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Mogol e la confessione choc su Lucio Battisti: “Ecco cosa ho capito quando è morto...”

Mogol ripercorre il legame con Lucio Battisti e svela il suo più grande rimpianto dopo la scomparsa del cantautore. La toccante confessione dell'autore.

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Nel panorama della musica e dello spettacolo italiano, poche coppie artistiche hanno saputo lasciare un'impronta profonda e indelebile come quella formata da Mogol e Lucio Battisti. Un sodalizio capace di regalare capolavori immortali entrati di diritto nella memoria collettiva di intere generazioni. Tuttavia, dietro i successi straordinari e un'intesa creativa senza eguali, la storia personale e professionale tra il paroliere e il celebre cantautore è stata segnata anche da fratture dolorose e da interrogativi rimasti a lungo sospesi.

Oggi, alla soglia dei 90 anni, Mogol è tornato a raccontare gli aneddoti più significativi della sua vita straordinaria in una toccante intervista concessa al Corriere della Sera. Tra i momenti di maggiore impatto emotivo c'è senz'altro il ricordo del rapporto con Battisti, culmine di una carriera costellata da oltre 1.700 brani scritti e più di 500 milioni di dischi venduti. La storia tra i due non nacque come un idillio immediato. Mogol ha rievocato il primissimo provino in cui Battisti gli propose l'ascolto di un suo brano: la reazione del paroliere fu spiazzante e schietta, giudicando la canzone "non un granché".

La replica di un giovanissimo Battisti, disarmante e accompagnata da un grande sorriso ("Sono d'accordo"), pose invece le basi per una complicità unica. Da quel momento nacque un'amicizia autentica, fatta anche di imprese leggendarie ed eccentriche, come il famoso viaggio a cavallo da Milano a Roma compiuto nel 1970: ventitré giorni e seicento chilometri percorsi insieme per condividere una visione d'avventura e di libertà. Il sodalizio artistico si interruppe drasticamente nel 1980. Alla base dell'allontanamento vi fu una divergenza di carattere economico riguardante la ripartizione dei diritti editoriali, con Mogol che chiedeva una suddivisione più equa dei proventi.

Un punto di rottura che segnò la fine di un'era indimenticabile per la canzone d'autore italiana. È proprio nell'evocare quel distacco che Mogol ha affidato alle pagine del quotidiano una riflessione intima e spiazzante. Alla domanda se si sia mai pentito di quella scelta rigorosa, lo storico paroliere ha confessato un pensiero emerso solo nel 1998, anno della prematura scomparsa del cantante: "Quando Lucio è morto, ho pensato che forse, indipendentemente dall'equità, avrei potuto accettare che le cose rimanessero così".

Una dichiarazione che racchiude tutto il peso dei sentimenti che travalicano il rigore contrattuale e i bilanci economici. Un rimpianto tardivo, nato dalla consapevolezza che il valore umano e artistico di quell'unione superava qualsiasi controversia finanziaria. Oggi Mogol guarda al passato senza risentimenti, mantenendo uno stile di vita dinamico e una profonda spiritualità. Tra viaggi in solitaria attorno al mondo e l'amore per la natura, il celebre autore sottolinea l'importanza di vivere in armonia con se stessi e con i propri valori.

Anche rispetto alla musica di oggi esprime una visione chiara, rimarcando come la melodia resti l'anima pulsante di ogni brano. Il suo ricordo di Lucio Battisti rimane così una testimonianza preziosa: un omaggio commovente a un gigante della musica e a un'amicizia che il tempo non ha potuto scalfire.

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