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Le 8 ore di tortura sul set di Punto di Non Ritorno: la confessione di Sam Neill che trasforma la fantascienza in sfida estrema

La scomparsa di Sam Neill riporta l'attenzione su uno dei film più controversi e affascinanti della sua carriera. Punto di non ritorno fu un insuccesso al botteghino, ma negli anni è diventato un cult del fantahorror. E dietro la sua interpretazione si nasconde un retroscena che l'attore definì una vera e propria esperienza infernale.

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La scomparsa di Sam Neill all'età di 78 anni, rappresenta l'addio ad uno degli interpreti più eleganti e versatili del cinema internazionale. Per il grande pubblico resterà per sempre il paleontologo Alan Grant della saga di Jurassic Park, ma la sua filmografia è costellata di opere che hanno lasciato un segno nel cinema d'autore, nel thriller e nell'horror. Tra queste spicca senza dubbio Punto di non ritorno (Event Horizon), il visionario film diretto da Paul W. S. Anderson nel 1997, rivalutato nel tempo fino a diventare un titolo di culto.

A rendere ancora più memorabile quella produzione fu anche il sacrificio fisico affrontato dall'attore. Per trasformarsi nell'inquietante dottor William Weir durante il finale della pellicola, Neill trascorse ogni giorno otto ore sulla poltrona del trucco, un'esperienza che ricordò molti anni dopo come una sorta di autentica tortura. Nato a Omagh, nell'Irlanda del Nord, il 14 settembre 1947, Sir Nigel John Dermot Neill si trasferì da bambino in Nuova Zelanda, paese d'origine del padre. Dopo gli studi universitari in letteratura inglese, iniziò a lavorare nel cinema come documentarista prima di affermarsi come attore negli anni Settanta.

Nel corso della sua carriera diede prova di una straordinaria duttilità interpretativa, alternando produzioni hollywoodiane a film d'autore. Da Possession a Ore 10: calma piatta, passando per Caccia a Ottobre Rosso, Lezioni di piano, Il seme della follia e naturalmente la trilogia di Jurassic Park, Neill costruì una filmografia capace di attraversare generi molto diversi senza mai perdere credibilità. Negli ultimi anni aveva raccontato pubblicamente la battaglia contro un linfoma diagnosticato nel 2023, annunciando successivamente di essere riuscito a superare la malattia. Parallelamente continuava a dedicarsi alla sua azienda vinicola in Nuova Zelanda, una passione coltivata lontano dai riflettori.

Una scena di Punto di Non ritorno - Fonte: Paramount Pictures

Ambientato nel 2047, Punto di non ritorno racconta la missione della nave spaziale Lewis and Clark, inviata a investigare sulla misteriosa ricomparsa della Event Horizon, un'astronave scomparsa sette anni prima durante il collaudo di un rivoluzionario motore gravitazionale.A bordo della spedizione c'è anche il dottor William Weir, lo scienziato che aveva progettato proprio quel sistema di propulsione capace, teoricamente, di piegare lo spazio-tempo. Quella che sembra una normale operazione di recupero si trasforma rapidamente in un incubo quando l'equipaggio scopre che la nave è entrata in contatto con una dimensione oscura e maligna, capace di materializzare paure, sensi di colpa e allucinazioni.

Il confine tra fantascienza e horror si dissolve progressivamente fino a un finale estremo, nel quale lo stesso Weir diventa lo strumento della forza maligna che si è impossessata della Event Horizon. Quando uscì nelle sale nel 1997, il lungometraggio non convinse né la critica né il pubblico. Gli incassi furono inferiori alle aspettative e molti recensori lo considerarono troppo derivativo, sottolineando le somiglianze con Alien, 2001: Odissea nello spazio e Hellraiser.

Con il passare degli anni, però, il giudizio cambiò radicalmente. Grazie all'home video e alle televisioni, Punto di non ritorno venne riscoperto dagli appassionati del genere, che ne apprezzarono l'atmosfera opprimente, il design visionario e la capacità di fondere horror cosmico e fantascienza. Oggi è considerato uno dei cult più influenti degli anni Novanta, tanto da aver ispirato videogiochi come Dead Space e numerose opere successive.

Sam Neill in Punto di Non ritorno - Fonte: Paramount Pictures

Nel corso di un incontro con il pubblico al Festival del Cinema Fantastico di Sitges, Sam Neill tornò a parlare con affetto di Punto di non ritorno, rivelando però anche una certa amarezza. L'attore raccontò che la versione arrivata nelle sale differiva sensibilmente da quella realizzata durante le riprese. Secondo il suo ricordo, il montaggio finale venne accorciato in maniera significativa dai produttori, eliminando numerose sequenze girate. Neill spiegò di ricordare chiaramente scene che non comparvero mai nel film distribuito al cinema e sottolineò come, negli anni, molti fan avessero chiesto una director's cut integrale. Quel desiderio, tuttavia, non si è mai concretizzato.

L'interprete raccontò infatti che il materiale originale sarebbe stato conservato in un deposito sotterraneo ricavato in una miniera di sale, dove il tempo e le condizioni di conservazione avrebbero compromesso irrimediabilmente parte dei negativi. Per questo motivo, secondo lui, una versione completa difficilmente potrà vedere la luce. Pur riconoscendo che un montaggio più esteso avrebbe probabilmente valorizzato ulteriormente il film, Neill si disse comunque soddisfatto del risultato finale e del successo che l'opera ha conquistato negli anni.

Tra i ricordi più vividi legati al set c'è senza dubbio quello della lunga trasformazione del dottor Weir nelle sequenze finali. Per ottenere quell'aspetto mostruoso, ricoperto di protesi, ferite e sangue artificiale, Sam Neill era costretto ad affrontare un'estenuante routine quotidiana.

"Per truccarmi in quel modo, ho dovuto svegliami alla 1.00 del mattino, arrivare ai Pinewood Studios alle 2.00 e sottopormi, mezzo nudo e per la maggior parte del tempo in piedi, a 8 ore di make-up, così da esser pronto a girare per le 10.00. Eravamo in inverno e faceva piuttosto freddo, così tra una ripresa e l’altra avevano posizionato una stufa portatile dove avrei potuto scaldarmi un po’. Il calore però finiva per sciogliere il sangue finto che avevo addosso, così dovevano rimettermi il trucco lontano dalla stufetta … Un’esperienza infernale! Per fortuna la fase del ‘mostro’ durò solo un paio di settimane e poi tornai a indossare una tuta spaziale più tradizionale." Raccontava l'attore.

La storia di Punto di non ritorno dimostra come alcuni film riescano a trovare il proprio pubblico soltanto molti anni dopo l'uscita. Anche grazie all'intensità della prova di Sam Neill, il film è diventato un punto di riferimento per gli appassionati del fantahorror, in grado ancora oggi di impressionare con la sua atmosfera claustrofobica e con immagini che hanno segnato un'intera generazione di spettatori. E ripensando alle otto ore trascorse ogni giorno sotto il trucco prostetico, appare ancora più evidente quanto l'attore abbia contribuito, con professionalità e dedizione, a costruire uno dei personaggi più inquietanti della sua lunga e straordinaria carriera.

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