"La gente ha paura": una star di Riverdale vuole produrre un film di vampiri, ma Hollywood dice no
Lili Reinhart, l'amatissima interprete di Betty Cooper di Riverdale, racconta le sue difficoltà nel realizzare l'adattamento di Camilla, un'intensa storia di vampiri.
Lili Reinhart, volto noto al grande pubblico per il suo ruolo di Betty Cooper in Riverdale e più recentemente protagonista della commedia romantica The Love Hypothesis su Prime Video, ha rivelato una frustrazione che dice molto sullo stato attuale dell'industria cinematografica hollywoodiana. Durante una recente intervista con Hits Radio, l'attrice ha condiviso un dettaglio sorprendente: sta tentando da tempo di sviluppare l'adattamento cinematografico di una novella su vampiri lesbiche, ma nessuno studio sembra disposto a produrla.
"Le persone hanno troppa paura di fare una cosa del genere. Se lavori in uno studio e stai guardando questo video, non capisco perché non vorresti realizzare un progetto così nel 2026. È quello che sto cercando di fare." -Betty Coper a Hits Radio
Il tono delle sue parole lascia trasparire frustrazione ma anche determinazione. Reinhart non ha rivelato il titolo esatto della novella che vorrebbe adattare ma molti ipotizzano che possa trattarsi di Carmilla, la classica novella gotica scritta dall'irlandese Joseph Sheridan Le Fanu nel 1872, che racconta la storia di una giovane donna perseguitata dalla vampira che dà il titolo all'opera.
Carmilla è considerata un testo seminale non solo del genere vampiresco, ma anche della letteratura queer, avendo preceduto di ben 25 anni il più celebre Dracula di Bram Stoker. Il romanzo è stato adattato più volte nel corso dei decenni: da Dracula's Daughter del 1936 a The Vampire Lovers del 1970, fino a una moderna webserie con Natasha Negovanlis ed Elise Bauman distribuita su YouTube tra il 2014 e il 2017.
Il fatto che un progetto del genere, con questi presupposti commerciali e con una star già affermata disposta a produrlo, faccia fatica a trovare finanziatori solleva interrogativi sulla reale apertura mentale dell'industria cinematografica. Hollywood ama presentarsi come progressista e inclusiva, ma le parole di Reinhart suggeriscono che quando si tratta di mettere sul tavolo denaro vero per storie che combinano elementi queer con generi popolari, la realtà sia molto diversa dalla retorica.
La sua carriera procede quindi senza sosta, ma evidentemente c'è un progetto che le sta particolarmente a cuore e per il quale continua a lottare. In un'epoca in cui il pubblico dimostra sempre più interesse per narrazioni diverse e rappresentazioni autentiche, il rifiuto sistematico degli studios verso un film su vampiri lesbiche appare non solo miope dal punto di vista culturale, ma anche poco intelligente da quello commerciale. Forse, come suggerisce la stessa Reinhart, è semplicemente questione di paura. La domanda è: paura di cosa, esattamente.