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Michael, Spike Lee al vetriolo contro i critici che attaccano il film: "Non capite nemmeno la cronologia"

Spike Lee difende il biopic Michael su Jackson dalle critiche: il film copre il periodo 1966-1988, prima delle accuse del 1993. Scopri la sua risposta ai detrattori.

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Il nuovo biopic su Michael Jackson ha scatenato un terremoto di polemiche ancora prima dei titoli di coda. Michael, diretto da Antoine Fuqua e interpretato dal nipote del Re del Pop, Jaafar Jackson, è stato bersagliato dalla critica per una scelta narrativa precisa: l'assenza totale dei riferimenti alle accuse di abusi sessuali e alle controversie legali che hanno segnato gli ultimi anni della vita del cantante. Ma Spike Lee, regista leggendario e collaboratore storico di Jackson, ha preso la parola con una difesa che non ammette repliche.

La sua argomentazione è disarmante: come si può criticare un film per non aver incluso eventi che non erano ancora accaduti nel periodo raccontato? Michael copre un arco temporale che va dal 1966, quando il giovane Michael muoveva i primi passi con i Jackson 5, fino al 1988, l'epoca di massimo splendore della sua carriera solista. Le prime accuse di abusi sessuali arrivarono nel 1993, quando la famiglia di John Chandler, allora tredicenne, presentò una causa civile contro la star. Il caso si concluse l'anno successivo con un accordo extragiudiziale da 22 milioni di dollari, ma cronologicamente fuori dal perimetro narrativo del film.

Lee, in un'intervista a CNN, ha tagliato corto con i detrattori. Ha sottolineato come molti critici stessero giudicando il film per quello che non c'è, ignorando completamente la coerenza temporale della storia. Secondo il regista di Fa' la cosa giusta, pretendere che il biopic affrontasse scandali avvenuti anni dopo il periodo raccontato equivale a chiedere a un film ambientato negli anni Sessanta di prevedere gli eventi degli anni Novanta. Una critica che non tiene conto della struttura narrativa di base.

Ma c'è di più. Lee ha anche rivelato un retroscena cruciale sulla produzione. Inizialmente, il team creativo aveva effettivamente inserito delle scene che mostravano le autorità investigare Neverland Ranch, la celebre tenuta di Jackson. Queste sequenze erano state girate e avrebbero dovuto far parte del montaggio finale. Tuttavia, una clausola nell'accordo di transazione con Chandler impediva esplicitamente l'uso della sua immagine o qualsiasi riferimento a lui in produzioni cinematografiche. Il risultato è stato una riscrittura completa dell'intero terzo atto e il richiamo del cast per girare nuove scene.

La difesa di Lee tocca un nervo scoperto nel dibattito culturale contemporaneo: quanto deve essere "completa" una biografia cinematografica? I biopic sono opere d'arte o documentari giudiziari. Michael sceglie di concentrarsi sull'ascesa artistica, sul talento straordinario, sul rapporto complicato con il padre Joe Jackson interpretato da Colman Domingo e sulle pressioni devastanti dell'industria musicale. È un ritratto dell'artista in formazione, non un processo postumo.

Nonostante le critiche feroci, il pubblico ha risposto in modo massiccio. Le sale cinematografiche hanno registrato incassi significativi, dimostrando che l'interesse per la figura di Michael Jackson rimane altissimo. Lee ha sottolineato proprio questo punto: al di là delle recensioni negative, la gente continua ad affollare i cinema per vedere la storia del Re del Pop.

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