Oltre Interstellar: 3 film sci-fi sottovalutati che ti lasceranno a bocca aperta stasera
Hanno clonato Tyrone su Netflix, Possessor di Brandon Cronenberg e Concrete Utopia dalla Corea del Sud: tre film di fantascienza quasi dimenticati ma visivamente e narrativamente più audaci di quasi tutto quello che hai visto negli ultimi anni.
Il problema della fantascienza di qualità è che troppo spesso si perde nel rumore. Ogni anno escono dieci film con budget stellari, campagne marketing che invadono ogni schermo disponibile e attori di primo piano pronti a tappezzare i poster delle città. E poi, in mezzo a tutto questo, arrivano silenziosamente altri film, quelli senza il traino dei franchise, senza la spinta degli studios più potenti, e finiscono per essere visti da una piccola comunità di appassionati che li passa di mano in mano come oggetti preziosi. Interstellar, Arrival, Dune: i colossal hanno il loro posto. Ma stasera vale la pena guardare qualcosa di diverso. Tre film che la maggior parte del pubblico non ha mai visto e che potrebbero essere tra le migliori esperienze sci-fi degli ultimi anni.
Hanno clonato Tyrone (2023)
John Boyega, dopo la saga di Star Wars, sceglie un film completamente diverso da qualsiasi cosa ci si aspetterebbe da lui, e funziona. Hanno clonato Tyrone è disponibile su Netflix e mescola con una disinvoltura sorprendente tre generi che non sembrano compatibili: la commedia nera, il thriller di fantascienza e l'horror sociale. Il risultato è qualcosa che assomiglia vagamente a Get Out di Jordan Peele, ma con un registro visivo e un senso dell'umorismo talmente peculiari da renderlo irriducibile a qualsiasi paragone.
La storia ruota attorno a un trio improbabile: un piccolo spacciatore di un quartiere povero, un magnaccia e una prostituta, che finiscono per imbattersi casualmente in prove di un complotto governativo che coinvolge il loro intero quartiere. Le indagini dei tre portano progressivamente in superficie qualcosa di molto più oscuro e strutturale di quanto si aspettino, in un percorso narrativo che non smette mai di sorprendere. Boyega costruisce un personaggio che esiste in quella zona grigia tra l'antieroe e il protagonista riluttante con una precisione che dimostra un talento che i film di grandi franchise non avevano avuto modo di mostrare pienamente. Il film è diretto da Juel Taylor e Tony Rettenmaier, e ha una scrittura densa di riferimenti culturali che vale da sola la visione.Possessor (2020)
Brandon Cronenberg non è il figlio di David Cronenberg che imita il padre: è un cineasta con un linguaggio proprio, ugualmente disturbante ma costruito su premesse diverse. Possessor è forse il film più perturbante di questo elenco, e anche quello che lascia il segno più a lungo dopo la fine. La premessa è semplice quanto inquietante: esiste una tecnologia che permette a degli agenti di prendere il controllo completo del corpo di altri individui e, attraverso quella persona inconsapevole, commettere omicidi mirati. È la storia di una di queste agenti, Tasya Vos, che inizia a perdere il controllo sulla propria identità man mano che le missioni si accumulano.
Cronenberg usa questa premessa non per costruire un thriller d'azione ma per esplorare qualcosa di molto più filosoficamente denso: cosa rimane di una persona quando il confine tra sé e l'altro si dissolve sistematicamente? La violenza nel film è fisica e quasi insostenibile in certi momenti, ma non è mai fine a se stessa: è il modo in cui il regista traduce sullo schermo la violenza identitaria che il personaggio subisce dall'interno. Andrea Riseborough e Christopher Abbott recitano entrambi con una precisione che richiede di essere rivista per essere pienamente compresa. Non è un film per tutti. Ma chi riesce a stare con esso fino alla fine ne porta qualcosa di difficile da dimenticare.Concrete Utopia (2022)
Dalla Corea del Sud, il paese che ha prodotto Parasite e Train to Busan, arriva un film post-apocalittico che affronta il genere da una prospettiva radicalmente diversa da quella americana. Concrete Utopia prende avvio da una catastrofe: un terremoto devastante ha distrutto quasi tutta Seoul. Rimane in piedi un solo condominio, l'Hwang Palace Apartments, e i suoi superstiti si organizzano rapidamente in una comunità autonoma, con regole, gerarchia e un leader carismatico, Young-tak (Lee Byung-hun), che emerge quasi naturalmente dal caos.
Il film non è interessato ai zombie né alle esplosioni. È interessato alla domanda politica e morale che ogni storia post-apocalittica dovrebbe porsi e che poche affrontano davvero: cosa succede alle persone quando le regole che le tenevano insieme scompaiono? La comunità dell'Hwang Palace diventa progressivamente qualcosa di più chiuso, esclusivo e violento nei confronti di chi viene definito "esterno", e la traiettoria del film è quella di un lento riconoscimento di qualcosa che il genere umano tende a non voler vedere di se stesso. Lee Byung-hun è straordinario nel costruire un personaggio che cambia senza mai sembrare incoerente. Il film ha rappresentato la Corea del Sud agli Oscar 2024 come candidato al Miglior Film Internazionale.