La Sposa!: Christian Bale svela il segreto dietro la sua interpretazione (e la lezione di Boris Karloff)
Christian Bale reinventa Frankenstein in The Bride: non un mostro ma un uomo vittima della scienza. La scoperta che cambia il mito di Mary Shelley.
di Alba Rossi
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Quando Christian Bale accetta un ruolo, non si limita a leggere la sceneggiatura e presentarsi sul set. Lo sappiamo dai suoi 1,96 metri di altezza reale trasformati in oltre due metri con i rialzi per interpretare Bruce Wayne, lo sappiamo dalle trasformazioni fisiche estreme che hanno segnato la sua carriera. Ma per Frankenstein in La Sposa!, il nuovo film diretto da Maggie Gyllenhaal ambientato nella Chicago degli anni Trenta, l'attore britannico ha dovuto confrontarsi con qualcosa di ancora più complesso: 95 anni di immaginario collettivo cristallizzato da Boris Karloff.
La risposta di Bale è arrivata dopo un'immersione totale nella filmografia del mostro più famoso della letteratura gotica. Esistono oltre cento interpretazioni cinematografiche della creatura di Mary Shelley, ma l'attore ha scelto di concentrarsi sull'originale del 1931, quello che ha trasformato un personaggio letterario in un archetipo visivo universale. La testa piatta, le palpebre pesanti, i bulloni sul collo: chiunque pensi a Frankenstein vede Karloff, anche chi non ha mai visto il film.
L'attore ha immaginato che Frank fosse un uomo vittima di esperimenti terribili, forse legati al lavoro dello scienziato italiano Luigi Galvani, realmente esistito, che conduceva esperimenti sulla rianimazione dei tessuti usando l'elettricità. Un uomo torturato, deformato, abusato dalla scienza, di cui Mary Shelley avrebbe sentito raccontare prima di trasformarlo in letteratura durante quella notte del 1816 a Villa Diodati.
Questa ricostruzione non è solo un esercizio intellettuale. È la chiave interpretativa che ha permesso a Bale di trasformare il mostro in un uomo. Non una creatura da temere, ma un essere umano trattato come un mostro e quindi costretto a comportarsi come tale. La differenza è sottile ma fondamentale: sposta il focus dalla paura alla compassione, dall'horror alla tragedia.
Per incarnare questa visione, Bale ha dovuto affrontare lo stesso tipo di rischio che ha corso quando ha accettato di essere il nuovo Batman per Christopher Nolan. Prendere un personaggio iconico, già interpretato decine di volte, significa esporsi al confronto spietato con la storia del cinema. Significa, nelle parole dell'attore, essere disposti a umiliarsi, a fare scelte radicali che potrebbero non funzionare.
Ma è proprio questo rischio che permette di raggiungere risultati straordinari. Bale racconta di aver sviluppato una teoria completa su chi fosse Frank, su cosa avesse con sé quando fu trovato, su come si muoveva, su come percepiva il mondo. Dettagli che non appaiono necessariamente sullo schermo ma che costruiscono la coerenza interna del personaggio.
Gyllenhaal, secondo Bale, si è dimostrata una regista straordinaria, capace di gestire un progetto così ambizioso con sicurezza e visione autoriale. L'attore parla di lei come di un talento da tenere d'occhio, una filmmaker che con questo film ha consolidato la sua identità dietro la macchina da presa.
Resta il fatto che ogni film nasce da una serie di coincidenze, umori del momento, decisioni istintive che solo in seguito vengono razionalizzate. Bale lo ammette apertamente: a volte si sceglie un progetto per motivi personali, per quello che sta succedendo nella propria vita in quel preciso momento. Altre volte la decisione è immediata, istintiva, priva di dubbi. La Sposa! appartiene a questa seconda categoria.
Frank non è un mostro. È un uomo che ha subito l'orrore e ne porta i segni. Questa semplice rivoluzione di prospettiva potrebbe essere il contributo di Bale a un mito che ha quasi un secolo di vita, e che evidentemente ha ancora molto da raccontare sul modo in cui trattiamo chi è diverso, chi sfugge alle nostre categorie, chi ci fa paura.
Fonte /
ScreenRant.com