Margot Robbie non era la prima scelta di Tarantino per C'era una volta a Hollywood: rivelata la verità sul casting

Jennifer Lawrence rivela di aver perso il ruolo di Sharon Tate in Once Upon a Time in Hollywood perché giudicata "troppo brutta" da internet.

Condividi

Ci sono ruoli che cambiano una carriera, parti che diventano iconiche, personaggi che si fondono indissolubilmente con chi li interpreta. Sharon Tate in C'era una volta a Hollywood è diventata Margot Robbie, in una performance eterea che ha contribuito a consolidare l'attrice australiana come una delle stelle più luminose di Hollywood. Ma poteva andare diversamente. Molto diversamente.

In una recente intervista al podcast Happy Sad Confused, Jennifer Lawrence ha sollevato il velo su uno dei casting più discussi del cinema recente, rivelando di essere stata presa in considerazione per il ruolo di Sharon Tate nel nono film di Quentin Tarantino. O almeno, questo è quello che ricorda. Con una sincerità disarmante, l'attrice premio Oscar ha ammesso: "Lui mi voleva per il ruolo, e poi tutti hanno iniziato a dire che non ero abbastanza bella per interpretare Sharon Tate".

La storia del rapporto mai concretizzato tra Lawrence e Tarantino è fatta di occasioni mancate e rimpianti. Durante l'intervista, il conduttore Josh Horowitz ha ricordato come il regista l'abbia "inseguita" per anni, offrendole ruoli che sarebbero diventati memorabili nelle mani di altre attrici. Il primo esempio è quello di The Hateful Eight, dove la parte di Daisy Domergue fu scritta originariamente per lei, ma finì a Jennifer Jason Leigh che ottenne una nomination agli Oscar. La risposta di Lawrence a quel rifiuto è stata lapidaria: "L'ho rifiutata. Non avrei dovuto farlo".



Ma il caso di C'era una volta a Hollywood è diverso, più complesso, sfumato da un'incertezza che la stessa attrice ammette candidamente: "Sono abbastanza sicura che sia vero", ha detto riferendosi alla possibilità di aver perso il ruolo a causa delle critiche online sul suo aspetto fisico. "O è una di quelle cose che ho raccontato così tante volte che ormai ci credo. No, ma sono abbastanza sicura che sia successo. Oppure non mi ha mai presa in considerazione per la parte, e internet si è comunque impegnato a chiamarmi brutta".

Jennifer Lawrence stava attraversando un periodo professionale complicato. La sua ultima nomination all'Academy era arrivata nel 2015 per Joy, seguita da una serie di film che non avevano replicato i suoi precedenti successi: X-Men Apocalypse, Passengers, Mother, Red Sparrow e X-Men Dark Phoenix avevano deluso critica o pubblico, o entrambi. Margot Robbie, al contrario, era in ascesa. Aveva ottenuto la sua prima nomination agli Oscar l'anno prima per I, Tonya, e il ruolo di Sharon Tate avrebbe consolidato la sua posizione come leading lady di calibro internazionale. La sua interpretazione della tragica attrice uccisa dalla famiglia Manson è stata elogiata per la leggerezza luminosa, per la capacità di incarnare l'innocenza e la gioia di vivere di un'epoca che stava per essere brutalmente cancellata.

Sarebbe stato diverso con Lawrence? Impossibile dirlo. Ogni attore porta la propria sensibilità, la propria fisicità, il proprio bagaglio emotivo a un personaggio. Tarantino è un regista che scrive spesso pensando a volti specifici, ma è anche capace di riscrivere completamente una parte quando l'attore giusto si materializza davanti a lui. La carriera di Lawrence, intanto, ha trovato un nuovo slancio. Don't Look Up del 2021, la satira apocalittica di Adam McKay in cui recita accanto a Leonardo DiCaprio, ha ricevuto la nomination come miglior film. Nel 2025, il suo ruolo in Die My Love di Lynne Ramsay le è valso una nomination ai Golden Globe come migliore attrice in un film drammatico. E ora si prepara a tornare nei panni di Katniss Everdeen, il ruolo che l'ha lanciata, con un cameo in The Hunger Games Sunrise on the Reaping, prequel della saga principale.

Se davvero Tarantino l'ha inseguita per anni, come suggerisce l'intervista, forse c'è ancora una possibilità che i due collaborino prima che lui appenda la macchina da presa al chiodo. Sarebbe un finale appropriato per una storia di occasioni mancate: la possibilità di trasformare un rimpianto in un'opportunità, di scrivere un ultimo capitolo insieme prima che sia troppo tardi. Nel frattempo, resta la lezione più amara di questa vicenda: il modo in cui il giudizio collettivo dell'internet può influenzare decisioni creative di alto livello. Che la storia raccontata da Jennifer Lawrence sia accurata nei dettagli o colorata dalla memoria, il fatto che sia plausibile racconta tutto quello che c'è da sapere sul potpotere tossico dei commenti online e sulla pressione estetica che le attrici, anche quelle premiate con l'Oscar, continuano a subire quotidianamente.

Fonte / FONTE
Continua a leggere su BadTaste