Mystic River, il miglior film di Clint Eastwood torna in tv: dove rivedere (dopo 23 anni) il noir che ha fatto storia
Tratto dal romanzo di Dennis Lehane, il capolavoro del 2003 vince due Oscar e resta uno dei ritratti più spietati del trauma e della colpa nel cinema americano.
Il cemento fresco e una ferita che non si rimargina
Tre bambini scrivono i loro nomi nel cemento fresco di un marciapiede di Charlestown, Boston, nel 1975. Pochi secondi di normalità, poi Dave Boyle sale su quella macchina — un uomo che si spaccia per poliziotto, accompagnato da un finto prete — e scompare per quattro giorni. Quando torna, non racconta niente. Jimmy e Sean restano sul marciapiede a guardare la macchina che si allontana, e quella scena li segnerà per il resto della vita anche se nessuno dei tre ne parlerà mai davvero.
Mystic River parte da qui e non concede tregua. Clint Eastwood adatta il romanzo La morte non dimentica di Dennis Lehane — pubblicato nel 2001 e già considerato uno dei noir americani più riusciti degli anni Duemila — con una sceneggiatura di Brian Helgeland che non smussza niente. Il film esce nelle sale americane nell'ottobre del 2003, incassa 156 milioni di dollari a fronte di un budget di 30, e arriva agli Oscar con sei nomination, vincendone due.Sean Penn, Tim Robbins e Kevin Bacon: tre personaggi impossibili da separare
Sean Penn era la prima e unica scelta di Eastwood per Jimmy Markum, il padre in lutto che si trasforma in giustiziere convinto di fare la cosa giusta. La scena del ritrovamento del corpo della figlia Katie è probabilmente il momento più devastante della sua carriera: Eastwood la riprende dall'alto, Penn si disintegra senza che la macchina da presa intervenga a orientare lo spettatore, e il risultato è qualcosa che si porta addosso dopo la visione. Oscar come miglior attore protagonista, il primo della sua carriera.
Tim Robbins costruisce Dave Boyle pezzo per pezzo, con una fragilità che non è mai riuscita a diventare adulta. È il personaggio più difficile del film: vittima di un abuso che l'ha svuotato, uomo che non riesce più a distinguere quello che ha fatto da quello che gli è stato fatto. Anche lui vince l'Oscar, come non protagonista. Il ruolo del detective Sean Devine era stato assegnato inizialmente a Michael Keaton, che aveva già iniziato le ricerche sul campo negli uffici della polizia del Massachusetts; un litigio con Eastwood lo porta fuori dal progetto un mese prima delle riprese. Entra Kevin Bacon, che prende un personaggio teoricamente più marginale e lo trasforma in una coscienza silenziosa del film.Nel cast anche Laurence Fishburne, Marcia Gay Harden — candidata all'Oscar per il ruolo della moglie di Dave — e Laura Linney in una scena finale che lascia un freddo nello stomaco. C'è persino un cameo di Eli Wallach, vecchio amico di Eastwood dai tempi de Il buono, il brutto, il cattivo: girò la sua scena in un'unica ripresa.
Una regia senza consolazioni
Eastwood gira in 39 giorni, a Boston, con quella parsimonia che è diventata il suo marchio. Campi, controcampi, zoom sobri sui primi piani: niente virtuosismi, niente stacchi che guidino il giudizio dello spettatore. La macchina da presa si comporta come chi osserva senza interferire — bassa e minacciosa nelle scene di tensione, alta e distante quando arriva il momento del verdetto. Per la prima volta nella sua carriera, Eastwood firma la colonna sonora da solo: un accompagnamento scarno, quasi percussivo, che non consola mai.
Il film fu presentato in concorso a Cannes nel maggio del 2003, dove i francesi lo accolsero con distacco. Aveva torto la Francia. Mystic River non è un thriller sull'identità del colpevole — quella si capisce prima del finale — ma una parabola sul trauma come contagio, su come un male subito da uno possa propagarsi negli anni e deformare tutto quello che tocca. Eastwood non assolve e non condanna nessuno. Jimmy compie un errore irreparabile credendo di fare giustizia, e la macchina da presa lo registra con la stessa lucidità fredda con cui ha registrato tutto il resto. È questo che fa paura: non il crimine, ma la logica con cui ci si convince che fosse necessario.
Stasera, alle 23.50 su Iris.