Kim Kardashian, a Hollywood le chiedevano di sostenere battaglie sociali ma “non sarebbe stato autentico”
Kim Kardashian racconta alla Festa del Cinema di Roma un retroscena sui suoi inizi a Hollywood e rivela il consiglio che si rifiutò di seguire.
Kim Kardashian è arrivata alla Festa del Cinema di Roma per presentare la seconda stagione di All's Fair, ma a catturare l'attenzione non sono state soltanto le anticipazioni sulla serie. L'imprenditrice e attrice americana ha infatti raccontato un retroscena sui suoi primi anni a Hollywood, ricordando i consigli ricevuti quando stava cercando di costruire la propria carriera. Suggerimenti che, almeno inizialmente, non aveva alcuna intenzione di seguire, perché le sembravano più legati alla necessità di apparire in un certo modo che a un autentico desiderio di aiutare gli altri. Una riflessione che ha aperto una discussione più ampia sul ruolo delle celebrità, sulle responsabilità che derivano dalla popolarità e sulle difficoltà che le donne continuano ad affrontare nel mondo dello spettacolo.
La sua risposta è stata meno scontata di quanto si potrebbe immaginare. La star ha spiegato di non ritenere che la popolarità comporti automaticamente l'obbligo di schierarsi pubblicamente a favore di una causa. Secondo lei, la scelta dovrebbe nascere da una convinzione personale, non dalle aspettative del pubblico o dalle esigenze di immagine.
“Non penso che qualcuno abbia l'obbligo di impegnarsi per una causa. Personalmente, però, ritengo sia importante usare la propria voce e aiutare dove si può”. - Kim Kardashian
Un ragionamento che Kardashian ha collegato direttamente alla propria esperienza, ricordando un periodo in cui il suo nome cominciava a diventare sempre più conosciuto. Agli inizi della carriera, quando aveva appena assunto un addetto stampa, le veniva suggerito di individuare una causa sociale da sostenere pubblicamente. Un consiglio che avrebbe potuto contribuire a costruire un'immagine più positiva della giovane celebrità, ma che lei non sentiva di poter seguire con sincerità.
“Ricordo che agli inizi della mia carriera, quando avevo appena preso un addetto stampa, tutti mi dicevano: 'Trova una causa che ti rappresenti, schierati e organizza degli eventi'. Ma io sentivo che non sarebbe stato autentico”. - Kim Kardashian
“Mi sembrava una tipica dinamica hollywoodiana: associarsi a una causa per apparire bene, per ottenere una bella foto e dare l'impressione di fare qualcosa di positivo”. - Kim Kardashian
Parole che non rappresentano una condanna generale di chi utilizza la propria popolarità per sostenere iniziative benefiche, ma una critica a un atteggiamento che Kardashian sostiene di aver incontrato personalmente. Per lei, il problema non era prendere posizione, ma farlo senza una motivazione autentica, ma con il passare degli anni qualcosa è cambiato. L'imprenditrice ha raccontato di aver attraversato una fase di crescita personale che l'ha portata a guardare oltre la propria carriera e a interrogarsi su come utilizzare concretamente la propria influenza.
Il suo interesse si è progressivamente concentrato sul sistema giudiziario statunitense e sulle iniziative per la riforma della giustizia penale, un ambito nel quale ha partecipato a campagne pubbliche e sostenuto diverse persone coinvolte in vicende giudiziarie. Una scelta che, secondo Kardashian, è nata soltanto quando ha trovato una questione capace di motivarla davvero.
“A un certo punto della mia vita è scattato qualcosa e ho capito che non poteva più ruotare tutto intorno a me”. - Kim Kardashian
Al centro della storia ci sono però anche la solidarietà femminile e la volontà delle protagoniste di costruire uno spazio nel quale poter esercitare il proprio potere senza dover sottostare alle regole imposte da altri. La seconda stagione approfondirà proprio le conseguenze delle scelte compiute dalle protagoniste, mostrando come il successo professionale non sia necessariamente sufficiente a risolvere le difficoltà della vita privata. Durante la presentazione romana, Kardashian ha spiegato che Allura dovrà confrontarsi con gli errori commessi in passato, soprattutto sul piano sentimentale.
