FILM

L’IMPERO DEI SENSI: il film di Nagisa Ōshima al cinema in versione integrale restaurata

Torna al cinema dal 9 Novembre in versione integrale restaurata: L’IMPERO DEI SENSI di Nagisa Ōshima

Condividi

Dal 9 Novembre sarà distribuita per la prima volta al cinema in Italia la versione integrale restaurata de L’IMPERO DEI SENSI (Ai no korīda) di Nagisa Ōshima

SINOSSI

Tokyo, 1936. La passione travolgente tra Sada, ex geisha, e Kichizo, il padrone della locanda in cui lavora, si trasforma in un rapporto erotico totalizzante e ossessivo. Sempre più isolati dal mondo esterno, i due amanti spingono la ricerca del piacere oltre ogni limite sociale e morale, intrecciando inestricabilmente desiderio e tormento, possesso e morte.

SUL FILM

Basato su fatti realmente accaduti, il film unisce melodramma ed erotismo, mettendo in scena le conseguenze estreme di una passione senza limiti che arriva a sfociare nell'ossessione, narrata principalmente dal punto di vista emotivo e psicologico della protagonista Sada.

Pittorico quanto osceno, romantico e al contempo spietato, è il racconto di un amore libero sia nella forma sia nella sostanza che, attraverso la carnalità, riesce a diventare manifesto politico e di rigetto sia per i dettami sociali che per il nascente militarismo all'epoca di ambientazione. In un Giappone visivamente senza tempo, mentre fuori marciano i soldati, i protagonisti si donano totalmente l'uno all'altra, precipitando nel desiderio, nel possesso assoluto e nell'annientamento reciproco.

Pilastro della New Wave Giapponese, è una storia d’amore radicale e ossessiva che fa ancora discutere per la sua rappresentazione della sessualità e che conserva una straordinaria capacità di provocare il pubblico.

Eiko Matsuda nei panni di Sada Abe in una scena de L’IMPERO DEI SENSI Fonte: CG Entertainment

APPROFONDIMENTO

Per essere realizzato, il film si avvalse della presenza maggioritaria della produzione francese di Argos Films per aggirare la censura giapponese riguardo la rappresentazione esplicita degli atti sessuali, con il girato che veniva man mano spedito in Europa per essere sviluppato.

L’Impero dei Sensi rappresenta un culmine nella produzione di Ōshima: in esso condensa tematiche e stile, cristallizzando in una dinamica lineare e pura tutta una serie di rapporti di forza e tensioni che già avevano caratterizzato in modo radicale la sua produzione precedente.

Il binomio (mai antitetico) di amore e morte muove da fatti realmente accaduti e li estremizza in un affresco immersivo al contempo austero e sovraccarico. Se il sesso è esplicito, perverso, febbricitante, al contempo le maglie psicologiche dei due protagonisti s’infittiscono sempre di più fino all’ineluttabile. Ōshima sceglie di parlare della società lasciandola fuori dalla porta, narrando di corpi e menti che scelgono di tagliarsi fuori e di viversi completamente, nel rigetto delle convenzioni e nel ripudio delle regole sociali e politiche. Ōshima disegna attorno a Sada e Kichizo - esuli come in un film di Bernardo Bertolucci o Marco Ferreri - un Giappone anacronistico in cui la tradizione pulsa di colori caldi e pastosi e il progresso è un elemento estraneo e quasi senza volto (come nella parata militare in cui Kichizo si perde).

Nel loro microcosmo di amplessi sempre più estremi e sperimentazioni sadomasochistiche, i due possono finalmente diventare liberi e, al contempo, si condannano fatalmente, precipitando verso un nulla sia mentale che fisico. Presa di posizione, espressione di sé e, infine, l’oblio sono la parabola discendente di ogni rivoluzione, globale e personale, in cui il completamento corrisponde con la fine. L’Impero dei sensi è sì un film di sesso esplicito, ma prima di tutto un melodramma regressivo in cui gioia e sofferenza si fagocitano tra loro fino a diventare un tutt’uno paradossale di indipendenza e abnegazione, libertà e annichilimento, brutalità e dolcezza.

