L'horror dimenticato di Steven Spielberg: un capolavoro da riscoprire assolutamente
Perché questo film di Spielberg del 1982 è ancora una lezione di cinema horror insuperata
C'è voluta la spietata freschezza di progetti indipendenti come Backrooms e Obsession per ridestare l'horror da un coma clinico che sembrava irreversibile, curato a colpi di sequel senz'anima e abusati jump scare da multisala.
Analizzare oggi il cult del 1982 significa riscoprire la radice di questa filosofia, un momento in cui la premiata ditta Hooper-Spielberg utilizzava la sceneggiatura come un'arma per trasformare la rassicurante provincia americana nel più claustrofobico degli incubi.
Perché Poltergeist è da riscoprire
Nato dall'ibridazione tra la visceralità sporca di Tobe Hooper e l'ossessione per la provincia magica di Steven Spielberg (che lo scrisse, lo produsse e, secondo molti, ne diresse ampie porzioni), il film resta un saggio insuperato di drammaturgia della paura.
La forza immutata di Poltergeist sta nella sua straordinaria stratificazione sociologica. Al di là della patina del cinema d'intrattenimento si agita una satira feroce dell'America reaganiana: la speculazione edilizia che costruisce quartieri residenziali sopra i cimiteri, l'alienazione televisiva che ipnotizza l'infanzia e la decostruzione della famiglia nucleare, messa a nudo nelle sue fragilità strutturali.
Spielberg recuperò le intuizioni di Night Skies (un progetto incompiuto sugli alieni ostili) per riversarle in un microcosmo suburbano in cui il fantastico non è più una promessa di meraviglia come in E.T., ma una minaccia claustrofobica. Il terrore funziona perché si insinua tra gli oggetti quotidiani, dai pagliacci di pezza agli schermi catodici sintonizzati sul nulla.
Dalla tragica scomparsa della giovanissima Heather O'Rourke alla morte violenta di Dominique Dunne, il retaggio di Poltergeist si è tinto di sfumature gotiche che trascendono la pellicola. Ma ridurlo a un mero fenomeno da brivido d'archivio sarebbe un errore imperdonabile. L'opera rimane il testamento di un'era in cui Hollywood sapeva ancora evocare i propri demoni partendo da un'idea, prima che gli algoritmi spegnessero la luce della fantasia.