La Caduta - Gli ultimi giorni di Hitler, oggi in tv la pellicola più discussa: dove vedere il film di Hirschbiegel
Der Untergang, 150 minuti nel bunker di Berlino: come Oliver Hirschbiegel e Bruno Ganz hanno riscritto le regole del cinema storico tedesco e dato vita involontariamente al fenomeno dei sottotitoli falsi.
Il film che la Germania non aveva mai osato fare
Der Untergang esce il 16 settembre 2004 in Germania, con tutto esaurito in gran parte delle sale fin dal primo giorno. A fine corsa, 4.624.506 biglietti in Germania — più di Troy, più de Gli Incredibili, più di Spider-Man 2 nella stessa stagione. In Italia arriva il 29 aprile 2005, distribuito. L'incasso totale mondiale si ferma a 92 milioni di dollari, per un film in lingua tedesca su un argomento che molti produttori avevano rifiutato di toccare.
Il dato storico, però, è un altro: La Caduta è il primo film tedesco a mettere Hitler come protagonista dai tempi de L'Ultimo Atto di G. W. Pabst del 1956. Mezzo secolo di silenzio cinematografico attorno alla figura del Führer — non per mancanza di materiale, ma per il peso di un tabù che nessun regista tedesco aveva voluto affrontare. Hirschbiegel ci arriva da un percorso preciso: ha letto la sceneggiatura di Bernd Eichinger, ha detto sì quasi subito, poi ci ha messo mesi a convincersi davvero. Dichiarò: «Mi si sono rizzati i capelli. Mia moglie mi sconsigliava. Poi mi sono accorto che ci pensavo sempre e nel mio cuore ho sentito che ero pronto».Le fonti: Traudl Junge e Joachim Fest
Il film poggia su due fondamenta. La prima è il libro Fino all'ultima ora, le memorie di Traudl Junge — ultima segretaria di Hitler, assunta alla Tana del Lupo nel novembre 1942 e rimasta con lui fino alla fine nel bunker di Berlino. Junge apre e chiude il film con una sua intervista reale: l'ultima battuta che pronuncia, «essere giovani non è una scusa», è una sua dichiarazione autentica in cui si prende la responsabilità di aver ignorato deliberatamente ciò che stava accadendo fuori dalla cerchia del Führer. La seconda fonte è La disfatta di Joachim Fest, storico del Terzo Reich e autore della biografia di Hitler più citata del Novecento.
Eichinger — produttore e sceneggiatore — aveva già lavorato a materiale storico delicato. Qui sceglie di raccontare tutto dal punto di vista interno: non il giudizio della Storia dall'esterno, ma la quotidianità dentro il bunker, con i suoi rituali assurdi, le mappe di eserciti inesistenti, i pranzi dove Hitler parla di diete e cani mentre Berlino brucia sopra le sue testa. Le riprese si svolgono da settembre a novembre 2003: il bunker è ricostruito a Monaco di Baviera, gli esterni sono girati in parte a San Pietroburgo, scelta per la somiglianza del centro storico con la Berlino del 1945.Bruno Ganz: la registrazione Hitler-Mannerheim e la troupe ammutolita
Bruno Ganz è svizzero, non tedesco. Hirschbiegel lo vuole fin dall'inizio e gli manda la sceneggiatura insieme a una copia del libro di Fest. Il problema non è la volontà dell'attore — è la credibilità: come si interpreta Hitler senza scivolare nella parodia o nella demonizzazione, che sono due facce dello stesso alibi? Ganz aveva visto il film di Pabst, dove il ruolo era di Albin Skida, e quella performance lo aveva convinto che avvicinarsi a Hitler attraverso la recitazione fosse possibile: «Non era una parodia, era recitazione. E' possibile avvicinarsi a quell'orribile essere attraverso la fantasia e l'interpretazione».
