Marty Supreme, Timothée Chalamet rifiutò la controfigura: la scena "estrema" girata dall'attore protagonista

Timothée Chalamet ha rifiutato la controfigura per la scena delle sculacciate in Marty Supreme, insistendo per usare il proprio corpo e sopportare colpi reali.

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Il cinema è sempre stato terreno di dedizione estrema, ma quello che è accaduto sul set di Marty Supreme solleva interrogativi su quanto lontano un attore sia disposto a spingersi per l'autenticità. Timothée Chalamet, protagonista del nuovo film di Josh Safdie, ha dimostrato un livello di devozione che ha lasciato senza parole persino il suo co-protagonista Kevin O'Leary, l'imprenditore e volto noto di Shark Tank qui al suo debutto cinematografico in un ruolo significativo.

Nel film, uscito nelle sale il 25 dicembre 2025, Chalamet interpreta Marty Mauser, un giocatore professionista di ping-pong che non si tira mai indietro davanti a una sfida. Quella stessa determinazione, a quanto pare, ha pervaso anche la produzione. In una delle scene più memorabili e discusse della pellicola, il personaggio di Marty deve sottomettersi a una umiliazione pubblica per ottenere il finanziamento necessario a una rivincita in Giappone contro il suo rivale Koto Endo.

La scena in questione vede Marty supplicare il magnate Milton Rockwell, interpretato da O'Leary, di finanziare l'incontro dopo aver inizialmente rifiutato la sua offerta. Rockwell, amareggiato dal primo rifiuto, chiede un prezzo: Marty deve lasciarsi sculacciare davanti a un pubblico. È una scena di potere, umiliazione e disperazione, il tipo di momento che definisce un personaggio e richiede una recitazione viscerale.

Marty Supreme - I Wonder Pictures



Quello che nessuno si aspettava è che Chalamet rifiutasse categoricamente qualsiasi compromesso tecnico. In un'intervista rilasciata a Business Insider, O'Leary ha rivelato che la produzione aveva predisposto tutto secondo i protocolli standard di Hollywood: una controfigura per le inquadrature del corpo e una pagaia scenica progettata per attutire l'impatto. Ma quando Chalamet arrivò sul set, tutto cambiò.

"Avevamo un sedere sostitutivo e una pagaia finta che teoricamente non avrebbe trasmesso la forza completa", ha raccontato O'Leary. "All'improvviso, Chalamet è arrivato sul set e ha detto: 'No, se questo sedere deve essere immortalato, sarà il mio'". La dichiarazione dell'attore, diretta e priva di ambiguità, ha colto tutti di sorpresa. Non si trattava di un capriccio da divo, ma di una scelta artistica precisa: l'autenticità della performance doveva passare attraverso la realtà fisica dell'esperienza.

Quello che seguì fu una serie di riprese che O'Leary descrive come quasi surreali. La pagaia scenica si è spezzata quasi immediatamente, costringendo la produzione a utilizzare una pagaia vera per il resto delle riprese. O'Leary stima che Chalamet abbia sopportato più di una dozzina di colpi nel corso delle varie riprese necessarie per ottenere la scena perfetta. E il regista Josh Safdie, noto per il suo approccio viscerale e senza compromessi dopo film come Uncut Gems, non solo ha approvato questa scelta ma l'ha spinta oltre.

Marty Supreme - I Wonder Pictures



"Josh continuava a dire: 'Più forte. Più forte'", ha raccontato O'Leary. "E quella in cui vedi il viso di Chalamet esplodere, quella in cui ho davvero colpito forte il suo sedere, è quella che è finita nel film". Il risultato è una scena che trasuda autenticità, dove la reazione dell'attore non è simulata ma genuinamente fisica ed emotiva.

La scena delle sculacciate non è semplicemente un momento provocatorio inserito per shock value. Nel contesto narrativo, rappresenta il punto più basso del protagonista, il momento in cui la sua ambizione lo costringe a sacrificare la propria dignità. È un turning point emotivo che richiede una performance totalmente credibile, e Chalamet ha scelto di renderla credibile attraverso l'esperienza diretta piuttosto che attraverso la simulazione.

Questa dedizione estrema non è nuova per Chalamet. L'attore ha già dimostrato in precedenti progetti la sua disponibilità a immergersi completamente nei personaggi, che si tratti di imparare a suonare strumenti musicali, modificare radicalmente il proprio aspetto fisico o sottoporsi a allenamenti intensivi. Per Marty Supreme ha dovuto padroneggiare le tecniche del ping-pong professionale, un'abilità che richiede anni per essere sviluppata a livelli competitivi.

Josh Safdie ha costruito la sua reputazione su film che mettono i personaggi e gli attori sotto pressione estrema, creando situazioni di tensione insostenibile che rivelano verità profonde sulla natura umana. Con Marty Supreme, e con un interprete disposto a tutto per servire la visione del regista, ha trovato la combinazione perfetta per esplorare temi di ambizione, umiliazione e redenzione attraverso la lente peculiare del mondo competitivo del ping-pong professionale.

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