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Montalbano, perché Michele Riondino potrebbe prendere il posto di Luca Zingaretti? C'è un motivo preciso

Perché Michele Riondino viene indicato come possibile erede di Luca Zingaretti in Montalbano? Il legame con Camilleri e la storia della fiction Rai.

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Il commissario Montalbano potrebbe tornare sul piccolo schermo con un volto diverso da quello di Luca Zingaretti, ma perché, tra i tanti attori italiani, si parla proprio di Michele Riondino come possibile erede? La risposta non riguarda soltanto le recenti dichiarazioni dell'interprete, che si è detto disponibile a raccogliere il testimone, ma affonda le radici nella storia stessa della fiction Rai. Riondino, infatti, ha già interpretato Salvo Montalbano, costruendo negli anni un legame particolare con il personaggio creato da Andrea Camilleri. Ed è proprio questo precedente a rendere la sua candidatura diversa da quella di un qualsiasi altro attore.

Per capire perché il suo nome sia tornato al centro dell'attenzione bisogna risalire al 2012, quando Rai 1 trasmise la prima stagione de Il giovane Montalbano, una serie nata per raccontare gli anni precedenti alle indagini rese celebri da Zingaretti. La produzione affidò a Riondino il compito di interpretare una versione più giovane del commissario, alle prese con i primi incarichi, le difficoltà della professione e la costruzione dei rapporti personali che sarebbero diventati fondamentali nelle storie successive.

Non si trattava di una sfida semplice. Quando Riondino arrivò sul piccolo schermo, Luca Zingaretti interpretava Montalbano già da tredici anni e il pubblico aveva ormai associato il personaggio al suo volto, alla sua voce e al suo modo di muoversi tra le strade di Vigàta. La nuova serie doveva quindi trovare un equilibrio delicato: raccontare lo stesso protagonista senza trasformare il giovane Salvo in una semplice imitazione del commissario adulto. Riondino riuscì a costruire una propria interpretazione, mantenendo alcuni elementi riconoscibili del personaggio ma restituendogli anche l'irruenza, le incertezze e le contraddizioni di un uomo ancora all'inizio del proprio percorso.

Michele Riondino in Il Giovane Montalbano, fonte: RAI

Il risultato fu una fiction capace di sviluppare una sua identità, pur rimanendo legata all'universo narrativo della serie principale. L'esperienza proseguì nel 2015, quando arrivò la seconda stagione de Il giovane Montalbano. Complessivamente, Riondino interpretò il commissario in dodici episodi, un dettaglio tutt'altro che secondario quando si cerca di comprendere perché oggi venga considerato un possibile successore di Zingaretti, visto che non sarebbe chiamato a interpretare per la prima volta un personaggio sconosciuto, ma a riprendere un ruolo che ha già contribuito a portare in televisione.

C'è poi un elemento ancora più importante, che riguarda Andrea Camilleri, poiché Riondino ha avuto la possibilità di confrontarsi direttamente con lo scrittore siciliano, scomparso nel 2019, approfondendo le caratteristiche e le sfumature del suo protagonista. Un'esperienza che gli ha permesso di avvicinarsi a Montalbano non soltanto attraverso le sceneggiature televisive, ma anche attraverso il punto di vista dell'uomo che lo aveva inventato. Questo rapporto rappresenta uno dei motivi per cui un eventuale ritorno di Riondino potrebbe essere letto come una prosecuzione della storia televisiva del commissario, anziché come un vero e proprio rifacimento della serie.

Le due produzioni, del resto, hanno sempre raccontato momenti differenti della vita dello stesso personaggio: da una parte il giovane Salvo, dall'altra il commissario maturo interpretato da Zingaretti. Anche il passare degli anni contribuisce a rendere questa ipotesi interessante. Michele Riondino, nato nel 1979, ha oggi 47 anni, un'età che lo allontana inevitabilmente dal personaggio del giovane commissario interpretato oltre dieci anni fa. Proprio questa evoluzione potrebbe permettergli, almeno sul piano narrativo, di affrontare una nuova fase della vita di Montalbano, senza dover ripartire dalle sue origini. Naturalmente, il possibile passaggio di testimone porta con sé anche una questione molto delicata: l'eredità di Luca Zingaretti.

Montalbano, fonte: RAI

L'attore romano ha interpretato il commissario dal 1999 al 2021, diventando uno dei volti più riconoscibili della televisione italiana. La sua versione di Montalbano ha contribuito in maniera decisiva al successo internazionale della fiction, rendendo particolarmente difficile immaginare qualcun altro nei panni del protagonista. Il distacco dalla serie è stato segnato anche dalla scomparsa di due figure fondamentali: Andrea Camilleri e Alberto Sironi, storico regista della fiction, entrambi morti nel 2019. Zingaretti ha spiegato in più occasioni quanto fosse difficile pensare di proseguire senza di loro, contribuendo a rendere incerto il futuro delle nuove produzioni.

Eppure, la storia letteraria di Montalbano non è stata ancora completamente raccontata in televisione. Tra i romanzi rimasti senza un adattamento figurano Il cuoco dell'Alcyon e soprattutto Riccardino, l'ultimo libro della saga, pubblicato postumo nel 2020. Quest'ultimo rappresenta un caso particolarmente complesso, perché Camilleri ha costruito una conclusione che gioca con il rapporto tra il protagonista, il suo autore e la stessa natura della finzione. Un eventuale ritorno televisivo avrebbe dunque ancora del materiale da cui partire, anche se trasformare quelle storie in nuovi episodi richiederebbe scelte creative importanti.

E soprattutto bisognerebbe decidere se proseguire nel solco della fiction originale oppure costruire un progetto differente. A riaccendere il dibattito sono state le parole pronunciate da Riondino durante un'intervista concessa a Walter Veltroni per il Corriere della Sera, pubblicata il 15 ottobre 2026. L'attore ha riconosciuto di non poter più interpretare, per ragioni anagrafiche, il giovane Montalbano, ma si è detto onorato all'idea di raccogliere l'eredità di Zingaretti, sottolineando la stima e l'affetto che prova nei suoi confronti.

Montalbano, fonte: RAI

“Se me lo proponessero, non rifiuterei di certo”, ha dichiarato, chiarendo la propria disponibilità senza però annunciare alcun accordo. Ed è questa la distinzione fondamentale: Michele Riondino non è stato ufficialmente scelto come nuovo Montalbano. Non risultano conferme su una nuova stagione con lui protagonista, né è stato annunciato un passaggio di testimone da parte della Rai o della produzione. Il suo nome emerge perché esiste già un precedente televisivo, perché conosce profondamente il personaggio e perché ha manifestato apertamente il desiderio di tornare a interpretarlo.

La domanda, quindi, non è soltanto se Riondino possa sostituire Zingaretti, ma se sia possibile far crescere sullo schermo il Montalbano che gli spettatori hanno conosciuto da giovane, accompagnandolo verso una nuova fase della sua vita. Una soluzione che permetterebbe di conservare un legame con il passato senza cancellare quanto costruito dalla serie originale. Per il momento resta soltanto una possibilità. Ma se un giorno il commissario dovesse tornare a indagare a Vigàta, soprattutto dopo le recenti dichiarazioni, Michele Riondino avrebbe qualcosa che nessun nuovo interprete potrebbe vantare: aver già raccontato, molti anni prima, l'inizio della sua storia.

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