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Killers of the Flower Moon, spiegazione del finale: cosa significa davvero l’ultima scena del film

Come finisce Killers of the Flower Moon? Spieghiamo il finale del film di Martin Scorsese, dal programma radiofonico all’ultima scena dedicata agli Osage.

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Killers of the Flower Moon arriva alla fine dopo più di tre ore di omicidi, tradimenti e violenza, ma Martin Scorsese sceglie di non chiudere il film nel modo più semplice. Nessuna serie di didascalie per raccontare che cosa accadde realmente ai protagonisti, nessun epilogo tradizionale. Scopriamo in questo articolo cosa vuol dire realmente l'ultima scena del film, ma occhio agli spoiler!

Ebbene sì, al delle classiche didascalie dedicato al destino dei personaggi, compare qualcosa di completamente diverso: uno spettacolo radiofonico. È una scelta che può sembrare quasi straniante dopo tutto ciò che il film ha mostrato, ma è proprio lì che si trova una delle chiavi per comprendere Killers of the Flower Moon. Perché il finale non serve soltanto a raccontare che cosa accadde a Mollie, Ernest e William Hale: mette in discussione anche il modo in cui quella tragedia è stata raccontata, trasformata e infine consumata come intrattenimento.

Prima di arrivarci, però, bisogna tornare all'ultimo confronto tra Mollie ed Ernest. Dopo aver deciso di testimoniare contro lo zio William Hale, Ernest Burkhart racconta in tribunale il proprio coinvolgimento negli omicidi degli Osage. È una confessione devastante, perché conferma definitivamente ciò che il film ha mostrato fino a quel momento: Ernest non era semplicemente un uomo manipolato dallo zio, ma aveva partecipato consapevolmente a un sistema costruito per eliminare i membri della famiglia di sua moglie e impadronirsi della loro ricchezza.

Killers of the Flower Moon, fonte: Apple

Eppure resta ancora una verità che Ernest non riesce ad ammettere. Mollie gli chiede che cosa ci fosse davvero nelle iniezioni che le somministrava mentre era malata. Ernest risponde che si trattava soltanto di insulina, ma Mollie capisce immediatamente che sta mentendo. Non servono urla, confessioni o altre spiegazioni e si alza e se ne va. È probabilmente il momento più importante dell'intero finale, perché Ernest ha appena trovato il coraggio di raccontare davanti a un tribunale crimini terribili, ma non riesce a dire la verità alla persona che sostiene di amare.

Durante il film lo abbiamo visto somministrare a Mollie delle iniezioni contenenti una sostanza destinata a farla stare sempre peggio. Ernest sa quindi perfettamente che la risposta data alla moglie non racconta tutta la verità. Ed è proprio quell'ultima bugia a spezzare definitivamente il loro rapporto. Il film non concede a Ernest una vera redenzione, visto che testimoniare contro Hale non cancella ciò che ha fatto e soprattutto non significa che sia finalmente diventato capace di assumersi completamente la responsabilità delle proprie azioni.

A quel punto Killers of the Flower Moon potrebbe terminare, ma Scorsese cambia completamente linguaggio. La storia viene trasformata in uno spettacolo radiofonico d'altri tempi, con attori, musicisti e rumoristi che ricostruiscono davanti al pubblico quello che è successo ai protagonisti. Il tono è volutamente leggero e spettacolare. Un rumore diventa una porta della prigione che si chiude. Gli interpreti recitano gli eventi. Il pubblico ascolta e reagisce. Una tragedia fatta di persone assassinate per impossessarsi della loro ricchezza viene condensata in pochi minuti di spettacolo.

Killers of the Flower Moon, fonte: Apple

Non è un'idea inventata completamente da Scorsese. La vicenda degli omicidi Osage venne realmente trasformata in intrattenimento radiofonico negli anni successivi. David Grann racconta nel libro alla base del film come il Bureau of Investigation sfruttò il caso anche per costruire la propria immagine pubblica, presentando l'indagine come una grande vittoria delle autorità federali. Ed è esattamente questa versione rassicurante della storia che Scorsese vuole mettere in discussione.

