Lo strano caso del kolossal con Anthony Mackey da 150 millioni di dollari (che nessuno ha visto)
Un ottimo regista, un grande cast internazionale e un budget da 150 millioni di dollari e un misero incasso al botteghino per quello che potrebbe essere il peggior flop cinematografico della storia.
Ci sono flop cinematografici che fanno rumore, che scatenano dibattiti, che diventano casi di studio nelle business school. E poi ci sono quelli che semplicemente scompaiono, inghiottiti dal silenzio imbarazzato di un'industria che preferisce non parlarne. Desert Warrior appartiene a questa seconda categoria, ma con una particolarità: potrebbe essere destinato a diventare uno dei più grandi disastri commerciali nella storia del cinema.
Il film con Anthony Mackie, star del Marvel Cinematic Universe e protagonista di Captain America: Brave New World, è uscito due settimane fa in oltre mille cinema nordamericani. Il risultato è stato devastante: appena 487.848 dollari di incasso totale, con una media di 483 dollari per sala( ora in questo momento, il risultato si è aggiornato a 695 mila). Per dare un'idea della portata del fallimento, basti pensare che questo risultato colloca Desert Warrior tra i peggiori debutti di sempre al botteghino americano. Ma il dato che trasforma un semplice flop in un potenziale record negativo assoluto è il budget di produzione: 150 milioni di dollari. Una cifra mostruosa per un film che la stragrande maggioranza del pubblico non sa nemmeno che esista.La regia della pellicola è affidata a Rupert Wyatt, regista che aveva dimostrato il suo talento con L'alba del Pianeta delle scimmie (2011), ma che qui si è trovato invischiato in una produzione tormentata che ha poco a che fare con Hollywood tradizionale. Desert Warrior è infatti una produzione finanziata dall'Arabia Saudita attraverso MBC Group, girata interamente nel regno saudita. E qui inizia a delinearsi il quadro di quello che è andato storto.
Il film ha avuto una produzione travagliata che ha visto le riprese iniziare alla fine del 2021 e concludersi all'inizio del 2022, per poi sprofondare in un inferno di post-produzione durato anni. Secondo quanto riportato da Deadline in un'inchiesta approfondita pubblicata nel 2024, Rupert Wyatt abbandonò il progetto durante la fase di montaggio a causa di divergenze creative, per poi tornare successivamente.Le riprese in sé non furono particolarmente problematiche, secondo le testimonianze raccolte sul set. Il vero problema esplose in post-produzione, che si trascinò per anni tra rielaborazioni, compromessi e tentativi di salvare un progetto ormai compromesso. E qui emerge un altro elemento cruciale: una porzione significativa di quei 150 milioni di dollari non è andata direttamente nella produzione cinematografica, ma nella creazione di un'infrastruttura produttiva in Arabia Saudita. Fonti interne hanno rivelato che Neom Media, l'hub produttivo saudita, stava effettivamente costruendo le fondamenta di un'intera industria cinematografica utilizzando il budget di Desert Warrior. In pratica, il film è diventato involontariamente un investimento infrastrutturale mascherato da produzione hollywoodiana, con tutte le inefficienze e i costi aggiuntivi che questo comporta.
Vertical Entertainment ha acquisito i diritti di distribuzione per il Nord America solo a febbraio, poco prima dell'uscita. Si tratta di un distributore indipendente di piccole dimensioni, senza la capacità promozionale di un major studio. La campagna marketing è stata praticamente inesistente, il film è stato scaricato nelle sale senza alcun supporto reale, destinato a un'uscita simbolica più che a un vero tentativo di conquista del box office. Oltre a ciò, si aggiunge anche la pessima accoglienza da parte della critica, come testimoniato il 28% di recensioni positive su Rotten Tomatoes.
È importante sottolineare che questo disastro non può essere attribuito ad Anthony Mackie o agli altri attori coinvolti. Mackie rimane un interprete di talento e una presenza carismatica sullo schermo, come dimostrato dal suo lavoro nell'MCU. Anche Rupert Wyatt conserva la sua reputazione di regista capace, nonostante il risultato finale. La responsabilità di questo fallimento è sistemica, distribuita tra divergenze creative, problemi strutturali di produzione, strategie distributive fallimentari e una totale mancanza di comunicazione con il pubblico.
Desert Warrior rappresenta un caso di studio perfetto su come anche con budget stellari, cast di livello e buone intenzioni, un film possa trasformarsi in un disastro se mancano visione condivisa, gestione efficace e comprensione del mercato di riferimento. Nelle prossime settimane e mesi, mentre il film inizierà la sua distribuzione internazionale, scopriremo se questo kolossal perduto riuscirà a trovare un pubblico disposto ad accoglierlo, o se il suo destino è già segnato nei libri di storia come uno dei più grandi fallimenti commerciali mai registrati.