Killers of the Flower Moon, la storia vera è ancora più terribile: cosa accadde davvero agli Osage
Killers of the Flower Moon racconta una storia vera: scopriamo cosa accadde davvero agli Osage e perché le vittime potrebbero essere state molte di più.
Ci sono film per i quali la scritta “ispirato a una storia vera” serve soprattutto ad aggiungere un pizzico di fascino, ma nel caso di Killers of the Flower Moon, conoscere ciò che accadde realmente rende la storia raccontata da Martin Scorsese persino più inquietante. Il film del 2023 con Leonardo DiCaprio, Lily Gladstone e Robert De Niro è tratto dal libro di David Grann Killers of the Flower Moon: The Osage Murders and the Birth of the FBI, pubblicato nel 2017 e arrivato in Italia con il titolo Gli assassini della terra rossa.
La Nazione Osage mantenne i diritti sulle risorse minerarie del sottosuolo e i profitti derivanti dalle concessioni petrolifere venivano distribuiti tra i membri registrati attraverso quote conosciute come headrights. Con il boom del petrolio, quelle quote iniziarono a valere cifre enormi. All'inizio degli anni Venti gli Osage erano diventati una delle popolazioni più ricche al mondo in rapporto al numero di abitanti. Nel solo 1923, secondo le ricostruzioni storiche, le concessioni petrolifere generarono per la Nazione Osage oltre 30 milioni di dollari dell'epoca.
Ma proprio quella ricchezza attirò rapidamente persone intenzionate a impossessarsene. Il sistema degli headrights aveva una caratteristica fondamentale: le quote non potevano essere semplicemente comprate da un estraneo, ma potevano essere ereditate. E questo contribuì a creare uno scenario nel quale matrimoni, tutele legali e infine omicidi diventarono strumenti per mettere le mani sui diritti petroliferi degli Osage. La discriminazione era inoltre incorporata nello stesso sistema legale.
Due mesi più tardi morì in circostanze sospette sua madre, Lizzie Q. Poi toccò ad altri. Nel febbraio 1923 Henry Roan, cugino di Anna, venne trovato morto all'interno di un'automobile. Era stato colpito alla testa. Il mese successivo una bomba distrusse la casa di Rita Smith, sorella di Anna, e di suo marito Bill. Rita e una domestica morirono immediatamente; Bill sopravvisse alcuni giorni prima di morire per le ferite. Al centro di questa catena di morti c'era Mollie Burkhart, interpretata nel film da Lily Gladstone.
Mollie aveva perso progressivamente gran parte della propria famiglia e, nel frattempo, aveva iniziato ad ammalarsi misteriosamente. Anche lei sarebbe stata probabilmente destinata a morire: secondo quanto ricostruito dagli investigatori, qualcuno stava cercando di avvelenarla. Il dettaglio più agghiacciante è che l'uomo con cui Mollie condivideva la propria vita era coinvolto nel complotto. Suo marito Ernest Burkhart, interpretato da Leonardo DiCaprio, era il nipote di William K. Hale, il potente allevatore interpretato da Robert De Niro e conosciuto nella zona come il “Re delle Osage Hills”.
Nell'aprile 1923 l'Osage Tribal Council chiese formalmente l'intervento del governo federale e il caso finì nelle mani del Bureau of Investigation, l'organizzazione che pochi anni dopo sarebbe diventata l'FBI. Quando le prime indagini non produssero risultati sufficienti, J. Edgar Hoover affidò il caso all'agente Tom White. Una squadra di agenti entrò nella contea sotto copertura, fingendosi tra le altre cose un assicuratore, un compratore di bestiame, un cercatore di petrolio e un medico erborista. Lentamente riuscirono a conquistare la fiducia della comunità e a ricostruire la rete che circondava Hale.
A quel punto qualcuno iniziò a parlare. Anche Ernest Burkhart finì per confessare il proprio coinvolgimento e testimoniò contro lo zio. Le indagini collegarono Hale agli omicidi della famiglia di Mollie, alla morte di Henry Roan e ad altri crimini commessi contro persone che avrebbero potuto ostacolarlo o denunciarlo. Ma qui emerge probabilmente la differenza più importante tra ciò che siamo abituati ad associare alla vicenda e quello che accadde davvero.
Secondo le ricostruzioni citate dallo Smithsonian, il numero potrebbe essere arrivato persino a circa 150. Non significa che sia possibile attribuire tutte queste morti a William Hale. È proprio questo il punto. Quello scoperto dagli agenti federali potrebbe essere stato soltanto uno dei complotti organizzati per sottrarre agli Osage la loro ricchezza. Intorno alle morti comparivano figure diverse: medici sospettati di aver somministrato veleno, persone che avrebbero nascosto ferite sui cadaveri, uomini d'affari, rappresentanti delle forze dell'ordine e cittadini che sapevano cosa stava accadendo ma sceglievano di tacere.
La storia non era quindi semplicemente quella di un singolo criminale particolarmente spietato. Era un sistema nel quale razzismo, avidità, corruzione e discriminazione legale potevano rendere estremamente semplice sfruttare gli Osage e altrettanto difficile ottenere giustizia. Alla fine Hale venne condannato all'ergastolo nel gennaio 1929. Anche Ernest Burkhart ricevette una condanna all'ergastolo dopo essersi dichiarato colpevole per il proprio ruolo nell'attentato contro Rita e Bill Smith. Ma nemmeno questo rappresentò una conclusione definitiva. Hale uscì sulla parola nel 1947, dopo aver trascorso circa 18 anni in carcere.
Una scelta che rende ancora più evidente l'aspetto forse più inquietante dell'intera vicenda. William Hale venne condannato e alcuni degli assassini finirono in carcere. Ma molte delle persone morte durante il Reign of Terror non ebbero mai giustizia e, a più di un secolo di distanza, non sappiamo ancora con certezza quante siano state davvero le vittime. Il film di Martin Scorsese dura più di tre ore e racconta una storia enorme, come evidenziato nella nostra recensione. Eppure, guardando ciò che sappiamo oggi degli omicidi degli Osage, potrebbe aver mostrato soltanto una parte di quello che accadde realmente.