Marty Supreme, il finale alternativo che Josh Safdie ha dovuto eliminare all'ultimo

Josh Safdie rivela il finale tagliato di Marty Supreme: Timothée Chalamet invecchiato di 30 anni a un concerto dei Tears for Fears negli anni '80. Una scena mai girata.

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Ogni grande film ha le sue scene fantasma, quelle sequenze che esistono solo nella mente dei registi e negli aneddoti di produzione. Marty Supreme, l'ambizioso sports drama di Josh Safdie con Timothée Chalamet, non fa eccezione. Anzi, potrebbe vantare uno dei finali alternativi più affascinanti e malinconici mai concepiti per il cinema contemporaneo: una conclusione ambientata negli anni '80, con il protagonista ormai anziano a un concerto dei Tears for Fears, che riflette sulla propria giovinezza mentre risuonano le note di Everybody Wants to Rule the World.

Il film, attualmente nelle sale, racconta la storia di Marty Mauser, un giovane ambizioso del Lower East Side di New York City negli anni '50, determinato a diventare una stella del ping pong. La narrazione si sviluppa in quell'epoca di fermento e rinascita, ma secondo quanto rivelato sia dal regista che dal protagonista, l'idea originale prevedeva un salto temporale di tre decenni, portando lo spettatore direttamente nel cuore pulsante degli eighties.

Josh Safdie, che ha anche curato il montaggio del film oltre a co-scriverlo con Ronald Bronstein, ha spiegato a Variety come sia nata questa ossessione per un finale fuori tempo. Tutto è partito da un video d'archivio di una partita di tennis tavolo del British Open del 1948. Tra i giocatori, uno in particolare ha catturato la sua attenzione: un tipo nervoso, irrequieto, visibilmente pieno di sé. Un ragazzo magro che rimbalzava da tutte le parti, incapace di stare fermo, arrogante ma anche totalmente vanitoso, proprio come Marty. Quella figura è diventata il seme da cui è germogliato l'intero personaggio.

Marty Supreme - I Wonder Pictures



Ma l'ispirazione più forte per il finale alternativo è arrivata dalla musica. Safdie ha ammesso di essersi letteralmente ossessionato con Everybody Wants to Rule the World dei Tears for Fears. Ha provato a montare le immagini del film su quella canzone e ha sentito che funzionava, che c'era una connessione emotiva perfetta. L'idea era semplice quanto potente: Marty ormai vecchio, seduto a un concerto insieme alla nipote, ascolta quelle parole iconiche e ripensa alla sua gioventezza, alle ambizioni, alle vittorie e probabilmente ai rimpianti.

Un modo per chiudere il cerchio tematico del film, rendendo esplicito il destino del protagonista e offrendo una riflessione sul tempo che passa, sulle ambizioni giovanili e su cosa resta quando i riflettori si spengono. Un epilogo che avrebbe giocato sui titoli di coda, come una meditazione finale per lo spettatore.

Timothée Chalamet ha confermato l'esistenza di questa scena in un'intervista a IndieWire, aggiungendo dettagli che rendono la storia ancora più incredibile. L'attore ha rivelato di aver trascorso circa sei ore in una sessione di trucco prostetico per invecchiare di 30 anni, un lavoro simile a quello visto nel finale di Oppenheimer. Tutto era pronto: il makeup costruito, testato, perfezionato. Eppure, quella scena non è mai stata girata.

Marty Supreme - I Wonder Pictures



Il motivo? Secondo Chalamet, semplicemente sono rimasti senza tempo. Una di quelle contingenze produttive che capitano anche nei progetti più ambiziosi, dove le giornate di riprese hanno limiti fisici e budget da rispettare. L'attore ha ammesso che è stato un peccato, considerando tutto il lavoro preparatorio già completato. La scena avrebbe dovuto chiarire ulteriormente il tema del futuro di Marty, cosa ne sarebbe stato di lui dopo gli eventi principali del film.

Il fatto che questo finale sia stato scartato solleva domande sul montaggio finale del film. Come si conclude davvero Marty Supreme? Safdie ha optato per un finale più contenuto temporalmente, che rimane fedele all'ambientazione anni '50? O ha trovato un altro modo per suggerire il futuro del personaggio senza mostrarlo esplicitamente? Sono scelte autoriali che definiscono l'esperienza cinematografica finale.

Certo è che questa rivelazione aggiunge uno strato ulteriore di interesse attorno al film. Gli appassionati di cinema amano queste storie di "cosa sarebbe potuto essere", i famosi what-if che popolano le mitologie produttive. Scene tagliate, finali alternativi, versioni del regista: sono tutti elementi che arricchiscono la conversazione attorno a un'opera.

Fonte / IndieWire.com
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