Michelle Yeoh gela la Berlinale: "Politica USA? Ecco perché non voglio parlarne"
A Berlino, Michelle Yeoh schiva le domande sulla politica USA e lancia una sfida a Hollywood
Michelle Yeoh ha deciso di darci una lezione di geopolitica applicata al red carpet e lo ha fatto in occasione della Berlinale (che sembra ormai aver sostituito i copioni con i manifesti elettorali). La diva malese, fresca di un Orso d’Oro alla carriera, ha risposto ai cronisti d’assalto facendo leva su quell’innata grazia acrobatica con cui schivava i colpi nei film di Hong Kong.
Michelle Yeoh e l'intelligente risposta ai giornalisti
"Meglio non parlare di ciò che non conosco", ha chiosato con un sorriso che ha gelato le speranze di chi cercava il titolo ad effetto. Senza dubbio una mossa di un’onestà intellettuale quasi spiazzante in questo strano momento storico in cui il parere di una celebrità sembra valere più di quello di un analista di lungo corso.
Invece di perdersi nel labirinto di Washington, la Yeoh ha preferito riportare la conversazione sul motivo per cui esiste la Berlinale, cioè la sacralità della sala. Il cinema, per lei, resta l'ultimo baluardo dove spegniamo il telefono (e il rumore spesso assordante del mondo) per "aprire il cuore". Una vera liberazione dai ritmi forsennati dello streaming compulsivo.
D’altronde, i successi di Crazy Rich Asians e Everything Everywhere All at Once sono nati proprio dalla capacità di "sbagliare tutti i parametri" dell'industria. E la sua presenza a Berlino è a tutti gli effetti il riconoscimento di una testardaggine che ha costretto Hollywood a cambiare le regole del gioco.
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