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Michael: il film sul Re del Pop resta nella zona di comfort (e la scelta divide i fan)

Il biopic Michael su Jackson si ferma al 1988, prima delle accuse. Domingo rivela perché e apre a un possibile sequel sugli anni controversi.

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Mentre Michael, il biopic diretto da Antoine Fuqua sulla vita del Re del Pop, conquista le sale cinematografiche con incassi da record, una domanda aleggia nei commenti online e nelle conversazioni all'uscita dei cinema: perché il film si ferma al 1988, cinque anni prima delle accuse di abusi sessuali su minori che hanno segnato indelebilmente la figura di Michael Jackson'

La risposta arriva direttamente da Colman Domingo, attore candidato all'Oscar che interpreta Joe Jackson, il padre dell'artista. Ospite del Today show, Domingo ha spiegato con chiarezza i confini temporali scelti per la narrazione: "Il film copre un periodo che va dagli anni Sessanta al 1988, quindi non affronta le prime accuse. Ci siamo concentrati sulla nascita di Michael, su un ritratto intimo di chi fosse davvero, attraverso i suoi occhi. Questo è il film, questo è ciò che racconta".

Una scelta narrativa che non è passata inosservata, soprattutto considerando la complessità della figura di Jackson e l'eredità controversa che si porta dietro. Le accuse emerse per la prima volta nel 1993 hanno rappresentato uno spartiacque nella percezione pubblica dell'artista, un tema che molti si aspettavano di vedere affrontato, o quantomeno menzionato, in un'opera che si propone di raccontare la sua storia.

Ma c'è di più. Domingo ha lasciato aperta una porta: "Esiste la possibilità di una seconda parte che potrebbe occuparsi di altri eventi accaduti successivamente. Questo film parla della formazione di Michael, di come è stato cresciuto e di come ha cercato di trovare la sua voce come artista solista".

Dietro le quinte, la produzione di Michael è stata tutt'altro che lineare. Secondo quanto riportato da Deadline, il primo montaggio del film superava le tre ore e mezzo e si concludeva con l'apparizione di un accusatore, un dettaglio problematico considerando che l'accordo tra la persona in questione e la proprietà di Jackson garantiva che non sarebbe mai stata rappresentata in forma drammatica. Un particolare che lo stesso estate di Michael Jackson, nel dare il via libera al progetto, aveva apparentemente trascurato.

Per correggere il tiro, la produzione è tornata sul set lo scorso maggio per girare 22 giorni aggiuntivi di riprese, con l'obiettivo di realizzare un nuovo finale. In quel periodo, Lionsgate ha persino valutato la possibilità di dividere il materiale in due film separati. La vicenda giudiziaria di Michael Jackson è complessa e dolorosa. Nel 2003, l'artista fu accusato di sette capi d'imputazione per molestie su minore e due per somministrazione di alcolici a un minore.

Jackson negò con forza tutte le accuse, si dichiarò non colpevole e fu assolto da ogni capo d'accusa nel 2005. Dopo la sua morte, avvenuta nel 2009, altri accusatori si sono fatti avanti, alimentando un dibattito che continua a dividere fan, critici e opinione pubblica. La decisione di concentrarsi esclusivamente sugli anni formativi e sul periodo di massimo splendore creativo di Jackson solleva interrogativi sul ruolo del cinema biografico.

Quando si racconta la vita di una figura così divisiva, quanto è lecito selezionare, omettere, riconfigurare la narrazione? Michael sceglie di celebrare l'artista, la sua ascesa, il genio musicale, lasciando fuori campo le ombre che hanno oscurato la sua immagine pubblica negli ultimi decenni di vita. È una scelta legittima dal punto di vista artistico, ma inevitabilmente parziale. Il film si presenta come un ritratto intimo, una celebrazione autorizzata dalla stessa estate dell'artista, e in questo senso mantiene una coerenza interna.

Racconta la trasformazione di un bambino prodigio in una stella mondiale, il rapporto difficile con un padre autoritario, la ricerca disperata di un'identità artistica autonoma. Resta il fatto che molti spettatori usciranno dalla sala con la sensazione di aver visto solo metà della storia. E forse è proprio questo il calcolo: lasciare spazio a un secondo capitolo, più oscuro, più controverso, più difficile da realizzare ma potenzialmente altrettanto redditizio.

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