"Non mi chiamano più": l'amara confessione di Nicolas Cage (e c'è lo zampino di Christopher Nolan)
Nicolas Cage rivela che Christopher Nolan, Woody Allen e Paul Thomas Anderson non lo cercano più dopo che ha rifiutato i loro film.
Nicolas Cage ha costruito una delle carriere più inclassificabili di Hollywood: Oscar vinto nel 1996 per Leaving Las Vegas, blockbuster come The Rock e Con Air, film di nicchia, scelte che nessun altro avrebbe fatto, e una fedeltà quasi ascetica al proprio istinto creativo. Adesso, mentre promuove Spider-Noir, la sua nuova serie su MGM+ in cui veste i panni di una versione noir degli anni Quaranta dello Spider-Man di Miles Morales, ha aggiunto un capitolo poco raccontato a quella storia. In un'intervista al New York Times, Cage ha ammesso qualcosa che suona come una confessione scomoda: alcuni tra i registi più rispettati di Hollywood non lo chiamano più. Il motivo è uno solo: lui, in un certo momento, ha detto no. E loro non lo hanno dimenticato. Tra i nomi che ha citato ci sono Christopher Nolan, Woody Allen e Paul Thomas Anderson. Non esattamente nomi di seconda fila.
Il ruolo in Insomnia che Cage non volle
Il caso più specifico che l'attore ha citato riguarda Christopher Nolan e un film preciso. Insomnia, uscito nel 2002, era il primo grande progetto hollywoodiano di Nolan dopo il successo di Memento: un thriller psicologico ambientato in Alaska, storia di un detective consumato che indaga su un omicidio durante il periodo del sole di mezzanotte, con il sonno che diventa un nemico tanto quanto il criminale che insegue. Nel cast definitivo del film finirono Al Pacino, Robin Williams in uno dei suoi rari ruoli da villain, e Hilary Swank. Cage avrebbe potuto essere parte di quel progetto. Nolan glielo aveva offerto. Cage disse no. Non ha spiegato il perché nella recente intervista, ma il risultato è lo stesso da qualunque lato lo si guardi: da quel momento, il regista di Oppenheimer e The Dark Knight non si è più fatto sentire.
"Si offendono e non richiamano più"
La dinamica che Cage descrive ha i tratti di una regola non scritta di Hollywood che raramente viene nominata così esplicitamente. "Si offendono e non ti richiamano più. Mi è capitato un milione di volte", ha dichiarato l'attore. La lista è lunga: oltre a Nolan, anche Woody Allen e Paul Thomas Anderson appartengono alla categoria dei registi che, dopo un no da parte di Cage, hanno smesso di cercarlo. Sono nomi che rappresentano tre decenni di cinema radicalmente diversi tra loro, accomunati dalla stessa risposta al rifiuto. Per chi lavora dall'altro lato, il messaggio è chiaro: declinare un'offerta da un certo calibro di autore non è mai senza conseguenze. Non si tratta di professionalità o di contratti: si tratta di ego, di dinamiche di potere, di quel meccanismo per cui nel cinema chi controlla il progetto tende a percepire un rifiuto come qualcosa di personale piuttosto che come una normale scelta professionale.
Il paradosso di chi dice sempre sì
C'è qualcosa di quasi paradossale nell'ammissione di Cage. Per anni la sua reputazione è stata quella di un attore capace di dire sì a quasi qualunque cosa: in oltre quarant'anni di carriera ha accumulato più di cento film, accettando ruoli che altri avrebbero rifiutato senza esitazione e seguendo una logica creativa che raramente coincide con i calcoli del marketing. Eppure, paradossalmente, sono i pochi no che ha detto a pesare di più sulla sua filmografia in termini di porte chiuse. I film che non ha fatto con Nolan, Allen e Anderson fanno parte di quel catalogo alternativo e invisibile che ogni carriera porta con sé, la lista degli incroci mancati. Cage sembra convivere con questa consapevolezza senza particolare angoscia, ma il tono della confessione al New York Times lascia filtrare qualcosa che va oltre la rassegnazione.
L'eccezione: David O. Russell
Nel racconto di Cage c'è però uno spiraglio, una sola eccezione che fa risaltare il pattern per contrasto. David O. Russell, regista di American Hustle, Silver Linings Playbook e The Fighter, è l'unico tra i grandi nomi a cui Cage ha detto no e che ha scelto di non tenerselo. "Era un buon film, mi ha offerto la parte e io ho detto no. È l'unico regista a cui ho mai detto no che è effettivamente tornato a offrirmi un altro film", ha spiegato l'attore. La specificità di quel dettaglio dice tutto. In un sistema dove le relazioni tra attori e registi spesso definiscono intere fasi di carriera, la capacità di Russell di separare il rifiuto professionale dalla dinamica personale emerge come qualcosa di raro. E il fatto che Cage lo menzioni con qualcosa che suona come gratitudine dice più sul clima generale di quanto non dica su Russell in particolare.
Cage, Spider-Noir e la sua rinascita
Nel frattempo, Nicolas Cage continua a lavorare seguendo una logica tutta sua. Spider-Noir, la serie MGM+ che lo vede nei panni di una versione noir di Spider-Man ispirata all'estetica di Humphrey Bogart e ai polizieschi degli anni Quaranta, è esattamente il tipo di progetto che definisce la sua traiettoria recente: insolito, di genere, capace di attirare un pubblico diverso da quello dei franchise convenzionali. Negli ultimi anni Cage ha attraversato quello che molti critici hanno chiamato una vera rinascita artistica, con film come Pig, Mandy e Renfield che gli hanno restituito credibilità. Il fatto che alcune porte importanti si siano chiuse lungo la strada sembra essere un prezzo che ha scelto consapevolmente di pagare. La domanda che rimane aperta è se quei rifiuti abbiano davvero cambiato la sua carriera, o se quella carriera sarebbe comunque diventata quello che è, con o senza Insomnia.