Dopo il divorzio raccontato nella prima stagione, il personaggio cercherà di non ripetere le stesse scelte, pur continuando a essere attratto da situazioni potenzialmente complicate. Una trasformazione che l'attrice considera importante per l'evoluzione della protagonista. Ma la discussione alla Festa del Cinema di Roma non si è concentrata soltanto sulla serie. Le interpreti sono state invitate a riflettere sulle disuguaglianze che le donne continuano ad affrontare, anche in settori apparentemente privilegiati come quello cinematografico.
“Ricordo di aver lavorato a un film - non farò nomi - ma la disparità salariale era così evidente da essere impossibile da ignorare”. - Kim Kardashian
Watts ha spiegato di aver accettato comunque il progetto perché desiderava parteciparvi, nonostante il disagio provocato dalla differenza di trattamento. Il problema, secondo il suo racconto, era legato anche alla posizione che occupava in quel momento nell'industria. Non aveva ancora raggiunto un livello di sicurezza professionale tale da sentirsi libera di affrontare una controversia sui compensi. Temeva che una protesta potesse compromettere il proprio lavoro o creare difficoltà con la produzione. Una scelta che, a distanza di anni, continua a ricordare con amarezza.
“Il film l'ho fatto, ma quella sensazione non mi ha mai abbandonata. Mi è rimasta dentro per anni”. - Kim Kardashian
L'attrice non ha voluto rivelare il titolo della pellicola né l'identità del collega coinvolto, preferendo concentrare l'attenzione sul problema generale delle differenze salariali. Un fenomeno che, secondo Watts, continua a esistere anche tra professionisti con un'esperienza comparabile. La discussione si è poi allargata al modo in cui le donne vengono giudicate quando raggiungono posizioni di potere. Sarah Paulson ha osservato che alcuni comportamenti considerati normali quando appartengono a uomini influenti vengono interpretati in maniera molto diversa se a metterli in atto sono donne.
Per Kardashian, invece, una delle questioni più importanti resta la sicurezza. La star ha osservato che, in molte parti del mondo, le donne continuano a lottare per ottenere qualcosa di fondamentale: sentirsi protette nella propria vita quotidiana. Un tema che si collega anche alla volontà di All's Fair di raccontare protagoniste capaci di sostenersi reciprocamente nei momenti più difficili. La serie, infatti, non si limita a mostrare donne di successo alle prese con clienti facoltosi e complicate battaglie legali.
Attraverso i rapporti tra le protagoniste, cerca anche di raccontare l'importanza della solidarietà in un ambiente nel quale la competizione e gli interessi personali rischiano spesso di prevalere. Un messaggio che Kim Kardashian considera particolarmente importante. Durante un'altra intervista rilasciata all'ANSA, l'attrice ha spiegato di aver apprezzato soprattutto la possibilità di interpretare una donna che, pur essendo forte e indipendente, riconosce il valore del sostegno reciproco. Un elemento che accomuna le protagoniste e che continuerà a essere centrale anche nei nuovi episodi. La seconda stagione di All's Fair sarà composta da otto episodi e debutterà su Disney+ il 4 novembre 2026, con i primi tre disponibili dal giorno del lancio.
Una delle celebrità più conosciute al mondo ha raccontato di aver ricevuto, agli inizi della carriera, il consiglio di scegliere una causa da sostenere per migliorare la propria immagine. Oggi, dopo aver trovato un ambito nel quale impegnarsi personalmente, sostiene che il valore di una battaglia non dipenda dalla visibilità che può garantire. Per Kim Kardashian, la differenza sta nella motivazione che spinge una persona ad agire: non ciò che può farla apparire migliore agli occhi degli altri, ma ciò in cui crede davvero. Una riflessione che, pronunciata proprio durante la presentazione di una serie dedicata a donne capaci di sfidare le convenzioni, assume un significato ancora più particolare.