Matilda De Angelis è più fragile che mai: la nuova (e ultima) stagione di Lidia Poët approda su Netflix
Matilda De Angelis trasforma una figura storica dimenticata in un'eroina che attraversa i confini. L'ultima stagione di Lidia Poët su Netflix è pronta a sorprendere il pubblico.
La Torino di fine Ottocento, i colori sgargianti dei costumi d'epoca, una donna che combatte in un mondo che non è ancora pronto per lei. La legge di Lidia Poët è tornata su Netflix con la terza stagione, e questa volta è quella definitiva. Sei episodi per chiudere in bellezza una delle serie italiane più amate e viste a livello internazionale, un primato importante per una produzione che ha saputo trasformare una figura storica dimenticata in un'eroina popolare capace di attraversare i confini.
Il produttore Matteo Rovere, che ha creduto nel progetto fin dall'inizio, non ha dubbi sulla scelta di fermarsi qui: "Abbiamo avuto il privilegio di sapere quando finire il suo arco narrativo. Tre per noi è il numero perfetto". Tre stagioni, dunque, per raccontare la storia della prima avvocata d'Italia, interpretata da una Matilda De Angelis che in cinque anni si è trasformata in uno dei volti italiani più riconoscibili nel mondo e in una delle attrici più brave della sua generazione.Siamo nell'aprile del 1887. Enrico Poët è ormai deputato del Regno e fa la spola tra Roma e Torino portando avanti in commissione la legge sul voto alle donne ispirata da sua sorella Lidia, la quale continua ad affiancarlo nei casi più scomodi, quelli che nessun altro studio accetterebbe. Il caso più importante della stagione ha però il volto di Grazia Fontana, la migliore amica di Lidia, accusata di aver ucciso il marito violento.
In questi nuovi episodi della serie si nota una maggiore malinconia di fondo, un caotico reticolo di storie e, soprattutto, la scarsa presenza di quello humour alla piemontese che aveva regalato carattere anche ai momenti più drammatici e sentimentali delle stagioni precedenti. Matilda De Angelis è Lidia, il centro di gravità intorno a cui tutto ruota da tre stagioni a questa parte ed accanto a lei troviamo Eduardo Scarpetta, che torna nei panni di Jacopo Barberis, il giornalista che con Lidia ha un legame mai del tutto risolto, fatto di slanci e silenzi, di partenze e ritorni.
Precisiamo che La legge di Lidia Poët lascia intatti l'originalità del soggetto e il modo di narrarlo. Le location, la bella direzione e un ottimo e affiatato cast di attori mantengono una collaudata e piacevole sensazione di comfort. La possibilità di cambiare il destino delle donne è ora concreta, e Lidia si trova ad affrontare la sfida più grande: dimostrare che una donna che subisce violenza ha il diritto di difendersi, anche quando questo significa attraversare i confini imposti dalla legge. Una sfida che la rende molto più fragile rispetto al passato.Questa terza stagione vuole sorprendere il pubblico poiché è la più matura dell'intera serie, ma anche la più malinconica. Lidia deve decidere tra amore e carriera, tra il desiderio di una vita normale e la missione di cambiare le regole di un'intera società. Il processo a Grazia diventa una metafora più ampia: è il processo all'Italia stessa, alle sue leggi ingiuste, ai suoi pregiudizi radicati.
La serie mantiene quindi la sua capacità di parlare al presente attraverso il passato, affrontando temi tremendamente attuali come la violenza di genere, il diritto all'autodeterminazione femminile, la difficoltà di bilanciare vita privata e ambizioni professionali. Il messaggio finale è chiaro: se continuiamo a combattere, prima o poi qualcosa cambierà. E Lidia Poët, con la sua irriverenza, la sua intelligenza e la sua ostinazione, resta un modello di resistenza che attraversa i secoli.