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L'universo Marvel ha appena ucciso uno dei suoi personaggi più importanti: duro colpo

Una morte shock che cambia la Saga del Multiverso e lascia un vuoto narrativo

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L’universo cinematografico Marvel ha costruito il proprio successo su una promessa chiara: espandersi senza perdere identità. Ma nella cosiddetta Saga del Multiverso, quella promessa ha iniziato a incrinarsi, tra nuovi volti, linee narrative parallele e un pubblico sempre più esigente.

Proprio quando sembrava difficile trovare personaggi davvero memorabili, una serie come Daredevil: Born Again era riuscita nell’impresa. E ora, con una scelta narrativa tanto drastica quanto significativa, l’MCU ha deciso di sacrificarne uno dei più riusciti.

Addio a un amato personaggio Marvel

Nel settimo episodio della seconda stagione, il destino di Daniel Blake segna un punto di non ritorno. Non si tratta semplicemente della morte di un comprimario, ma della fine di un arco narrativo che rappresentava qualcosa di raro nel panorama Marvel contemporaneo: un personaggio ambiguo, fragile, profondamente umano.

Interpretato da Michael Gandolfini, Daniel Blake era entrato in scena quasi in sordina. Assistente diligente, osservatore silenzioso, sembrava destinato a restare ai margini. E invece, episodio dopo episodio, la sua traiettoria lo ha portato sempre più vicino al cuore oscuro del potere incarnato da Wilson Fisk.

Un avvicinamento che non è mai stato gratuito, ma costruito attraverso compromessi, scelte difficili e una progressiva perdita di innocenza.

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È qui che la scrittura della serie trova uno dei suoi punti più alti. Daniel non è un eroe, né un villain nel senso classico. È un uomo che vuole contare qualcosa, che crede — forse ingenuamente — di poter migliorare il mondo dall’interno. Ma l’MCU, in questa fase, sembra meno interessato alle redenzioni facili e più disposto a mostrare il prezzo delle ambizioni.

Il suo percorso è segnato da decisioni sempre più controverse: manipolazioni mediatiche, coperture, fino al coinvolgimento diretto in azioni criminali. Eppure, anche nel momento più oscuro, resta qualcosa di irriducibile.

Un residuo di coscienza che riaffiora nel rapporto con BB Ulrich, figura chiave della sua evoluzione morale. Il legame tra i due non è mai semplice, ma è proprio in quella tensione che Daniel ritrova, almeno in parte, se stesso.

Un addio brutale

La sequenza finale è costruita con una freddezza quasi chirurgica. Tradito e messo alle strette, Daniel compie l’unica scelta possibile: lascia andare BB, accettando di affrontare da solo le conseguenze. Non c’è spettacolarizzazione, non c’è eroismo dichiarato. Solo un gesto che, nel contesto della serie, assume un peso enorme. La sua morte, brutale e improvvisa, non è un climax, ma una conclusione coerente.

E forse è proprio questo a renderla così efficace. In un universo dove la morte è spesso reversibile, negoziabile, parte di un gioco più grande, Daredevil: Born Again sceglie la strada opposta. Chi sbaglia paga. Chi esita, soccombe. E chi prova a cambiare, spesso lo fa troppo tardi.

Il risultato è una perdita narrativa che si farà sentire. Non perché Daniel Blake fosse il più forte o il più carismatico, ma perché rappresentava qualcosa di diverso: un punto di contatto tra il pubblico e un mondo sempre più distante. Un personaggio capace di sbagliare senza diventare irreparabile, di cadere senza perdere del tutto la propria umanità.

In un’epoca in cui l’MCU fatica a trovare nuove icone, eliminare una figura così sfumata è una scelta coraggiosa. O rischiosa. Dipende da come si guarda la storia. Ma una cosa è certa: con Daniel Blake se ne va uno dei ritratti più interessanti della Saga del Multiverso. E non sarà facile riempire quel vuoto.

Foto copertina: Copyright by Sony Pictures, Columbia Pictures and other relevant production studios and distributors

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