il “Re delle Osage Hills”.

Hale si era costruito l'immagine di uomo rispettabile e vicino alla comunità Osage. Dietro quella facciata, però, gli investigatori scoprirono un piano molto diverso. Se Anna, sua madre e le sue sorelle fossero morte, una parte sempre maggiore degli headrights della famiglia sarebbe confluita verso Mollie e quindi verso Ernest. Hale avrebbe così potuto arrivare indirettamente a controllare una fortuna generata dal petrolio. E per raggiungere quell'obiettivo non esitò a organizzare degli omicidi. Il caso divenne progressivamente troppo grande per essere ignorato. La comunità Osage aveva già assunto investigatori privati e offerto ricompense nel tentativo di scoprire cosa stesse accadendo, ma le indagini erano ostacolate da minacce, corruzione e false piste.

Nell'aprile 1923 l'Osage Tribal Council chiese formalmente l'intervento del governo federale e il caso finì nelle mani del Bureau of Investigation, l'organizzazione che pochi anni dopo sarebbe diventata l'FBI. Quando le prime indagini non produssero risultati sufficienti, J. Edgar Hoover affidò il caso all'agente Tom White. Una squadra di agenti entrò nella contea sotto copertura, fingendosi tra le altre cose un assicuratore, un compratore di bestiame, un cercatore di petrolio e un medico erborista. Lentamente riuscirono a conquistare la fiducia della comunità e a ricostruire la rete che circondava Hale.

Killers of the Flower Moon, fonte: Apple

A quel punto qualcuno iniziò a parlare. Anche Ernest Burkhart finì per confessare il proprio coinvolgimento e testimoniò contro lo zio. Le indagini collegarono Hale agli omicidi della famiglia di Mollie, alla morte di Henry Roan e ad altri crimini commessi contro persone che avrebbero potuto ostacolarlo o denunciarlo. Ma qui emerge probabilmente la differenza più importante tra ciò che siamo abituati ad associare alla vicenda e quello che accadde davvero.

Il complotto di William Hale non coincide necessariamente con l'intero Reign of Terror. L'FBI parla di almeno due dozzine di persone morte in circostanze misteriose nell'area. La stessa Osage Nation ricorda invece più di 60 omicidi misteriosi o rimasti irrisolti tra il 1920 e il 1925 legati ai possessori degli headrights. Le ricerche condotte molti decenni dopo da David Grann hanno suggerito uno scenario ancora più vasto. Esaminando archivi e testimonianze e parlando con i discendenti delle vittime, lo scrittore ha trovato tracce di numerose altre morti violente o sospette mai adeguatamente investigate.

Secondo le ricostruzioni citate dallo Smithsonian, il numero potrebbe essere arrivato persino a circa 150. Non significa che sia possibile attribuire tutte queste morti a William Hale. È proprio questo il punto. Quello scoperto dagli agenti federali potrebbe essere stato soltanto uno dei complotti organizzati per sottrarre agli Osage la loro ricchezza. Intorno alle morti comparivano figure diverse: medici sospettati di aver somministrato veleno, persone che avrebbero nascosto ferite sui cadaveri, uomini d'affari, rappresentanti delle forze dell'ordine e cittadini che sapevano cosa stava accadendo ma sceglievano di tacere.

Killers of the Flower Moon, fonte: Apple

La storia non era quindi semplicemente quella di un singolo criminale particolarmente spietato. Era un sistema nel quale razzismo, avidità, corruzione e discriminazione legale potevano rendere estremamente semplice sfruttare gli Osage e altrettanto difficile ottenere giustizia. Alla fine Hale venne condannato all'ergastolo nel gennaio 1929. Anche Ernest Burkhart ricevette una condanna all'ergastolo dopo essersi dichiarato colpevole per il proprio ruolo nell'attentato contro Rita e Bill Smith. Ma nemmeno questo rappresentò una conclusione definitiva. Hale uscì sulla parola nel 1947, dopo aver trascorso circa 18 anni in carcere.

Nello stesso anno vennero rilasciati sulla parola anche Burkhart e John Ramsey. Ernest sarebbe stato addirittura graziato nel 1965 dal governatore dell'Oklahoma Henry Bellmon. Mollie, invece, sopravvisse ai tentativi di avvelenamento, divorziò da Ernest e si risposò. Morì nel 1937, a 50 anni. È anche per questo che Killers of the Flower Moon non racconta soltanto una serie di omicidi. Scorsese e lo sceneggiatore Eric Roth avevano inizialmente sviluppato il film dando maggiore spazio all'indagine federale, seguendo più da vicino l'impostazione investigativa del libro di Grann. Il progetto cambiò però progressivamente prospettiva, spostando il centro della storia verso Mollie, Ernest e la comunità Osage.

Una scelta che rende ancora più evidente l'aspetto forse più inquietante dell'intera vicenda. William Hale venne condannato e alcuni degli assassini finirono in carcere. Ma molte delle persone morte durante il Reign of Terror non ebbero mai giustizia e, a più di un secolo di distanza, non sappiamo ancora con certezza quante siano state davvero le vittime. Il film di Martin Scorsese dura più di tre ore e racconta una storia enorme, come evidenziato nella nostra recensione. Eppure, guardando ciò che sappiamo oggi degli omicidi degli Osage, potrebbe aver mostrato soltanto una parte di quello che accadde realmente.

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