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Mandi un messaggio e vieni stalkerato, la geniale campagna promozionale di Obsession porta l'orrore nella vita reale

La campagna promozionale di Obsession potrebbe cambiare per sempre il modo di comunicare al grande pubblico un film horror, proponendo un qualcosa che mai nessun altro film horror aveva fatto.

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A volte il marketing cinematografico supera i confini del tradizionale, trasformandosi in un'esperienza che lascia il segno, e non sempre in senso positivo. È quello che sta succedendo con la campagna promozionale di Obsession, film horror in uscita il 15 maggio, che ha deciso di portare l'inquietudine oltre lo schermo, direttamente nella vita quotidiana di migliaia di persone.

Tutto è iniziato in modo innocente, con dei cartelloni pubblicitari che sono comparsi nelle strade di New York e Los Angeles con un messaggio apparentemente dolce: “I love you so so much! Text me?” (in italiano è "ti amo tantissimo. Mi mandi un messaggio?") firmato da una certa Nicki. Un invito romantico, quasi naïf, che potrebbe strappare un sorriso, ma chi conosce il genere horror sa bene che dietro l'apparente ingenuità si nasconde sempre qualcosa di più oscuro.

Con il passare dei giorni, i cartelloni hanno iniziato a mutare, con graffiti sempre più disperati e inquietanti hanno fatto la loro comparsa: Con il passare dei giorni, i cartelloni hanno iniziato a mutare, con graffiti sempre più disperati e inquietanti che hanno fatto la loro comparsa: “Are you ignoring me” (“Mi stai ignorando?”) e “You know I would do anything for you right?” (“Lo sai che farei qualsiasi cosa per te, vero?”) hanno sostituito le dichiarazioni d'amore iniziali. L'escalation visiva ha trasformato una campagna romantica in qualcosa di profondamente disturbante, come se Nicki, l'antagonista del film, stesse perdendo progressivamente il controllo.

Ma la vera genialata, o follia a seconda dei punti di vista, è stata l'elemento interattivo. Chi ha avuto il coraggio di mandare un messaggio al numero misterioso si è ritrovato catapultato in un'esperienza immersiva decisamente poco rassicurante, con Nicki che non si è limitata a rispondere: ha bombardato gli sventurati con una valanga di messaggi sempre più ossessivi.

Frasi come “I want to wear you like a sweater and keep you around with me all the time” (“Voglio indossarti come un maglione e tenerti sempre con me”) hanno iniziato a riempire gli smartphone, accompagnate da note vocali di risate maniacali che hanno fatto pentire più di uno della propria curiosità. L'elemento sonoro, in particolare, ha aggiunto un livello di immersione che ha reso l'esperienza sorprendentemente terrificante, molto più di quanto ci si potesse aspettare da una semplice campagna pubblicitaria.

La tecnica utilizzata combina sapientemente il marketing tradizionale dei billboard con strategie di guerrilla marketing e attivazione digitale. Non è la prima volta che i film horror sperimentano con campagne immersive, ma raramente si era visto un approccio così personale e invasivo, con la scelta di utilizzare i messaggi di testo, uno strumento di comunicazione intimo e quotidiano, in grado di creare un cortocircuito tra finzione e realtà che amplifica l'effetto spaventoso.

Le reazioni sui social media sono state polarizzate ma fortemente coinvolte. “The promo for the horror movie Obsession coming out has been insane and I LOVE IT” (“La promozione del film horror Obsession in uscita è stata folle e la ADORO”), ha scritto entusiasta un utente su X. Altri hanno ammesso il proprio errore di valutazione: “Deeply regret letting this bitch from the Obsession movie text me” (“Mi pento profondamente di aver lasciato che questa pazza del film Obsession mi scrivesse”) è stato il commento sincero di chi forse non aveva considerato fino in fondo le conseguenze della propria curiosità.

Dal punto di vista del branding cinematografico, questa campagna stabilisce dei veri e propri nuovi standard, poiché non si limita a informare dell'esistenza del film, ma ne anticipa il cuore della storia, immergendo il pubblico nell'atmosfera opprimente dell'ossessione ancora prima dell'acquisto del biglietto. Difatti quando gli spettatori sono entrati in sala il 15 maggio, conosceranno già Nicki, hanno in realtà già sperimentato la sua presenza invadente, avranno già avuto un rapporto, per quanto disturbante, con il personaggio... e nella vita reale.

In attesa di capire se la campagna marketing di Obsession cambierà per sempre quella degli altri film horror in uscita nei prossimi mesi, sappiamo già che gli sforzi profusi da Blumhouse Productions hanno sortito gli effetti sperati: far parlare del film, esattamente come il regista che ha spiegato la stravagante fonte di ispirazione alla storia. In un panorama mediatico saturo dove ogni prodotto compete per l'attenzione di un pubblico distratto e bombardato da stimoli, essere riusciti a creare un'esperienza memorabile e condivisibile è già una vittoria. Che poi qualcuno si penta di aver scritto a Nicki, beh, questo fa parte del divertimento... o dell'orrore, a seconda dei punti di vista.

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