FILM

Netflix: dopo i tagli a 1.000 dipendenti, licenzia il responsabile della divisione cinema (e cambia strategia)

Dan Li, responsabile del settore cinema per Netflix, che ha dato la luce alcuni dei migliori successi della piattaforma, è stato licenziato a seguito del piano di taglio del personale pianificata dalla stessa compagnia.

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La scure si è abbattuta ancora una volta sui vertici di Netflix. Dan Lin, responsabile della divisione cinema del colosso dello streaming dal 2024, è stato licenziato in quella che appare sempre più come una purga sistematica dei dirigenti. La notizia, circolata per settimane come rumors nei corridoi di Los Gatos, si è materializzata lunedì mattina quando Lin ha incontrato il suo staff per un doloroso post-mortem dopo l'annuncio ufficiale.

Per chi seguiva le vicende interne della piattaforma, l'epilogo era nell'aria da tempo. Solo la settimana scorsa Netflix aveva annunciato il taglio di 1.000 posti di lavoro, il 6 per cento della forza lavoro globale. Molti osservatori si erano sorpresi quando la mannaia aveva colpito Doug Belgrad, vice di Lin e co-responsabile della divisione film, risparmiando invece il capo. Quella che sembrava una salvezza temporanea si è rivelata solo un rinvio dell'esecuzione.

The Rip - Netflix

Ma cosa è andato storto esattamente? Lin era arrivato in Netflix nell'aprile 2024, dopo la fine dell'era Scott Stuber, con un mandato chiaro: ridurre la quantità di produzioni cinematografiche e abbassare i costi. E Lin ha fatto esattamente quello che gli era stato chiesto. Ha abbandonato la strategia dei blockbuster da 200 milioni di dollari e oltre, quei colossi costosi come Red Notice, The Irishman o The Electric State che bruciavano budget senza generare necessariamente un ritorno proporzionato in termini di visibilità o engagement. Ha cercato di razionalizzare, di essere più chirurgico nelle scelte produttive.

Il problema è emerso nel rapporto con i filmmaker. Secondo diverse fonti, Lin aveva un approccio senza fronzoli, pragmatico fino all'osso. Non aveva problemi a dire di no, a spingere indietro anche su progetti di registi prestigiosi come Greta Gerwig o Ben Affleck. Questa durezza negoziale, questo rifiuto di cedere alle richieste dei "content creator di prestigio", avrebbe logorato i rapporti con alcuni talenti chiave. Il caso più emblematico è quello di David Fincher. Fonti ben informate sostengono che non ci sia stato cattivo sangue specifico tra Fincher e Lin, ma l'episodio è sintomatico di un clima generale di raffreddamento nei rapporti tra la piattaforma e alcuni dei suoi collaboratori più illustri.

K-pop: Demon Hunters - Netflix

I numeri della gestione Lin-Belgrad raccontano una storia ambivalente. Da un lato ci sono stati successi significativi: War Machine, il film d'animazione Swapped , The Rip, Happy Gilmore 2, Apex e Thrash hanno superato la soglia dei 100 milioni di visualizzazione, a fronte di costi irrisori. Eppure qualcosa non ha funzionato come sperato. La lista dei Top 10 film più popolari di Netflix non si è rigenerata con la stessa frequenza dell'era Stuber. La crescita della piattaforma è rallentata, le visualizzazioni complessive non hanno registrato picchi significativi.Al momento della pubblicazione di questa notizia, le azioni Netflix viaggiavano a 69,76 dollari, in calo dell'1 per cento, lontanissime dal massimo annuale di 124,86 dollari.

C'è poi una contraddizione stridente che rende l'uscita di Lin ancora più paradossale. Proprio mentre lo si licenzia, Netflix sta finalmente abbracciando la distribuzione teatrale in modo serio. Dopo anni di rilasci simbolici in poche sale solo per qualificarsi agli Oscar, la piattaforma ha concesso finestre di esclusiva cinematografica rispettabili e ha iniziato a comunicare pubblicamente gli incassi di titoli selezionati per il terzo e quarto trimestre di quest'anno e il primo del prossimo.

Il prossimo anno arriverà Narnia: The Magician's Nephew di Greta Gerwig, con un budget superiore ai 200 milioni di dollari e una vera strategia di rilascio teatrale. Netflix ha persino accettato una finestra di esclusiva in sala di 45 giorni prima dello streaming, una concessione che Sarandos ha dovuto digerire dopo il fallito tentativo di acquisire Warner Bros. È una virata strategica importante. Se Netflix vuole che i suoi film abbiano risonanza culturale globale, deve accettare che il cinema conta ancora.

Narnia: Il nipote del mago - Netflix

La domanda fondamentale che nessuno sembra in grado di rispondere è questa: Netflix, cosa vuole esattamente? Ha assunto Lin per tagliare i costi e ridurre la produzione. L'ha fatto. Ha criticato l'approccio di Stuber troppo orientato ai blockbuster costosi. Lin ha cambiato rotta. Ha chiesto rigore finanziario nelle trattative con i filmmaker. Lin lo ha imposto, forse troppo. E ora lo caccia mentre abbraccia proprio quella strategia teatrale che lui stava iniziando a costruire.

Lo streaming è diventato la nuova TV via cavo. Lontani dai giorni dorati del Covid quando tutti eravamo incollati agli schermi senza alternative, Netflix si trova a navigare acque più difficili. La competizione è feroce, la crescita degli abbonati è rallentata, gli investitori sono nervosi. In questo contesto, scariccare dirigenti ogni pochi mesi mentre si cambiano strategie continuamente non sembra esattamente un piano vincente.

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