Michael: il film sul Re del Pop resta nella zona di comfort (e la scelta divide i fan)
Il biopic Michael su Jackson si ferma al 1988, prima delle accuse. Domingo rivela perché e apre a un possibile sequel sugli anni controversi.
Mentre Michael, il biopic diretto da Antoine Fuqua sulla vita del Re del Pop, conquista le sale cinematografiche con incassi da record, una domanda aleggia nei commenti online e nelle conversazioni all'uscita dei cinema: perché il film si ferma al 1988, cinque anni prima delle accuse di abusi sessuali su minori che hanno segnato indelebilmente la figura di Michael Jackson'
Una scelta narrativa che non è passata inosservata, soprattutto considerando la complessità della figura di Jackson e l'eredità controversa che si porta dietro. Le accuse emerse per la prima volta nel 1993 hanno rappresentato uno spartiacque nella percezione pubblica dell'artista, un tema che molti si aspettavano di vedere affrontato, o quantomeno menzionato, in un'opera che si propone di raccontare la sua storia.
Ma c'è di più. Domingo ha lasciato aperta una porta: "Esiste la possibilità di una seconda parte che potrebbe occuparsi di altri eventi accaduti successivamente. Questo film parla della formazione di Michael, di come è stato cresciuto e di come ha cercato di trovare la sua voce come artista solista".
Per correggere il tiro, la produzione è tornata sul set lo scorso maggio per girare 22 giorni aggiuntivi di riprese, con l'obiettivo di realizzare un nuovo finale. In quel periodo, Lionsgate ha persino valutato la possibilità di dividere il materiale in due film separati. La vicenda giudiziaria di Michael Jackson è complessa e dolorosa. Nel 2003, l'artista fu accusato di sette capi d'imputazione per molestie su minore e due per somministrazione di alcolici a un minore.
Jackson negò con forza tutte le accuse, si dichiarò non colpevole e fu assolto da ogni capo d'accusa nel 2005. Dopo la sua morte, avvenuta nel 2009, altri accusatori si sono fatti avanti, alimentando un dibattito che continua a dividere fan, critici e opinione pubblica. La decisione di concentrarsi esclusivamente sugli anni formativi e sul periodo di massimo splendore creativo di Jackson solleva interrogativi sul ruolo del cinema biografico.
Racconta la trasformazione di un bambino prodigio in una stella mondiale, il rapporto difficile con un padre autoritario, la ricerca disperata di un'identità artistica autonoma. Resta il fatto che molti spettatori usciranno dalla sala con la sensazione di aver visto solo metà della storia. E forse è proprio questo il calcolo: lasciare spazio a un secondo capitolo, più oscuro, più controverso, più difficile da realizzare ma potenzialmente altrettanto redditizio.