NCIS, il futuro di McGee ha una svolta significativa dopo 22 stagioni

Il membro del cast con più episodi all'attivo in tutta la storia della serie si trova al bivio più importante della sua carriera. E la stagione 23 sembra aver tracciato la direzione.

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Timothy McGee è entrato in NCIS nella prima stagione — 2003, quando la serie era ancora un esperimento rischioso su CBS — come giovane agente alle prime armi, soprannominato "Probie" dalla squadra e deriso affettuosamente per la sua goffaggine da nerd dell'informatica. Sean Murray, che lo interpreta da allora senza interruzioni, è oggi il membro del cast con il maggior numero di episodi all'attivo in tutta la storia dello show. Ha visto andarsene tutti: Tony DiNozzo, Abby Sciuto, Ziva David, Gibbs, il dottor Ducky Mallard, il direttore Leon Vance nel clamoroso 500° episodio della stagione 23. McGee è rimasto. Ed è proprio questo che rende il momento attuale così significativo: per la prima volta, i segnali narrativi che la serie ha disseminato nel corso della stagione 23 sembrano indicare con una certa chiarezza quale sarà la sua prossima evoluzione — non un'uscita di scena, ma un avanzamento verso i vertici dell'agenzia.

Una scena di NCIS

I dubbi dei fan, la risposta criptica di Murray e la trama che ha chiarito tutto

A partire dall'inizio della stagione 23, il fandom di NCIS aveva cominciato a interrogarsi seriamente sulla permanenza di McGee nella serie. Le voci erano alimentate da una logica semplice: dopo ogni grande addio degli ultimi anni, il cast si era assottigliato intorno a Murray, lasciandolo come unico rappresentante della vecchia guardia. Quando le voci arrivarono all'attore stesso, la sua risposta a TVLine non fu esattamente rassicurante. "C'è sempre una voce che salta fuori", disse Murray con un sorriso — e poi aggiunse la parte che fece tremare i fan: "Le cose possono prendere svolte enormi e inaspettate con i personaggi. Possono succedere delle cose." Una dichiarazione misurata, mai smentita in modo netto, che alimentò piuttosto che ridurre le speculazioni. Murray aggiunse però anche un elemento di speranza: "Posso dirvi che in questa stagione ci saranno cose che i fan di lunga data apprezzeranno molto, perché sono diverse per noi e inaspettate." Le cose diverse e inaspettate sono poi arrivate, e hanno chiarito molto.

MooseNet, il figlio segreto e la direzione dell'agenzia

La stagione 23 ha costruito il futuro di McGee su tre livelli distinti, ciascuno più significativo del precedente. Il primo è MooseNet: già nel secondo episodio, McGee rivela al team di aver sviluppato autonomamente una rete satellitare alimentata a energia solare capace di garantire connettività in qualsiasi punto del pianeta, con tanto di brevetto in corso di registrazione. Non è un hobby come la barca di Gibbs o i romanzi scritti sotto pseudonimo — è un progetto con potenziale commerciale reale, che alcuni hanno letto come la costruzione silenziosa di un piano di uscita dall'agenzia. Il secondo è più personale e sorprendente: nel dodicesimo episodio, McGee scopre di avere un figlio segreto, Matteo, nato da una relazione passata con una scienziata di nome Gloria, mai menzionata in ventidue stagioni di storia. La rivelazione chiude l'episodio con McGee che dichiara il desiderio di costruire un rapporto con il bambino — un arco narrativo aperto che la serie ha tutto l'interesse a sviluppare. Il terzo livello è istituzionale: con la morte del direttore Vance nel 500° episodio, l'agenzia si trova a dover colmare un vuoto di leadership, e diversi indizi narrativi — incluso il ritorno nell'episodio 15 di Curtis Hubley, operatore tecnico con un profilo molto simile a quello di McGee — suggeriscono che la serie stia preparando simultaneamente l'ascesa di McGee verso la direzione dell'NCIS e l'introduzione graduale di chi potrebbe prendere il suo posto sul campo.

Perché questa è la svolta giusta per il personaggio

McGee ha già rifiutato una volta la promozione, quando dopo l'uscita di Gibbs gli fu offerto di raccogliere l'eredità del capo squadra. Nella stagione 22 aveva concorso per la posizione di vicedirettore, perdendola poi a favore di Gabriel LaRoche — una sconfitta che aveva ulteriormente rimarcato il problema strutturale del personaggio: non c'è più spazio per crescere operativamente, in una squadra in cui il ruolo da leader è già occupato da Alden Parker. L'unico movimento rimasto disponibile è verticale — verso la direzione dell'agenzia — o laterale, verso qualcosa di completamente diverso come MooseNet. La narrazione della stagione 23 sembra aver scelto la prima direzione, costruendola con la cura e la gradualità che caratterizza i migliori passaggi di testimone della serie. Dopo ventidue anni da "Probie" a senior field agent, McGee diventare direttore dell'NCIS non sarebbe una forzatura narrativa — sarebbe la conclusione logica di un percorso costruito episodio dopo episodio, dal primo giorno in cui mise piede in quell'ufficio con la faccia da studente universitario e nessuno che lo prendesse sul serio.

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