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La vita da grandi è una storia vera? Cosa c’è di reale dietro Irene e Omar nel film di Greta Scarano

La vita da grandi è ispirato a una storia vera: scopriamo chi sono Damiano e Margherita Tercon e cosa il film di Greta Scarano ha cambiato.

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La vita da grandi racconta Irene e Omar, interpretati da Matilda De Angelis e Yuri Tuci, come due personaggi di finzione. Eppure dietro il film diretto da Greta Scarano c’è una storia molto più reale di quanto potrebbe sembrare. I due protagonisti sono infatti ispirati a Margherita e Damiano Tercon, fratello e sorella che da anni raccontano pubblicamente il loro rapporto, l’autismo di Damiano e soprattutto il percorso compiuto insieme verso una maggiore autonomia. Una vicenda arrivata prima sui social, poi in un libro e infine sul grande schermo.

La vita da grandi è quindi tratto da una storia vera, anche se non ricostruisce alla lettera tutto ciò che è accaduto ai Tercon. Il punto di partenza è il loro libro autobiografico Mia sorella mi rompe le balle. Una storia di autismo normale, pubblicato nel 2020. Greta Scarano ha raccontato di essersi imbattuta nella loro storia dopo aver visto Damiano e Margherita durante un provino di Italia’s Got Talent: incuriosita dal loro rapporto, ha acquistato il libro e da lì è nata l'idea che sarebbe poi diventata il suo primo lungometraggio da regista.

Nella realtà Damiano Tercon è nato nel 1981 e ha ricevuto la diagnosi di autismo soltanto a 23 anni. Prima di allora aveva attraversato anni difficili, segnati dall'isolamento e dalla fatica di comprendere perché il suo modo di rapportarsi agli altri fosse diverso. La diagnosi non ha risolto improvvisamente quei problemi, ma ha finalmente dato un nome a qualcosa che aveva accompagnato gran parte della sua vita. Al suo fianco c'è la sorella Margherita, nata nel 1989, che nel tempo ha assunto un ruolo fondamentale nel permettere al fratello di trasformare le proprie passioni in qualcosa di concreto.

La vita da grandi, fonte: 01 Distribution

È proprio questa relazione a essere diventata il cuore di La vita da grandi, anche se sullo schermo nomi, professioni, situazioni e diversi elementi biografici sono stati modificati. Damiano, per esempio, nella realtà non sogna di diventare un rapper come Omar. La sua grande passione è il canto lirico. Nel film questo aspetto viene trasformato e Omar diventa un aspirante rapper ossessionato da Fabri Fibra, ma resta intatta la parte più importante: il desiderio di essere considerato un adulto capace di avere aspirazioni proprie, anziché qualcuno per cui siano sempre gli altri a decidere.

Anche Margherita viene trasformata in Irene. Nel film la protagonista vive a Roma, ha un lavoro stabile e torna a Rimini quando la madre le chiede di occuparsi per qualche giorno del fratello. È allora che scopre quanto Omar abbia le idee chiare sul proprio futuro: non vuole dipendere per sempre dalla famiglia, sogna una relazione, dei figli e una carriera nella musica. Irene decide così di sottoporlo a una sorta di corso intensivo per imparare a vivere da adulto. Dietro questo espediente narrativo si nasconde però uno degli aspetti più autobiografici del film: il rapporto tra una persona autistica e il proprio sibling, termine utilizzato per indicare il fratello o la sorella di una persona con disabilità o bisogni particolari.

Ed è proprio Margherita, più ancora di Damiano, ad aver attirato l'attenzione di Greta Scarano. La regista ha spiegato che i sibling possono crescere cercando di occupare meno spazio possibile all'interno della famiglia, perché una parte consistente delle attenzioni dei genitori viene inevitabilmente assorbita dalle necessità dell'altro figlio. Scarano li ha descritti anche attraverso l'espressione “fratelli di vetro”: persone che imparano quasi a rendersi invisibili e che possono portarsi quel bisogno di essere viste anche nell'età adulta. È esattamente ciò che il film cerca di raccontare attraverso Irene.

La vita da grandi, fonte: 01 Distribution

All'inizio sembra che il problema da risolvere sia Omar: bisogna renderlo indipendente, insegnargli a lavorare, spostarsi da solo, gestire il denaro e prepararsi a una vita nella quale i genitori non potranno proteggerlo per sempre. Ma andando avanti diventa evidente che anche Irene ha costruito la propria esistenza attorno al fratello, semplicemente scegliendo la direzione opposta e allontanandosi. La storia vera dei Tercon permette quindi a La vita da grandi di affrontare l'autismo senza trasformare Damiano/Omar esclusivamente nella sua diagnosi.

Il punto non è raccontare qualcuno che debba essere “salvato”, ma una persona che vuole essere messa nella condizione di tentare, fallire e scegliere come chiunque altro. È uno degli aspetti sottolineati anche dalle letture del film dedicate al rapporto tra disabilità e autonomia. Il legame tra realtà e finzione diventa ancora più evidente quando si arriva al talent show. Nel film Omar vuole partecipare a Yes You Can, ma anche questo passaggio nasce da qualcosa che è realmente accaduto: nel 2019 Damiano e Margherita parteciparono insieme a Italia’s Got Talent. È proprio vedendoli in quella occasione che Scarano si interessò alla loro storia.

Naturalmente, questo non significa che ogni scena di La vita da grandi debba essere letta come la ricostruzione di un episodio realmente accaduto. Il film prende la vicenda dei Tercon come punto di partenza e la trasforma attraverso personaggi e situazioni pensati per il cinema. Anche le fonti che hanno ricostruito la genesi dell'opera sottolineano come si tratti di un film ispirato a una storia vera, più che di un adattamento biografico rigoroso. C'è però qualcosa che il film conserva quasi intatto: l'idea che l'autonomia non significhi necessariamente riuscire a fare tutto da soli.

Omar vuole diventare adulto secondo i propri desideri, mentre Irene deve capire che aiutare il fratello non significa stabilire in anticipo quali traguardi siano alla sua portata. È anche per questo che dietro il titolo La vita da grandi si nasconde una domanda che riguarda entrambi. Apparentemente è Omar quello che deve imparare a diventare adulto, ma Irene scopre progressivamente che avere un lavoro, una relazione e una vita lontano dalla propria famiglia non significa necessariamente aver risolto tutto.

E la storia dei veri Damiano e Margherita rende questo ribaltamento ancora più interessante. I due hanno trasformato il loro rapporto in un progetto condiviso, raccontandosi attraverso libri, spettacoli e social e diventando conosciuti come parte dei Terconauti. La loro esperienza non viene quindi utilizzata dal film soltanto per raccontare l'autismo, ma per mostrare cosa succede quando all'interno di una famiglia qualcuno smette di chiedersi soltanto “come posso proteggerti?” e comincia a domandare “che vita vuoi vivere?”.

È probabilmente qui che La vita da grandi rimane più fedele alla storia vera che lo ha ispirato. Irene e Omar non sono Margherita e Damiano Tercon e molte delle loro esperienze sono state reinventate per il cinema. Ma la domanda al centro del film arriva direttamente dalla realtà: diventare autonomi significa davvero non avere più bisogno di nessuno, oppure significa finalmente poter scegliere di chi avere bisogno?

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