L’Amica geniale, quanto è fedele ai romanzi? I dettagli che la serie ha cambiato
Dalla Napoli del dopoguerra agli anni delle grandi trasformazioni sociali, la serie ha portato sullo schermo la tetralogia di Elena Ferrante cercando un equilibrio delicato tra fedeltà letteraria e libertà cinematografica
L’Amica geniale è uno di quei casi in cui il passaggio dalla pagina allo schermo poteva trasformarsi in un rischio enorme. Elena Ferrante, scrittrice napoletana, classe 1943, ha conquistato milioni di lettori grazie alla voce intima di Elena Greco, al rapporto tormentato con Lila e a un universo di personaggi che cambia insieme alle protagoniste. Trasformare tutto questo in una serie televisiva significava quindi trovare un linguaggio che rispettasse l’opera originale senza limitarsi a illustrarla.
Uno degli elementi che colpisce maggiormente è la volontà della produzione di conservare l'identità della saga letteraria. Ogni stagione prende infatti come riferimento uno dei quattro romanzi: L'amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta e Storia della bambina perduta. Non si tratta però di una riproduzione parola per parola. Una serie televisiva ha esigenze narrative differenti da un romanzo: alcuni passaggi devono essere trasformati in immagini, altri ampliati, mentre personaggi o situazioni che sulla pagina hanno uno spazio limitato possono diventare strumenti utili per raccontare meglio un determinato periodo storico. È proprio qui che emergono le differenze più interessanti.
Un esempio significativo riguarda una delle situazioni legate alla professoressa Galiani. Nel romanzo, quando Lenù e Lila devono recarsi a casa dell'insegnante, l'abbigliamento delle due ragazze assume una funzione precisa nel sottolineare la loro distanza dal mondo borghese che stanno per incontrare. La serie modifica questo dettaglio, rendendo più evidente l'appariscenza dell'abbigliamento di Lila e, di conseguenza, la preoccupazione di Elena per il modo in cui l'amica potrebbe essere giudicata.
La variazione è minima, ma sullo schermo funziona come un piccolo elemento per raccontare il rapporto delle protagoniste con un ambiente sociale che non conoscono. Più sostanziale è invece una differenza relativa alla vicenda della visita ginecologica. La serie modifica la successione degli eventi e il modo in cui Lila ed Elena arrivano a confrontarsi con la situazione. Nel romanzo, il rapporto tra le due amiche e il sostegno reciproco assumono un peso diverso rispetto a quanto viene mostrato nell'adattamento televisivo. Non cambia soltanto ciò che accade, dunque, ma anche il percorso psicologico attraverso il quale le protagoniste arrivano a determinate decisioni.
Ma la differenza forse più evidente emerge nella terza stagione, tratta da Storia di chi fugge e di chi resta. Il romanzo racconta la trasformazione delle due protagoniste sullo sfondo di un'Italia attraversata da tensioni politiche e sociali. La serie decide di rendere molto più visibile questo contesto. Personaggi che sulla pagina occupano uno spazio più contenuto acquistano maggiore rilevanza sullo schermo. È il caso di Mariarosa e Nadia, giovani appartenenti a un ambiente borghese coinvolte nel clima della contestazione studentesca, ma anche di Silvia, la ragazza madre la cui vicenda si intreccia con quella di Nino Sarratore.