FILM

Mel Gibson sfida Tina Turner in un'arena brutale, in questo cult post-apocalittico oggi in TV

Mad Max oltre la sfera del tuono (1985): Mel Gibson contro Tina Turner nel Thunderdome. Trama, cast e analisi del terzo capitolo della saga post-apocalittica.

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Nel 1985, George Miller e George Ogilvie portavano nelle sale il terzo capitolo della saga di Mad Max, un film che avrebbe segnato un punto di svolta nell'intera franchise post-apocalittica. Mad Max oltre la sfera del tuono rappresenta un'evoluzione rispetto ai precedenti capitoli, ampliando l'universo narrativo e introducendo elementi che, all'epoca, apparvero tanto audaci quanto divisivi: un cast stellare guidato da Mel Gibson e Tina Turner, scenografie più elaborate e un tono che oscillava tra la brutalità distopica e una narrativa quasi fiabesca. L'appuntamento in TV è per oggi, 12 luglio 2026, in prima serata su Iris (canale 22) alle 21.15.

Il film si apre in un'Australia ridotta a un deserto apocalittico, dove Max Rockatansky, l'ex poliziotto divenuto guerriero vagabondo, si ritrova derubato del suo veicolo e dei suoi averi da Jedediah, un pilota opportunista. La perdita del mezzo, elemento identitario fondamentale del personaggio sin dal primo film, costringe Max a proseguire a piedi fino a Bartertown, una città-stato nata dalle ceneri della civiltà e governata dalla legge del più forte. Bartertown è un microcosmo di sopravvivenza brutale, dove il baratto sostituisce il denaro e la violenza regola ogni aspetto della convivenza. A comandare è Aunty Entity, interpretata da una Tina Turner al culmine della sua carriera musicale, che porta sullo schermo un carisma magnetico e una presenza scenica che trascende il ruolo di semplice villain.

Aunty Entity non è solo una despota spietata: è una leader pragmatica che ha costruito un ordine nel caos, sfruttando l'energia prodotta da escrementi di maiali per alimentare la città. È un personaggio complesso, capace di negoziare e manipolare, ma anche di mostrare rispetto per chi dimostra valore. Per recuperare i suoi beni, Max accetta un patto diabolico: deve eliminare Blaster, un gigante dal fisico imponente che, insieme a Master, un nano geniale, controlla la produzione energetica della città. Il duo Master-Blaster rappresenta una minaccia al potere di Aunty, e Max diventa lo strumento della sua vendetta. Il confronto deve avvenire all'interno del Thunderdome, la Cupola del Tuono, un'arena dove vige una regola semplicissima e terribile: due uomini entrano, uno solo esce vivo.

La sequenza del duello nel Thunderdome è diventata iconica nel cinema d'azione. L'arena è una gabbia sferica attraversata da corde elastiche, dove i combattenti si lanciano come acrobati in un balletto mortale. Max si trova faccia a faccia con Blaster in uno scontro che mette alla prova non solo la sua resistenza fisica, ma anche il suo ingegno. La coreografia della lotta trasforma il combattimento in un rituale tribale, una celebrazione della violenza come unica forma di giustizia rimasta. Tuttavia, quando Max scopre che Blaster ha la mente di un bambino, nonostante il corpo di un gigante, si rifiuta di ucciderlo. È un momento di umanità in un mondo disumanizzato, che costa caro al protagonista: Aunty Entity, delusa e umiliata, lo condanna all'esilio nel deserto, legato a un cavallo e lasciato a morire sotto il sole cocente. È qui che il film compie una virata narrativa inaspettata.

La seconda metà del film abbandona in parte l'estetica grezza dei primi Mad Max per abbracciare una narrazione più avventurosa, quasi spielberghiana. Il gruppo di ragazzi, guidati dalla determinata Savannah Nix, decide di tentare il ritorno a Bartertown contro il volere di Max, innescando una serie di eventi che porteranno a un confronto finale esplosivo. Max, suo malgrado, diventa il loro protettore e li guida in una fuga rocambolesca attraverso il deserto e di nuovo dentro le mura di Bartertown. Il finale è un crescendo di azione pura: inseguimenti su veicoli improvvisati, esplosioni, duelli e tradimenti. Jedediah, il pilota che aveva derubato Max all'inizio, riappare in un momento cruciale, offrendo un'ancora di salvezza con il suo aereo.

La sequenza culmina con Max che si sacrifica per permettere ai ragazzi di fuggire, rimanendo indietro per affrontare Aunty Entity e i suoi uomini. È un gesto di redenzione per un personaggio che, film dopo film, cerca di sfuggire alla propria umanità ma finisce sempre per riabbracciarla. Dal punto di vista tecnico, Mad Max oltre la sfera del tuono è un salto qualitativo rispetto ai predecessori. Il budget più generoso ha permesso a Miller di costruire scenografie impressionanti, di arruolare stuntmen di alto livello e di curare una fotografia che cattura la desolazione del deserto australiano con una precisione pittorica. Le musiche di Maurice Jarre, affiancate dalla celebre "We Don't Need Another Hero" cantata da Tina Turner, hanno contribuito a rendere il film un fenomeno anche al di fuori delle sale cinematografiche.

Eppure, il film ha diviso critica e pubblico. Alcuni hanno apprezzato l'ambizione narrativa e l'espansione del mondo di Mad Max, altri hanno lamentato una perdita di grinta rispetto ai capitoli precedenti, soprattutto a Fury Road, che sarebbe arrivato trent'anni dopo. La presenza dei bambini, in particolare, è stata vista da alcuni come un tentativo di rendere il film più commerciale, allontanandolo dal cinismo nichilista che aveva reso unica la saga. Tuttavia, con il passare degli anni, Mad Max oltre la sfera del tuono è stato rivalutato come un tassello fondamentale della mitologia di Max Rockatansky, un film capace di esplorare temi come la speranza, la leadership e il sacrificio senza tradire l'anima action della franchise.

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