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Nicolas Cage senza filtri sulla Marvel: il MCU è diventato un wrestling glorificato con budget stellare

Nicolas Cage critica il Marvel Cinematic Universe al Fan Expo Dallas: lo paragona al wrestling glorificato con budget stellare. Chiede più narrazione e meno action.

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Nicolas Cage non è tipo da mezze misure. E quando si tratta di cinema, fumetti e cultura pop, l'attore premio Oscar ha sempre avuto opinioni precise, spesso controcorrente. Sabato scorso, durante un panel al Fan Expo Dallas, Cage ha lasciato il segno con una dichiarazione destinata a far discutere: il Marvel Cinematic Universe, secondo lui, è diventato "un WWE ben finanziato e glorificato", popolato da "attori altrimenti intelligenti e straordinariamente dotati" che si ritrovano a indossare "costumi ridicoli" prima di prepararsi a combattere. La provocazione non è arrivata dal nulla. Cage, che di fumetti ne mastica parecchi (tanto da aver chiamato suo figlio Kal-El, come Superman), è stato interpellato proprio sulla lunga ondata di film di supereroi che ha dominato il cinema negli ultimi due decenni. E la sua risposta è stata articolata, non un semplice sfogo.

All'inizio, ha ammesso Cage, tutto funzionava magnificamente. Le prime fasi del MCU mostravano una capacità narrativa impressionante: storie intrecciate, personaggi sviluppati con cura, backstory che si intrecciavano formando un mosaico coerente. Era cinema che guardava al fumetto con rispetto, traducendo su schermo la complessità delle saghe originali. Ma qualcosa, secondo l'attore, si è rotto lungo la strada. Il problema, per Cage, è che l'attenzione si è spostata. Dai racconti stratificati si è passati, progressivamente, a una formula più immediata e meno sofisticata: preparazione al combattimento, scazzottata spettacolare, ripetere. Quando vede attori cinquantenni o più, professionisti riconosciuti e talentuosi, infilarsi in quelle tute attillate e prepararsi all'ennesima battaglia coreografata, il paragone con il wrestling professionistico gli viene spontaneo. Con una differenza: il budget stellare di Disney.

La platea di Dallas ha accolto la battuta con risate e applausi, segno che il sentimento non è isolato. Negli ultimi anni, in effetti, le critiche al Marvel Cinematic Universe si sono moltiplicate: troppi progetti, qualità altalenante, una certa stanchezza narrativa. Anche registi celebrati come Martin Scorsese e Francis Ford Coppola avevano espresso perplessità simili, seppure con toni diversi, sulla natura industriale e ripetitiva di questi prodotti. Ma Cage non si è limitato a demolire. Ha anche indicato una via d'uscita, un esempio di come si possa fare diversamente. Ha parlato di Spider-Noir, la serie Prime Video in cui interpreta una variante noir del celebre arrampicamuri. Lì, ha spiegato, la storia non taglia continuamente alla scazzottata. È una detective story, c'è un mistero da risolvere, una narrazione che respira. Questo è ciò che vorrebbe vedere di più: racconti veri, non solo pretesti per la prossima sequenza d'azione.

Il curriculum di Cage nel mondo dei cinecomic è rispettabile. Ha interpretato Ghost Rider in due film, è stato protagonista di Kick-Ass, ha prestato la voce a Spider-Man Noir in Spider-Man: Un nuovo universo. È un insider, non un osservatore esterno. Le sue parole portano il peso di chi ha vissuto dall'interno l'evoluzione (o l'involuzione, secondo il suo punto di vista) del genere. E non è finita. Cage continua a lavorare con ritmi frenetici. A novembre lo vedremo nei panni di John Madden in Madden, un biopic sulla leggenda del football americano diretto da David O. Russell per Prime Video. Un ruolo lontanissimo dai supereroi, dai costumi e dalle CGI. Forse è proprio questo il punto: Cage cerca complessità, personaggi a tutto tondo, storie che non siano solo veicoli per effetti speciali.

La sua critica al Marvel, espressa "con amore" come ha tenuto a precisare, solleva una questione più ampia sul futuro del blockbuster supereroico. Dopo Endgame, dopo il culmine narrativo dell'Infinity Saga, il MCU sembra effettivamente alla ricerca di una nuova identità. Tra serie Disney Plus di qualità variabile, film che faticano a trovare coerenza e un pubblico sempre più frammentato, forse è arrivato il momento di chiedersi se la formula vincente del passato sia ancora sostenibile. Nicolas Cage, intanto, ha lanciato il sasso. E il dibattito, come prevedibile, è appena iniziato.

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