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La vera storia di Lidia Poët: studia legge, supera l'esame e poi le tolgono tutto per un motivo assurdo

Lidia Poët fu la prima avvocata italiana, cancellata dall'albo nel 1884. La sua storia di lotta per i diritti delle donne è raccontata nella serie Rai con Matilda De Angelis.

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Debutta questa sera su Rai 1 La legge di Lidia Poët, la serie con Matilda De Angelis che racconta una delle pagine più significative e al contempo più scomode della storia italiana. Una storia di conquista e sottrazione, di diritti ottenuti e poi negati, di una donna che ha dovuto aspettare 37 anni per esercitare la professione per cui aveva studiato. Non per incapacità, non per mancanza di titoli, ma semplicemente perché era una donna.

Nata a Perrero nel 1855 in una famiglia valdese benestante, Lidia Poët si laurea in Giurisprudenza all'Università di Torino nel 1881. La sua tesi affronta temi sorprendentemente moderni: la condizione femminile, il diritto di voto alle donne, questioni che per l'epoca rappresentavano autentiche provocazioni intellettuali. Ma Lidia non si accontenta del titolo accademico. Vuole esercitare. Vuole essere avvocato, non semplicemente una laureata in legge.

Nel 1883 arriva il momento decisivo. Dopo aver superato l'esame necessario per l'esercizio della professione forense, Poët presenta domanda di iscrizione all'Albo degli avvocati di Torino. Il Consiglio dell'Ordine, a maggioranza, approva. È una novità assoluta nel Regno d'Italia. Per qualche mese, Lidia Poët è ufficialmente la prima donna avvocato italiana.

Una scena dalla serie Lidia Poët fonte: Netflix



Ma quella vittoria ha vita brevissima. Il Procuratore generale del Re impugna l'iscrizione e la Corte d'Appello di Torino la annulla. Poët non si arrende e ricorre in Cassazione, ma nel 1884 arriva la sentenza definitiva: la sua esclusione è confermata. Le motivazioni sono particolarmente rivelatrici. Non si tratta solo di un'interpretazione tecnica della legge, ma di una visione del mondo in cui le donne sono ritenute inadatte a svolgere funzioni pubbliche. Troppo emotive, troppo fragili, incapaci di sostenere il peso delle responsabilità forensi. La donna poteva studiare, ma non necessariamente esercitare. Poteva essere istruita, ma non prendere decisioni pubbliche.

La serie diretta da Matteo Rovere e Letizia Lamartire, già disponibile su Netflix e ora in arrivo sulla rete ammiraglia del servizio pubblico, prende questa vicenda autentica e la trasforma in una narrazione dal ritmo serrato, con la struttura del legal drama investigativo. Matilda De Angelis, che torna su Rai 1 dopo Leonardo, interpreta una Lidia Poët anticonformista, intelligente, ironica e determinata, immersa nella splendida Torino di fine Ottocento.

La serie non è una biografia fedele nei dettagli. Prende la sostanza storica, il contesto sociale, l'ingiustizia documentata, e costruisce attorno una fiction in cui ogni episodio presenta un caso da risolvere. Lidia indaga, risolve omicidi, si muove tra nobili, operai e anarchici. Il giornalista Jacopo Barberis, interpretato da Eduardo Scarpetta, è un personaggio inventato che diventa il suo compagno di indagini, così come molte delle dinamiche sentimentali e investigative sono frutto di invenzione narrativa.

Edoardo Scarpetta nella serie La legge di Lidia Poët fonte: Netflix



Ma questo non è un problema. Anzi. Perché la serie creata da Guido Iuculano e Davide Orsini fa qualcosa di più importante della pedissequa ricostruzione biografica: racconta un'epoca, un sistema di valori, una mentalità. Mostra una società in cui una legge poteva essere formalmente moderna, ma interpretata attraverso pregiudizi profondamente radicati. In cui l'autonomia personale di una donna era condizionata dal ruolo familiare, e la sua istruzione non era garanzia di libertà professionale.

Nella realtà, dopo l'esclusione dall'Albo, Lidia Poët non si è arresa. Ha continuato a collaborare con lo studio legale del fratello Enrico, occupandosi in particolare della difesa dei minori, delle donne, degli emarginati e dei detenuti. Si è battuta per il suffragio femminile, per i diritti civili, per l'accesso delle donne alle professioni. Ha vissuto la propria battaglia non come una sconfitta personale, ma come parte di una lotta più ampia. Solo nel 1920, quando aveva ormai 65 anni, grazie a una nuova legislazione, Lidia Poët ha potuto iscriversi nuovamente all'Ordine degli Avvocati. Questa volta senza possibilità di esclusione. È diventata così, definitivamente, la prima avvocata italiana.

La prima stagione della serie, composta da sei episodi, viene trasmessa in tre prime serate su Rai 1, ma su Netflix sono già disponibili tutte e tre le stagioni, per un totale di 18 episodi. La serie è stata girata interamente a Torino, utilizzando 110 location, alcune delle quali mai impiegate prima per produzioni audiovisive. Palazzo Carignano, per esempio, ospita l'esterno del tribunale.

Per Matilda De Angelis, il personaggio di Lidia rappresenta qualcosa di speciale. Lo ha definito "il ruolo che mi ha cambiato la vita" durante la presentazione della terza stagione. Ciò che l'ha colpita è il percorso della protagonista: una donna che perde una battaglia, ma non smette di lottare per un suo diritto. Come ha spiegato l'attrice bolognese, se si continua a combattere, prima o poi qualcosa cambierà.

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