Lily Collins è Audrey Hepburn: il film che racconta i segreti di Colazione da Tiffany
Dieci anni di sviluppo, un libro di Sam Wasson e una somiglianza che il pubblico aveva già notato da tempo: Lily Collins porta Hepburn al cinema, stavolta dal di dentro.
Non un biopic, ma un dietro le quinte
La notizia è circolata il 23 febbraio e ha avuto quella qualità di inevitabilità che hanno le scelte giuste: Lily Collins interpreterà Audrey Hepburn in un film dedicato alla genesi di Colazione da Tiffany, il classico Paramount del 1961 diretto da Blake Edwards. Il progetto è sviluppato da Case Study Films — la società di produzione della stessa Collins — insieme a Imagine Entertainment e al produttore Scott LaStaiti. La sceneggiatura è affidata ad Alena Smith, creatrice della serie Dickinson per Apple TV. Il regista non è stato ancora annunciato.
Il libro da cui nasce tutto
La sceneggiatura adatta Fifth Avenue, 5 A.M.: Audrey Hepburn, Breakfast at Tiffany's and the Dawn of the Modern Woman di Sam Wasson, pubblicato in Italia da Rizzoli con il titolo Colazione con Audrey. La diva, lo scrittore e il film che crearono la donna moderna. Non è un libro su Hepburn in senso biografico tradizionale: è la ricostruzione meticolosa di come nacque uno dei film più citati e riprodotti della storia del cinema, dal caos della pre-produzione all'uscita nelle sale.
I dettagli che Wasson aveva dissotterrato erano già di per sé materiale cinematografico. Truman Capote, autore della novella originale, voleva che Holly Golightly fosse interpretata da Marilyn Monroe e si sentì tradito dalla Paramount quando la parte andò a Hepburn. Un membro della troupe rischiò di essere folgorato durante le riprese della celebre sequenza d'apertura davanti alla gioielleria Tiffany & Co. sulla Fifth Avenue. Edith Head, la costumista, e Blake Edwards compaiono come personaggi a tutto tondo, non come comparse istituzionali. Il film che ne uscì nel 1961 fu candidato a cinque Oscar e ne vinse due — Colonna Sonora e Canzone Originale, con Moon River di Henry Mancini e Johnny Mercer — mentre Hepburn, pur nominata come Miglior Attrice, rimase a mani vuote.
Una somiglianza già nel DNA di Emily in Paris
Il collegamento tra la Collins e la Hepburn non nasce da un ufficio casting: lo aveva già stabilito il pubblico, spontaneamente, dal momento in cui Collins aveva cominciato a girare Emily in Paris. I lineamenti sottili, i grandi occhi scuri, una certa qualità di grazia europea leggermente fuori posto — i paragoni erano stati immediati e costanti. Collins li aveva sempre preso con ironia. Adesso li trasforma in un ruolo.
Va detto che la somiglianza fisica, per quanto reale, è la parte più superficiale della questione. Il nodo vero è se la Collins riesca a restituire quella particolare combinazione di fragilità e precisione che rendeva Hepburn irriducibile a qualsiasi schema. Holly Golightly non era una vittima, era una costruzione consapevole di sé stessa — e il film di Edwards aveva il merito di lasciare quella contraddizione intatta anziché risolverla. Il film di Collins dovrà affrontare la stessa sfida dal lato della macchina da presa.
Il peso di un'icona
Audrey Hepburn aveva vinto l'Oscar come Miglior Attrice già nel 1954 per Vacanze Romane — al suo primo ruolo da protagonista hollywoodiana, cosa che non si ripete facilmente. Colazione da Tiffany arrivò sette anni dopo, ed è rimasto il film con cui viene identificata più di qualsiasi altro, anche più di Sabrina o My Fair Lady. Il vestito nero di Hubert de Givenchy, le perle, l'occhiale da sole — sono diventati simboli che circolano indipendentemente dalla conoscenza del film.