Arrivano gli agenti, vengono scoperti i colpevoli, i criminali finiscono in prigione. Fine. Ma Killers of the Flower Moon ha appena trascorso più di tre ore a mostrare quanto quella conclusione sia incompleta. Gli omicidi degli Osage non furono semplicemente opera di pochi criminali isolati, poiché intorno a loro esisteva un sistema molto più grande fatto di razzismo, avidità, tutori bianchi che controllavano le fortune degli Osage, uomini d'affari, professionisti e autorità disposte a voltarsi dall'altra parte.

E soprattutto moltissimi omicidi non furono mai risolti. Trasformare tutto questo nella storia rassicurante dell'FBI che arriva e sconfigge i cattivi significa quindi raccontarne soltanto una parte. Ed è qui che il finale diventa ancora più interessante. A un certo punto sul palco compare Martin Scorsese in persona. Non interpreta un personaggio della storia. Si presenta davanti al microfono e racconta che cosa accadde a Mollie dopo gli eventi del film. Mollie divorziò da Ernest e successivamente si risposò.

Killers of the Flower Moon, fonte: Apple

Morì nel 1937 e venne sepolta accanto ai suoi familiari. Poi Scorsese arriva al dettaglio più importante. Nel necrologio dedicato a Mollie non vennero menzionati gli omicidi. Una vita segnata dalla morte della madre, delle sorelle e di altre persone a lei vicine, oltre che dal tentativo di avvelenarla, venne riassunta senza ricordare la tragedia che aveva distrutto la sua famiglia. È una frase semplice, ma racchiude praticamente tutto il senso del finale. La storia degli Osage era stata progressivamente rimossa, semplificata o trasformata in qualcos'altro.

Persino quando veniva raccontata, il centro della narrazione poteva diventare l'eroismo degli investigatori bianchi invece delle persone che quella violenza l'avevano subita. Ma Scorsese complica ulteriormente il discorso inserendo sé stesso nella scena. Perché anche Killers of the Flower Moon è intrattenimento. È un film da centinaia di milioni di dollari interpretato da Leonardo DiCaprio e Robert De Niro che trasforma una tragedia realmente accaduta in cinema. E il regista ne è perfettamente consapevole.

Scorsese ha spiegato che proprio durante la lavorazione iniziò a interrogarsi su questo paradosso: una tragedia immensa era diventata in passato uno spettacolo radiofonico e adesso lui stesso la stava trasformando nuovamente in uno spettacolo, questa volta cinematografico. La sua apparizione finale assume quindi un significato particolare. Scorsese non osserva più la storia da dietro la macchina da presa. Entra fisicamente nell'inquadratura e si assume il peso di essere colui che la sta raccontando.

Non pretende di poter restituire completamente agli Osage ciò che è stato loro sottratto e non presenta il proprio film come la versione definitiva di quella storia. Al contrario, sembra riconoscere i limiti della sua stessa posizione di narratore. Dopo il programma radiofonico arriva infine l'ultima immagine. La macchina da presa osserva dall'alto una grande danza Osage, costruita intorno al battito di un tamburo. Progressivamente l'inquadratura si allarga fino a mostrare il cerchio formato dalle persone. È una conclusione completamente diversa da quella dello spettacolo radiofonico.

Il programma raccontava gli Osage attraverso le voci di altri. L'ultima immagine restituisce invece il film direttamente alla comunità. Ed è qui che il finale acquista anche un significato meno cupo. Scorsese ha spiegato che, nonostante gli omicidi, le terre sottratte, il denaro rubato e i tentativi di cancellarne la cultura, gli Osage sono sopravvissuti. La loro cultura esiste ancora. Per questo l'ultima cosa che vediamo non è William Hale, non è Ernest, non è l'FBI e non è nemmeno Martin Scorsese. Sono gli Osage. Il cerchio continua a muoversi e il tamburo continua a suonare. Dopo un film dominato da uomini che hanno cercato di appropriarsi della loro terra, del loro denaro e persino della loro storia (come visto nella nostra recensione), Killers of the Flower Moon sceglie così di lasciare a loro l'ultima immagine.

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