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Me contro Te, il matrimonio divide: la stoccata di Selvaggia Lucarelli fa discutere sui social e non solo

Le nozze di Luì e Sofì si trasformano in un grande evento davanti a migliaia di fan paganti. Tra spettacolo, social e business, arriva la critica di Selvaggia Lucarelli, che riapre il dibattito sul confine tra vita privata e monetizzazione.

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Per anni il matrimonio di Luì e Sofì è stato uno degli appuntamenti più attesi dalla loro enorme community, e come era prevedibile sabato 5 settembre, il tanto annunciato “sì” di Luigi Calagna e Sofia Scalia non è rimasto confinato alla dimensione privata. I Me contro Te hanno scelto di trasformare le nozze in un vero e proprio evento-spettacolo all'Unipol Dome di Milano, davanti a circa seimila persone.

Una scelta perfettamente coerente con il percorso della coppia, che ha costruito il proprio successo mettendo in scena gran parte della propria vita professionale e del proprio universo creativo davanti al pubblico. Il matrimonio, però, ha inevitabilmente sollevato una domanda, anche tra i volti noti della televisione: dove finisce la celebrazione privata e dove comincia il prodotto destinato ai fan?

La risposta, almeno nelle modalità scelte dai due creator, sembra essere piuttosto sfumata. I posti erano acquistabili a prezzi differenti, mentre per chi voleva incontrare personalmente gli sposi era disponibile anche un upgrade Meet&Greet. TicketOne indicava un costo di 250 euro per l'integrazione dedicata a un bambino e al suo accompagnatore, con ingresso riservato, merchandising esclusivo e incontro con Luì e Sofì.

Questo aspetto ha attirato l'attenzione di Selvaggia Lucarelli. La giornalista ha affidato ai social un commento particolarmente tagliente sul matrimonio, definendo quella formata da Luì e Sofì la “coppia più distopica del 2026”. Il punto della sua critica non riguarda soltanto la scelta di celebrare le nozze davanti al pubblico, ma soprattutto l'idea di trasformare un momento tradizionalmente intimo in un appuntamento al quale assistere acquistando un biglietto.

“Ieri la coppia più distopica dell’anno 2026, I Me contro te, ha celebrato il suo matrimonio in un palazzetto facendo pagare il biglietto a migliaia di famiglie con bambini” – scrive Lucarelli – “Sono multimilionari, ma non hanno perso l’occasione di mercificare anche il “Sì, lo voglio”. Che poi è “Sì voglio sempre di più, perché i soldi non bastano mai”. Lucarelli ha inoltre messo in relazione l'operazione con il matrimonio dei Ferragnez, ricordando come anche quelle nozze fossero diventate un enorme evento mediatico.

Il paragone è tutt'altro che casuale. Nel suo commento, infatti, la giornalista ha evidenziato come il matrimonio di Chiara Ferragni e Fedez, celebrato nel 2018, rappresentasse già una delle massime espressioni del matrimonio trasformato in contenuto social. Secondo Lucarelli, con i Me contro Te si sarebbe fatto un ulteriore passo verso la commercializzazione dell'evento. La sua contestazione è quindi rivolta soprattutto alla monetizzazione del “sì”: una provocazione che ha inevitabilmente acceso la discussione online.

Al di là delle polemiche, c'è un dato che non può essere ignorato: migliaia di persone hanno scelto di esserci. Per molti bambini e ragazzi non si trattava semplicemente di assistere a un matrimonio, ma di partecipare a un appuntamento con due personaggi che hanno accompagnato una parte della loro infanzia. Il fenomeno, inoltre, non riguarda esclusivamente i più piccoli. Una parte del pubblico dei Me contro Te è cresciuta insieme a Luì e Sofì e oggi appartiene a una fascia di giovani adulti che continua a seguirli. È anche per questo che l'evento ha assunto le caratteristiche di uno spettacolo intergenerazionale.

Le immagini dell'Unipol Dome hanno mostrato un'atmosfera più vicina a quella di un grande concerto che a una classica cerimonia nuziale. Sul palco non sono mancati musica, coreografie, scenografie e personaggi legati all'universo della coppia. La dimensione spettacolare era dunque parte integrante del progetto. E questo ha fatto nascere un altro interrogativo: quello relativo alla natura effettivamente civile della cerimonia. Il Comune di Milano avrebbe infatti chiarito che l'arena non è una sede autorizzata per la celebrazione di matrimoni civili. Da qui l'ipotesi che l'eventuale formalizzazione legale delle nozze possa essere avvenuta separatamente e che quanto mostrato al pubblico fosse una celebrazione scenografica pensata per i fan.

È un dettaglio tutt'altro che secondario, perché aggiunge un ulteriore livello alla discussione: il pubblico ha assistito al matrimonio o alla sua rappresentazione televisiva e social? La critica di Selvaggia Lucarelli, dunque, va oltre il semplice giudizio: non è soltanto il matrimonio dei Me contro Te a far discutere, ma il modello di celebrity economy che rappresenta. Un sistema nel quale il pubblico, un certo tipo di pubblico, non si limita più a guardare la vita dei propri idoli: è disposto ad acquistare un posto per assistervi, partecipare all'evento e, pagando ancora di più, avvicinarsi ai protagonisti.

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