Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, chi è la ragazza che ha dato il volto a Christiane F.? La sua vita oggi
A soli 14 anni conquistò il cinema interpretando Christiane F. nel film cult di Uli Edel. Poi fuggì dal clamore, studiò, diventò sceneggiatrice e infine regista: oggi Natja Brunckhorst è molto più di quel ruolo che l'ha resa famosa.
C'è un'immagine che più di ogni altra è rimasta impressa nelle generazioni passate tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta: una ragazzina dai capelli rossi, gli occhi enormi e un volto ancora infantile che attraversa la Berlino Ovest degli anni Settanta, mentre intorno a lei si consumano droga, prostituzione, solitudine e morte. È quella di Christiane F. - Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, il film diretto da Uli Edel e uscito nel 1981, con la giovanissima Natja Brunckhorst nei panni della protagonista, oggi disponibile su Prime Video.
Oggi a sessant'anni, Natja Brunckhorst è soprattutto sceneggiatrice e regista. Una trasformazione sorprendente, culminata nel 2024 con Zwei zu eins, distribuito internazionalmente come Two to One, una commedia ambientata nella Germania dell'Est alla vigilia della riunificazione e interpretata da Sandra Hüller, Max Riemelt e Ronald Zehrfeld.
Ma conosciamola meglio, partendo da dove è iniziato tutto, quando a soli 14 anni diventa Christiane F. Natja Brunckhorst nasce a Berlino il 26 settembre 1966. Nel 1981 arriva l'occasione destinata a cambiare completamente la sua esistenza: Uli Edel la sceglie per interpretare la ragazzina protagonista del libro autobiografico più potente dell'epoca (e ancora di oggi, si potrebbe dire). Natja diventa così l' adolescente della trasposizione cinematografica del libro di Kai Hermann e Horst Rieck. Non era ancora una star. Era una ragazzina chiamata a interpretare una coetanea precipitata nel mondo dell'eroina e della prostituzione minorile nella Berlino Ovest degli anni Settanta.
Il curioso paradosso è che, proprio quando avrebbe potuto sfruttare al massimo la fama conquistata, Natja decise di fermarsi. Nel 1982, tuttavia, arrivò un'altra prestigiosa occasione: Querelle, diretto da Rainer Werner Fassbinder, uno dei grandi protagonisti del nuovo cinema tedesco. Brunckhorst entrò così in un progetto completamente diverso da Christiane F., accanto a interpreti come Brad Davis, Franco Nero e Jeanne Moreau. Poi la decisione di studiare. Dopo il periodo trascorso all'estero, tornò in Germania nel 1987 e frequentò una scuola d'arte drammatica a Bochum. La sua carriera davanti alla macchina da presa riprese gradualmente, ma senza inseguire il divismo che il suo primo film avrebbe potuto garantirle.
È una scelta che, osservata a distanza di oltre quarant'anni, appare quasi profetica: Natja Brunckhorst non voleva essere per sempre la ragazzina di Christiane F.. La svolta più importante però arriva quando Brunckhorst scopre la sceneggiatura. Dalla seconda metà degli anni Novanta comincia a scrivere per la televisione e il cinema, lavorando anche a serie come Die Kommissarin e Einsatz Hamburg Süd.
Il vero cambio di prospettiva arriva nel 2022 con Alles in bester Ordnung, il suo primo lungometraggio da regista. Protagonista è Corinna Harfouch, nei panni di una donna che vive circondata da un'enorme quantità di oggetti. Il film, apparentemente leggero, diventa una riflessione sul rapporto con le cose, sulla memoria e sul bisogno di conservare ciò che per gli altri sembra superfluo. La scelta del tema aveva anche una componente personale: Brunckhorst raccontò sempre alla Welt che il film era un omaggio alla madre, una donna intelligente e affascinante che aveva accumulato molti oggetti nella propria casa. La regista spiegò inoltre di non voler giudicare la protagonista attraverso l'etichetta di "cumulatrice seriale": il suo interesse era piuttosto raccontare il diverso rapporto che ogni individuo può avere con le proprie cose.
Sciuramente è un cinema molto lontano da quello brutale di Christiane F.. Ed è proprio questa distanza a rendere interessante il percorso di Brunckhorst. Il passaggio alla regia non è stato casuale né improvvisato. Brunckhorst ha raccontato di aver sempre avuto un rapporto molto forte con il cinema, ben prima dell'esperienza che l'aveva resa celebre: "Ero già una persona di cinema, anche prima di Christiane F." ha raccontato tempo fa. La sua idea del mestiere di regista è inoltre molto concreta. Nella stessa intervista ha definito i registi, con una certa ironia, perché devono continuamente coordinare persone, problemi e situazioni differenti. Dopo aver passato una parte della giovinezza davanti alla macchina da presa, Brunckhorst sembra dunque aver trovato nella regia un ruolo più vicino alla propria personalità: non essere osservata, ma decidere cosa osservare.
Il film è stato scelto come apertura del Filmfest München 2024 e ha ottenuto anche riconoscimenti e candidature, tra cui una candidatura al Deutscher Filmpreis per la sceneggiatura di Brunckhorst e una per Sandra Hüller.
La parabola professionale di Natja Brunckhorst è quindi molto diversa da quella che il pubblico potrebbe immaginare. È facile ricordarla ancora con il volto adolescenziale di Christiane, seduta alla stazione dello Zoo o immersa nella notte berlinese raccontata da Uli Edel. Ma oggi quella ragazzina è diventata una professionista che non ha mai abbandonato il cinema.