Lavoreremo da grandi: cast e trama della commedia di Antonio Albanese su quattro amici che investono un corpo

Lavoreremo da grandi: la commedia di Antonio Albanese su quattro amici che investono un corpo. Cast, trama, incassi e analisi del film ambientato sul Lago d'Orta.

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Antonio Albanese torna dietro la macchina da presa con Lavoreremo da grandi, una commedia che ha tutte le carte in regola per farsi ricordare. Non per effetti speciali o budget stratosferici, ma per quella capacità rara di raccontare l'Italia vera, quella che raramente arriva sullo schermo. Quella delle province sospese nel tempo, dei bar dove si alza troppo il gomito, delle vite che non hanno mai trovato la loro forma definitiva.

Il film è uscito nelle sale italiane il 5 febbraio 2026, distribuito da PiperFilm in 325 cinema. Al 15 febbraio aveva già incassato quasi un milione e mezzo di euro, un risultato rispettabile per una produzione che punta più sulla sostanza che sul clamore. Centodieci minuti ambientati quasi interamente in una singola notte, con un cast corale che funziona come un meccanismo di orologeria.

I protagonisti sono quattro uomini che la vita non ha esattamente premiato. Beppe, interpretato da Giuseppe Battiston, è un idraulico taciturno che vive ancora con la madre e non ha mai conosciuto l'amore. Umberto, il personaggio che Albanese si è cucito addosso, è un ex musicista con due matrimoni falliti alle spalle e un'azienda di famiglia mandata in malora. Gigi, a cui dà volto Nicola Rignanese, è appena stato escluso dal testamento della zia, che gli ha lasciato solo trucchi e parrucche in eredità. Dettaglio che la dice lunga sul rapporto tra i due, o forse sul senso dell'umorismo della defunta. Il quarto elemento è Toni, il figlio di Umberto interpretato da Niccolò Ferrero. Un tipo sveglio, forse troppo, con una vita vissuta ai margini della legalità. Entra ed esce dal carcere come altri cambiano lavoro. Il suo ritorno alla libertà è l'occasione per riunire questo gruppetto improbabile, che si ritrova per quella che dovrebbe essere una festa ma sa più di tregua armata.

Lavoreremo da Grandi, fonte: PiperFilm



Lo sfondo è un angolo di provincia piemontese, ripreso durante le riprese sul Lago d'Orta. Un posto dove il tempo sembra essersi fermato, dove tutti si conoscono e le serate seguono sempre lo stesso copione. Finché una notte, dopo aver bevuto più del dovuto al bar del paese, i quattro decidono di mettersi in macchina. Scelta pessima. Il viaggio di ritorno prende una piega drammatica quando investono accidentalmente un corpo sull'asfalto. Albanese, che firma anche la sceneggiatura insieme a Piero Guerrera, costruisce una storia che è allo stesso tempo comica e dolorosa. Fa ridere, questo è certo. Ma dietro le battute c'è sempre qualcosa di più profondo, un'osservazione sulla condizione umana che non si accontenta della risata facile.

Il cast funziona perché ogni attore porta al personaggio sfumature che vanno oltre il canovaccio. Battiston, con la sua capacità di dire tutto senza aprire bocca, è perfetto per un Beppe che ha fatto del silenzio la sua strategia di sopravvivenza. Rignanese porta in Gigi una vulnerabilità mascherata da leggerezza. E Ferrero, nei panni di Toni, incarna quella generazione che ha imparato a cavarsela con l'astuzia più che con il lavoro onesto, non per scelta ma per necessità.

Lavoreremo da grandi conferma Albanese come uno dei registi più interessanti della commedia italiana contemporanea. Non fa film per piacere a tutti, non cerca il consenso facile, non si piega alle mode. Racconta storie di perdenti magnifici, di uomini che non hanno mai trovato il loro posto nel mondo ma che proprio per questo meritano di essere raccontati. Perché in fondo, chi non si è mai sentito inadeguato, in ritardo, fuori posto. Chi non ha mai pensato che forse, un giorno, quando saremo grandi, risolveremo tutto. Peccato che quel giorno non arriva mai.

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