Netflix, il caso Mica Miller continua in tribunale: il marito cerca prove per scagionarsi prima del processo
Il caso raccontato da Death of the Pastor’s Wife continua in tribunale: la difesa di John-Paul Miller cerca testimonianze e documenti prima del processo.
La storia di Mica Miller è tornata prepotentemente sotto i riflettori grazie a Death of the Pastor’s Wife, la docuserie Netflix che ricostruisce gli ultimi anni della giovane e il difficile rapporto con il marito John-Paul Miller. Ma mentre milioni di spettatori stanno scoprendo il caso attraverso lo streaming, negli Stati Uniti la vicenda giudiziaria che riguarda l'ex pastore è ancora tutt'altro che conclusa. John-Paul Miller si prepara infatti ad affrontare un processo federale con le accuse di cyberstalking ai danni della moglie e false dichiarazioni agli investigatori.
Ma c'è anche un altro fronte. Gli avvocati starebbero preparando alcune richieste di subpoena per ottenere documenti che non si trovano attualmente nelle mani del governo federale e che, secondo la difesa, potrebbero contenere informazioni potenzialmente favorevoli a Miller. Non è ancora noto pubblicamente che cosa contengano questi documenti né quali siano esattamente gli elementi sui quali la difesa intenda costruire la propria strategia. Ma la loro esistenza è stata indicata tra le ragioni per cui è stato chiesto ulteriore tempo prima di arrivare in aula.
Si tratta dell'ultimo rinvio di un procedimento che ha già subito diversi slittamenti. Miller ha inoltre rinunciato al proprio diritto a un processo rapido, mentre i suoi legali hanno sostenuto che concedere altro tempo permetterebbe di preparare adeguatamente la difesa. Il prossimo appuntamento dovrebbe essere una conferenza preliminare fissata per il 6 ottobre 2026, mentre il processo è stato spostato alla sessione federale dello stesso mese. Ma di cosa è accusato esattamente John-Paul Miller? L'ex pastore della Solid Rock Church è stato incriminato da un grand jury federale nel dicembre 2025.
Tra gli episodi contestati figura anche la pubblicazione online, senza il consenso di Mica, di una sua fotografia privata. I procuratori sostengono inoltre che Miller avrebbe danneggiato gli pneumatici dell'automobile della moglie. Ed è proprio quest'ultimo episodio a essere collegato alla seconda accusa federale. Quando venne interrogato dagli investigatori, Miller avrebbe negato di aver danneggiato gli pneumatici. L'accusa sostiene invece che avesse acquistato online un dispositivo per sgonfiare le gomme e che esistessero messaggi inviati ad altre persone riguardanti l'auto di Mica.
Miller avrebbe inoltre dichiarato agli investigatori di aver assunto un investigatore privato perché preoccupato che la moglie potesse acquistare un'arma. Secondo l'accusa, però, il vero obiettivo sarebbe stato sorvegliarla in relazione a sospetti di infedeltà. John-Paul Miller si è dichiarato non colpevole di entrambe le accuse e si trova attualmente in libertà su cauzione. Se condannato, rischia fino a cinque anni di carcere per il cyberstalking e fino a due anni per le false dichiarazioni agli investigatori, oltre a una possibile multa fino a 250.000 dollari.
La famiglia e gli amici di Mica hanno tuttavia continuato negli anni a sollevare interrogativi sul rapporto tra i due e sui presunti comportamenti subiti dalla donna prima della morte. Proprio queste testimonianze occupano una parte centrale di Death of the Pastor’s Wife. Dopo la morte di Mica, la sua famiglia ha continuato a battersi per quella che è stata ribattezzata “Mica's Law”, una proposta pensata per ampliare le tutele contro il controllo coercitivo all'interno delle relazioni.
E dopo una lunga serie di rinvii, ottobre potrebbe finalmente diventare il mese decisivo per capire come John-Paul Miller intende difendersi dalle accuse che lo hanno portato davanti alla giustizia federale. La docuserie in tre episodi, arrivata su Netflix il 26 agosto, ripercorre la relazione tra Mica e John-Paul attraverso testimonianze di familiari e amici, messaggi, pagine di diario, documenti della polizia e cartelle cliniche. Miller ha scelto di non partecipare al documentario e ha negato le accuse di abusi avanzate nei suoi confronti.