Un racconto di passione e ossessione forgiato nell’eccesso degli istinti che oggi ancora brilla non solo per la sua continua provocazione parossistica (dopotutto, ciò che all’epoca poteva risultare scandaloso e “proibito” oggi è alla portata di chiunque in pochi attimi) ma per come ogni gesto e ogni composizione visiva riesca a raccontare qualcosa di puramente umano, a livello fisico quanto sociale. Ciò in particolar modo per Sada, con la quale Ōshima scava sempre più a fondo il dolore e l’attrito tra costume e ribellione, imposizioni e libertà: è lei a essere veramente al centro di questo tableau di ascesa e (auto)distruzione, è la luce intermittente da seguire nel piacere, nell’angoscia, nella rabbia; divenuta, da oggetto, eroina controversa.

L’EPILOGO REALE [SPOILER]

Il 18 maggio 1936 Sada Abe strangolò Kichizo Ishida, gli recise i genitali e incise i loro nomi sia sul proprio braccio che sul cadavere. Fu arrestata il 24 maggio seguente in un ristorante di Tokyo, mentre beveva in uno stato euforico. Aveva con sé il membro reciso di Kichizo. Il processo mediatico fu senza precedenti e l’opinione pubblica simpatizzò ampiamente per lei, fino a renderla simbolo della ribellione alle convenzioni sociali e al patriarcato, un’eroina capace di sacrificare qualsiasi cosa in nome della libertà e della passione.


Anche per questo la condanna fu clemente: 6 anni di reclusione, dopo i quali visse dapprima sommessamente (uscì di galera nel 1941, in pieno Conflitto Mondiale), per poi ritornare sotto i riflettori nel dopoguerra, pubblicando un'autobiografia e lavorando nello spettacolo per un breve periodo, dopo il quale se ne persero definitivamente le tracce.

IL TITOLO

Censurato in diversi Paesi (ancora oggi in Giappone è impossibile reperirlo in versione priva di sfocature sui genitali), anche in Italia subì diversi blocchi da parte della Commissione prima di poter essere distribuito nelle sale. Fu infatti alla terza revisione che il film poté ricevere il nulla osta per la proiezione in pubblico. Però, secondo le norme in vigore all’epoca, la richiesta poteva essere fatta solamente due volte. Per aggirare il limite, gli venne cambiato il titolo in Ecco l’impero dei sensi. Per questa riedizione nelle sale si è scelto di mantenere il titolo originario, specificando inoltre quello originale nipponico: Ai no korīda ossia Corrida d’amore.

Quello italiano è la traduzione di quello scelto per tutto l’occidente dalla produzione francese L'Empire des sens - in cui è già velatamente presente la connotazione politica - al posto del più romantico e torbido titolo giapponese. L’asse di riferimento è completamente diverso, ponendoci immediatamente di fronte a ciò che vedremo: un confronto letale basato sulla passione e sui sentimenti, in cui l’unica vincitrice trionfante sarà la morte. Sada e Kichizo, il toro e il torero, nell’eleganza barocca del tormento e della carne destinata a perire, anche in nome dello spettacolo.

CREDITI

Argos Films presenta: L’impero dei sensi (Ai no korīda); Scritto e diretto da: Nagisa Ōshima; Con: Mariko Abe, Naomi Shiraishi, Shinkichi Noda, Komikichi Hori, Kikuhei Matsunoya, Akiko Koyama, Tomi Misubishi; Musiche: Minoru Miki; Fotografia: Hideo Itô; Luci: Kenichi Okamoto; Montaggio: Patrick Sauvion, Keiichi Uraoka; Sound Design: Tetsuo Yasuda; Scenografie e costumi: Jusho Toda; Prodotto da: Anatole Dauman, Una produzione Oshima Productions (Tokyo) e Argos Films (Parigi); Production Management: Shibata Organisation; Direttore di produzione: Shigeru Wakatsuki © 1976 Argos Films – Oshima Productions; Restaurato in 4K su iniziativa di Argos Films con il supporto del CNC - Centre national du cinéma et de l'image animée (Francia); Durata: 102 minuti; Vietato ai minori di 18 anni; Distribuzione 2026: CG Entertainment in collaborazione con Cat People

Continua a leggere su BadTaste