Naruto diventa un film: la sceneggiatrice rivela perché è stato così difficile realizzare il live-action
Il film live-action di Naruto è finalmente realtà: la sceneggiatrice Tasha Huo svela le sfide dell'adattamento e perché ci sono voluti 11 anni per completarlo.
di Alba Rossi
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Sono passati undici anni dall'annuncio. Undici. Era il 2015 quando Lionsgate ha rivelato al mondo l'intenzione di trasformare Naruto, il manga leggendario di Masashi Kishimoto, in un film live-action. Da allora, il progetto ha attraversato fasi di silenzio, cambi di regia e scetticismo crescente. Eppure, contro ogni pronostico, il fuoco non si è spento. Anzi, ora sappiamo qualcosa di più: il copione è finito.
La risposta, secondo Huo, sta tutta in una parola: credibilità. "Per Naruto, si trattava di renderlo concreto, di farlo sentire reale e credibile nel mondo di un film live-action. Quando lo guardi o lo leggi, è completamente folle. È fantastico, ma è completamente folle", ha dichiarato. Il problema non è solo tecnico, è concettuale. Le regole narrative che accetti senza battere ciglio in un manga o in un anime diventano ostacoli quando devi trasferirle in un contesto di persone vere che pronunciano battute vere e devono trasmettere una trama vera.
È una sfida che ha riguardato ogni adattamento di manga per il grande schermo, da Ghost in the Shell al discusso Death Note di Netflix. Ma l'esperienza di One Piece su Netflix ha dimostrato che, con la giusta cura, è possibile riuscire dove altri hanno fallito. Huo lo sa bene, e il suo curriculum parla chiaro: oltre a Naruto, ha lavorato su Tomb Raider: The Legend of Lara Croft e sulle campagne di Dungeons & Dragons per Critical Role. È una che di proprietà intellettuali iconiche se ne intende, e che sa quanto sia delicato l'equilibrio tra fedeltà e necessità di adattamento.
"Quando ho saputo del coinvolgimento di Destin, era appena dopo aver visto un suo blockbuster d'azione, e ho pensato che sarebbe stato il regista perfetto per Naruto. Dopo aver apprezzato i suoi altri film e aver capito che il suo punto di forza è creare drammi solidi sulle persone, mi sono convinto che non esista altro regista per Naruto", ha scritto Kishimoto. Parole forti, che sottolineano un elemento spesso trascurato: Naruto non è solo combattimenti e jutsu. È una storia di crescita, solitudine, amicizia e redenzione. Cretton sembra aver colto questo aspetto, e Kishimoto lo ha riconosciuto.
Il mangaka ha anche aggiunto di aver trovato Cretton un regista di mentalità aperta, disposto ad accogliere i suoi input. Una collaborazione che promette rispetto reciproco e visione condivisa, elementi che spesso sono mancati in adattamenti fallimentari del passato. Kishimoto è stato coinvolto nello sviluppo del film già dal 2016, segno che Lionsgate vuole evitare l'errore più comune: allontanarsi troppo dal materiale originale.
Fonte /
Nexus Point.com