La preparazione dura mesi. Ganz studia la registrazione Hitler-Mannerheim del 1942 — uno dei pochissimi documenti audio in cui il Führer parla in tono normale, non stia arringando folle, e da cui emerge l'accento austriaco di chi vive da decenni a Berlino. Ascolta ore di discorsi, guarda filmati, lavora sull'accento, sulla postura fisica di un uomo con il morbo di Parkinson agli stadi avanzati, sulla mano destra che trema incontrollabilmente. Il momento in cui tutto si concretizza è descritto dal produttore Eichinger: «Durante i provini a Monaco, Bruno era piuttosto preoccupato, quindi gli suggerii di provare con il trucco e funzionò. Quando entrò truccato e con indosso il costume, l'effetto fu così sbalorditivo che tutta la troupe fu ammutolita».
Il cast attorno a Hitler
Alexandra Maria Lara interpreta Traudl Junge con la consapevolezza di dover raccontare una donna che non era né vittima né carnefice in senso stretto, ma qualcosa di più difficile da giudicare: qualcuno che scelse di non sapere. Dichiarò di aver dovuto «capire Traudl prima di poterla interpretare», e che il processo l'aveva costretta a fare i conti con la domanda di quanto sia possibile ignorare l'orrore quando l'orrore ha un volto umano.
Ulrich Matthes interpreta Goebbels, il ministro della propaganda che rimane fedele fino alla fine — inclusa la scena più agghiacciante del film, quella in cui la moglie Magda, Corinna Harfouch, somministra il cianuro ai sei figli prima di suicidarsi con il marito. Heino Ferch è Albert Speer, l'architetto che ha già compreso la sconfitta ma non trova il coraggio di dirlo apertamente. Juliane Köhler è Eva Braun, ritratta in modo insolito: spensierata, quasi festaiola, incapace o non disposta a misurare la portata di ciò che sta succedendo.
Le polemiche in Germania: è lecito mostrare Hitler come un essere umano?
Prima ancora che uscisse, il film era già al centro di un dibattito pubblico in Germania che toccava una domanda senza risposta facile. È lecito mostrare Hitler con qualità umane — gentilezza verso la segretaria, affetto per il cane Blondi, attaccamento a Eva Braun — senza rischiare di relativizzare o umanizzare in senso apologetico? La stampa tedesca si divise, e parte della critica attaccò Hirschbiegel duramente, accusandolo di aver costruito un ritratto che generava empatia verso il dittatore.
Hirschbiegel rispose con chiarezza: lo scopo del film era esattamente l'opposto della glorificazione. Mostrare Hitler come un essere umano capace di gesti normali è più inquietante di mostrarlo come un mostro irriconoscibile — perché rimuove l'alibi della diversità radicale, l'idea che persone come Hitler appartengano a una specie a parte con cui non abbiamo nulla in comune. Il film ottiene una nomination all'Oscar come Miglior Film Straniero nel 2005 — non la vince, ma il riconoscimento consolida la posizione del film nel dibattito culturale internazionale.
Il meme che Hirschbiegel ha accolto come estensione naturale del film
La scena della furia di Hitler nel bunker — quando gli viene comunicato che il Generale Steiner non è riuscito a eseguire l'attacco ordinato e che gli eserciti su cui contava sono fantasmi — è diventata tra il 2008 e il 2010 la base del fenomeno dei sottotitoli falsi: video in cui la scena viene riadattata con traduzioni inventate per commentare eventi sportivi, tecnologici, politici, di cronaca quotidiana. Gli "Untergangers" — il nome che si sono dati i creatori di questi video su YouTube — hanno prodotto migliaia di parodie.
Constantin Film, la casa distributrice, tenne inizialmente un atteggiamento ostile: nel 21 aprile 2010 iniziò la rimozione sistematica dei video da YouTube. Il blocco durò qualche mese, poi nell'ottobre 2010 YouTube revocò le restrizioni e le parodie tornarono online. Hirschbiegel nel frattempo aveva già dichiarato, in un'intervista alla rivista New York, di apprezzare molte di esse e di considerarle «una diretta estensione di quello che era lo scopo reale della pellicola: buttare giù dal piedistallo queste persone orribili, rendendole reali e sfatando la loro immagine da demoni».
Bruno Ganz, scomparso nel febbraio 2019 a 77 anni, era diventato nel corso degli anni uno degli attori europei più amati, ma quel ruolo — nel bene e nel male — aveva finito per definirlo agli occhi del grande pubblico globale in un modo che nessuna altra performance aveva fatto.
Stasera, su Rai Tre, alle 21.20.