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Michael Douglas, emerge la verità sullo scontro con Julia Roberts: gli insulti e gli attacchi alla collega

Michael Douglas racconta nel memoir lo scontro con Julia Roberts, le scuse e gli eccessi di quegli anni, tra alcol, carriera e rimpianti.

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Michael Douglas ha deciso di riportare alla luce un episodio del passato che per anni è rimasto tra i suoi ricordi più scomodi. Nel suo Memoir, l'attore racconta infatti cosa accadde con Julia Roberts durante una festa legata ai Golden Globes. La vicenda risale agli anni di Linea mortale, quando Douglas era produttore del film diretto da Joel Schumacher. Al centro dello scontro ci fu un momento vissuto dall'attore come particolarmente delicato, complicato dall'alcol e dagli eccessi di quel periodo. A distanza di oltre trent'anni, Douglas ricostruisce quella serata assumendosi completamente la responsabilità della propria reazione.

Per capire perché quella serata abbia avuto un peso così grande, bisogna tornare al contesto di Linea mortale (Flatliners), thriller fantascientifico arrivato al cinema nel 1990 con la regia di Joel Schumacher. Douglas ne era il produttore e nel cast figuravano, tra gli altri, Julia Roberts, Kiefer Sutherland, Kevin Bacon, William Baldwin e Oliver Platt. Durante una festa collegata ai Golden Globes, Douglas si trovava al bar insieme al figlio Cameron, che aveva appena tredici anni.

Secondo il suo stesso racconto, vide Roberts mettere un braccio intorno al ragazzo e avvicinarsi a lui con atteggiamento affettuoso. L'attore interpretò quella scena in modo molto negativo e, anche a causa del suo stato di alterazione, reagì immediatamente. Prima intimò a Roberts di allontanarsi dal figlio, poi fece riferimento al Golden Globe che l'attrice aveva conquistato per Fiori d'acciaio, rivolgendole un insulto estremamente volgare. Oggi Douglas riconosce senza esitazioni che quella reazione fu sproporzionata.

La situazione apparve ancora più seria il mattino seguente, quando Rick Bieber, socio di Douglas nella produzione, lo contattò per dirgli che era necessario parlare. Fu in quel momento che l'attore comprese davvero la portata dell'accaduto e ammise di aver oltrepassato il limite nei confronti di una delle giovani attrici più importanti di Hollywood in quel momento. Douglas provò quindi a ricucire immediatamente lo strappo, fece recapitare delle rose a Roberts insieme alle proprie scuse e successivamente si presentò di persona negli uffici della produzione per chiedere perdono sia a lei sia a Kiefer Sutherland. Le scuse vennero accettate e l'incidente non impedì alla produzione di arrivare alla conclusione del film. Sul piano personale, però, il rapporto con Roberts non tornò quello di prima. Douglas racconta infatti di essere rimasto amico di Sutherland, mentre con l'attrice il legame non si consolidò allo stesso modo.

Il significato del racconto diventa più ampio se inserito nel periodo della vita di Douglas descritto in One Helluva Ride. Nel memoir l'attore non utilizza l'episodio soltanto per raccontare una vecchia tensione hollywoodiana, ma lo collega agli anni in cui la sua vita era segnata da pesanti eccessi, tra abuso di alcol e uso di cocaina. Douglas spiega anche di aver vissuto diversamente il rapporto con gli eccessi quando lavorava come attore rispetto a quando si trovava dietro la macchina da presa, la maggiore pressione della recitazione lo portava a mantenere un controllo più rigido, mentre il ruolo di produttore gli dava una sensazione di libertà che favoriva uno stile di vita meno regolato. È proprio in questo quadro che colloca anche quella notte con Roberts, considerandola uno degli episodi che meglio rappresentano il periodo autodistruttivo che avrebbe poi affrontato.

Il Memoir, del resto, non si limita a questo singolo incidente. Douglas ripercorre oltre mezzo secolo di carriera, dal peso iniziale del cognome Douglas, ereditato dal padre Kirk, fino all'Oscar ottenuto come produttore per Qualcuno volò sul nido del cuculo e a quello conquistato come attore per Gordon Gekko in Wall Street. Allo stesso tempo affronta anche gli aspetti più difficili della sua vita privata, dagli eccessi alle infedeltà, dal rapporto con il padre alle vicende del figlio Cameron, passando per il matrimonio con Diandra Luker, la lunga relazione con Catherine Zeta-Jones e la malattia. Tra i tanti film che hanno segnato la sua carriera c'è anche Don't Say a Word, thriller psicologico del 2001 con Brittany Murphy, tornato recentemente sotto i riflettori grazie alla sua disponibilità su Prime Video e alla riscoperta della performance dell'attrice.

È in questa prospettiva che va letto anche il ricordo dello scontro con Julia Roberts, non come una vecchia faida da riaccendere, ma come l'ammissione di un errore che Douglas, ancora oggi, considera profondamente imbarazzante. A più di trent'anni di distanza, la frase pronunciata quella sera resta soprattutto la fotografia di un momento in cui l'attore riconosce di aver perso il controllo e di cui, nel raccontare oggi la propria storia, non cerca di nascondere la responsabilità.

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