Micheal: la curiosità del pubblico fa esplodere il film al botteghino (ma la critica è impietosa)
Il biopic Michael su Jackson punta a 150 milioni nel weekend d'apertura, ma divide la critica. Analisi incassi, recensioni e controversie del film con Jaafar Jackson.
Il biopic dedicato a Michael Jackson è da poco uscito nelle sale, ma sta già facendo parlare di sé. E non solo per la straordinaria portata culturale del progetto, ma soprattutto per le cifre impressionanti che gli analisti di settore stanno proiettando. Secondo le stime più recenti pubblicate da Deadline, Michael è destinato a incassare circa 150 milioni di dollari a livello globale nel solo weekend di apertura.
Si tratta di numeri che farebbero tremare le gambe anche ai produttori più navigati. Il mercato domestico statunitense dovrebbe contribuire con una cifra compresa tra i 65 e i 70 milioni di dollari, mentre il mercato internazionale aggiungerebbe altri 75-80 milioni. Ancora più significativo è il confronto con le proiezioni precedenti: appena poche settimane fa, all'inizio di aprile, gli esperti parlavano di un'apertura da 60 milioni complessivi. Le aspettative sono cresciute in modo esponenziale.
Se questi numeri dovessero concretizzarsi, Michael entrerebbe di diritto nella storia dei biopic musicali. Supererebbe infatti i debutti di Straight Outta Compton, che aprì con 60,2 milioni di dollari, e di Bohemian Rhapsody, che esordì con 51 milioni prima di trasformarsi in un fenomeno culturale planetario. Un record che consoliderebbe ulteriormente la figura del Re del Pop come forza commerciale inarrestabile, anche a distanza di anni dalla sua scomparsa.
Eppure, dietro questa marcia trionfale al botteghino si nasconde una narrazione più complessa e sfaccettata. La critica specializzata non ha accolto il film con particolare entusiasmo. Su Rotten Tomatoes, Michael vanta attualmente un punteggio del 33 percento, segno di una ricezione tiepida se non apertamente ostile. Diverse recensioni hanno puntato il dito contro quella che viene percepita come una santificazione acritica della figura di Jackson, un ritratto che ignora deliberatamente le zone d'ombra e le controversie che hanno accompagnato gli ultimi anni della sua carriera.
Secondo alcuni critici, il film presenta una versione edulcorata e incompleta del cantante, costruendo una narrazione funzionale agli interessi dei produttori e dell'estate di Jackson, che ha una partecipazione finanziaria diretta nel progetto. Una scelta narrativa che solleva interrogativi sulla responsabilità del racconto biografico quando il soggetto è una figura tanto complessa e discussa.
Ma c'è anche chi ha trovato nel film elementi di grande valore. La performance di Jaafar Jackson, nipote del leggendario artista, è stata descritta come elettrizzante e autenticamente coinvolgente. Il giovane attore è riuscito a catturare non solo le movenze iconiche dello zio, ma anche quella scintilla di genialità che trasformò Michael Jackson in un'icona globale.
Il film si concentra sugli anni formativi di Jackson: dagli esordi nei Jackson 5 fino all'esplosione della carriera solista negli anni Ottanta, quando brani come Beat It, Thriller e Billie Jean ridefinirono i confini della musica pop. La colonna sonora include tredici tracce tratte dal catalogo dell'artista, un viaggio sonoro attraverso i successi che hanno segnato un'epoca.
La scelta di concludere la narrazione negli anni Ottanta, al culmine della gloria di Jackson, non è casuale. Evita deliberatamente i decenni successivi, segnati da scandali, accuse e una spirale discendente che ha oscurato il lascito musicale dell'artista. Questa decisione ha alimentato le critiche di chi vorrebbe un ritratto più completo e onesto, ma ha anche reso il film più appetibile per un pubblico mainstream.
La domanda che rimane aperta è questa: cosa ci dice il divario tra critica e pubblico su come percepiamo le nostre icone culturali? Michael Jackson resta una figura divisiva, capace di suscitare devozione incondizionata e profondo disagio morale. Il cinema biografico, quando si confronta con personalità così complesse, si trova inevitabilmente a un bivio: celebrare o investigare, emozionare o provocare. Michael sembra aver scelto la prima strada, e il pubblico, a giudicare dalle proiezioni, è pronto a seguirlo.