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"Non lo farò": il regista svela il no più doloroso ne Il Diavolo veste Prada 2

David Frankel ha confessato che sia Gisele Bündchen che Adrian Grenier non compaiono ne Il Diavolo veste Prada 2: lei era incinta e fuori città, lui ha aspettato una chiamata che non è mai arrivata in tempo.

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Quasi vent'anni dopo il film che ha ridefinito il genere della commedia glamour al cinema, Il Diavolo veste Prada 2 è arrivato nelle sale italiane il 29 aprile 2026 — e in quelle americane il 1° maggio — con un'operazione che ha dell'improbabile: radunare di nuovo Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci davanti alla macchina da presa del regista originale David Frankel, più una generazione di nuovi volti tra cui Kenneth Branagh, Lucy Liu, Justin Theroux e Simone Ashley. La macchina ha funzionato. Ma due nomi che i fan ricordavano dal primo capitolo non compaiono, e Frankel ha spiegato perché.

Il caso Gisele Bündchen: la gravidanza che ha chiuso ogni porta

Nel film del 2006, Gisele Bündchen interpretava Serena, una delle editor più vicine a Miranda Priestly — un ruolo secondario ma memorabile, che aveva contribuito a inserire la supermodella brasiliana in un contesto cinematografico con risultati sorprendenti. Il regista aveva chiaramente apprezzato quella collaborazione: David Frankel ha confermato di aver cercato di includerla anche nel sequel. Il tentativo, però, non è andato a buon fine. Bündchen era incinta e in un periodo di impegni fuori dalla città che rendeva impossibile conciliare le agende. Nessun rifiuto artistico, nessuna rottura creativa: solo un'incompatibilità di calendari nel momento sbagliato. Una di quelle circostanze che il cinema conosce bene e che trasforma un'assenza in una questione di pura logistica.

David Frankel ha confessato che Gisele Bündchen non compare ne Il Diavolo veste Prada 2 perché era incinta e fuori città © MoviestillDB

Il caso Adrian Grenier: il cameo che non ha fatto in tempo

L'altra assenza che ha fatto più discutere è quella di Adrian Grenier, il volto di Nate — il fidanzato di Andy Sachs che nel film originale si era guadagnato nel tempo una reputazione controversa tra il pubblico. Nel corso degli anni, i fan hanno rivalutato il personaggio in chiave critica: molti lo considerano il vero antagonista del film, non per malvagità ma per il modo in cui reagiva all'ambizione di Andy, facendola sentire in colpa ogni volta che il lavoro prendeva il sopravvento sulla vita privata. Grenier stesso ha riconosciuto questa lettura: intervistato di recente, ha detto di non aver visto certe sfumature del personaggio sul set e di capire come quella dinamica possa essere percepita negativamente.

Frankel ha dichiarato a Entertainment Weekly di aver avuto un'idea per inserire Grenier in un cameo a sorpresa, ma che alla fine era troppo tardi nella tabella di produzione per realizzarla concretamente. Il film è stato completato meno di un mese prima dell'uscita, lasciando semplicemente zero margine per aggiunte dell'ultimo minuto. Non è stata una scelta narrativa, non è stata una presa di posizione sul personaggio: è stato il tempo a mancare. Quando Entertainment Weekly ha chiesto al regista cosa avrebbe fatto Nate in quel cameo, Frankel ha preferito mantenere il riserbo.

La reazione di Grenier: autoironia e delusione dichiarata

Quello che rende la vicenda ancora più interessante è la risposta di Adrian Grenier. L'attore non ha nascosto la delusione — ha detto esplicitamente di essere rimasto dispiaciuto di non aver ricevuto la chiamata — ma ha scelto la strada dell'ironia. È comparso in uno spot pubblicitario di Starbucks in cui scherzava apertamente sulla propria esclusione dal sequel, trasformando un momento di imbarazzo potenziale in un gesto di autoironia che Frankel ha definito "esilarante" e ha apprezzato pubblicamente. È il tipo di risposta che racconta un rapporto non conflittuale con il progetto — Grenier ha anche dichiarato di essere fan del film a prescindere dalla sua presenza — ma che non cancella il fatto che sia rimasto fuori da qualcosa a cui avrebbe voluto partecipare.

Adrian Grenier, interprete di Nate ne Il Diavolo veste Prada del 2006, assente dal sequel - © MoviestillDB

Gli altri tagli: Sydney Sweeney e il montaggio finale

Grenier e Bündchen non sono gli unici nomi a non essere entrati nel film finale. Sydney Sweeney — attrice di Euphoria e The White Lotus — aveva girato una scena insieme a Emily Blunt nella prima parte del film, pensata come cameo nel ruolo di sé stessa. La sequenza è stata eliminata in fase di montaggio per esigenze di ritmo narrativo: non si integrava in modo efficace nella struttura definitiva del racconto. Una decisione che, insieme agli altri aggiustamenti, conferma quanto il montaggio finale sia stato orientato verso un'essenzialità precisa, evitando sovraccarichi che avrebbero appesantito una storia già densa di personaggi nuovi e dinamiche da stabilire.

Il film e il suo contesto: Runway nell'era del fast fashion

Il Diavolo veste Prada 2 riporta Andy Sachs a Runway vent'anni dopo, in un panorama dell'editoria completamente trasformato: la rivista deve fare i conti con il calo della carta stampata, la pressione dei social media e il fast fashion che erode il concetto stesso di lusso esclusivo. Miranda Priestly è descritta da Meryl Streep come "una Miranda più cattiva e più libera", consapevole della propria posizione sempre meno solida ma altrettanto astuta. Con una durata di 119 minuti e una regia affidata ancora a Frankel, il sequel punta su tutto ciò che aveva funzionato nel 2006 — il cast, il tono, l'universo di Runway — aggiungendo una riflessione sull'industria culturale che nel 2006 non aveva ancora ragione di esistere.

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