La montatrice di Belfast racconta come il film è stato "testato" in sala di montaggio
Il regista Kenneth Branagh ha permesso di cercare la forma finale del suo Belfast sperimentando diverse soluzioni attraverso il montaggio.
Al centro della storia di Belfast c’è l’Irlanda del nord nel 1969. Osservata con gli occhi di Buddy, un bambino alter-ego filmico del regista, vediamo un paese in pieno tumulto e cambiamento culturale. I cattolici repubblicani e i protestanti unionisti sono in lotta. La violenza si sposta nelle strade mentre le famiglie cercano di immaginare un futuro per i propri figli. Uomini e donne dovranno prendere una difficile decisione: aspettare la fine degli scontri o iniziare una nuova vita altrove.
La montatrice ha raccontato all’Hollywood Reporter il lavoro fatto sulle immagini del film. Sia di manipolazione in post produzione che di ritmo. Attraverso il montaggio hanno lavorato sull'immersione nella prospettiva dei bambini per fotografare l'atmosfera di quegli anni. In particolare cita una sequenza in cui la cinepresa ruota intorno al protagonista a sessanta fotogrammi al secondo. Spiega che questa scelta tecnica le ha permesso di alterare il frame rate durante il montaggio per rallentare e accelerare il tempo del racconto. Il suono doveva dare l’impressione di confusione. Prima crea un silenzio a cui segue il caos improvviso dato che, in quel momento, Buddy si trova nel mezzo dei conflitti.
Il risultato è stato raggiunto inserendo il suono della folla che si avvicina da lontano e fuori dal campo di ripresa. Si possono percepire, ma non vedere. Una scelta viscerale che è anche un tentativo di dare liricità e far sentire allo spettatore ciò che vive il bambino, ha specificato Dhonghaíle. L’esplosione che ne consegue lo porta fuori dalla trance del momento rigettandolo nella durezza della vita. Hanno lavorato parecchio al montaggio e alla disposizione nella struttura narrativa di questo momento chiave nell’equilibrio di Belfast. Segna infatti la svolta in cui la famiglia prende una decisione importante per la propria sicurezza.
Sapevamo che la rivolta alla fine sarebbe stata la spinta definitiva per la famiglia a lasciare Belfast. Ma le scene all’interno del film erano mobili. Esaminavamo costantemente i giornalieri per vedere che altro potevamo fare.
Kenneth e io eravamo interessati a guardare costantemente a diverse opzioni per far procedere la storia. E lui, nonostante avesse scritto una sceneggiatura bellissima, è stato veramente disponibile a fare delle prove per dare una nuova struttura e trovare modi per migliorare la storia.
Cambiamenti eseguiti per dare la giusta alternanza alle emozioni, ma anche ottenere un'atmosfera di viaggio nei ricordi dal sapore caldo e coinvolgente.
Una delle cose che condividiamo io e Kenneth è il desiderio di celebrare come si possa raccontare una storia con un po'di trasporto. Puoi far ridere le persone e poi le puoi commuovere. Abbiamo cercato di fare questo dando la forma al nostro film affinché catturasse il retaggio culturale che entrambi condividiamo. L’emozione e le risate vanno di pari passo.
Il passato irlandese, sia della montatrice che del regista, è così entrato nelle scelte artistiche del film. Hanno cercato di ricreare il immagini i segni di un tempo ormai lontano, attraverso il dramma e il senso di urgenza generato dalla guerra che hanno intravisto durante l' infanzia.
Fonte: Hollywood Reporter